Aveva detto che a tempo debito avrebbe raccontato tutto: quel momento è arrivato. Barbara D'Urso ha rilasciato una lunga intervista a La Stampa, in cui ha dato risposta a quello che da tempo le veniva chiesto: ma cos'è successo con Mediaset? E perché non è più tornata in tv?
La D'Urso dirà davvero tutto in Tribunale, ma intanto ha già confermato alcune delle voci che erano circolate: a partire dal veto imposto da Mediaset sulla sua partecipazione ad altri programmi televisivi. Un divieto di avere contatti con lei, svela: "Un trattamento che solitamente si riserva ai traditori, ai vili traditori. E ovviamente ho le prove". Non solo: perché Barbara D'Urso ha anche confermato che per ben tre volte era sul punto di condurre un programma in Rai, salvo poi risolversi tutto in una bolla di sapone.
Ma partiamo dall'inizio. Lo scorso aprile, sempre su La Stampa, era uscita la notizia che la conduttrice avesse fatto causa a Mediaset per violazioni del Codice Etico Mediaset, e per il mancato corrispettivo dei diritti d’autore per i programmi firmati come autrice e per il format di sua proprietà, Live non è la d’Urso. Inoltre, la D'Urso aveva contestato l'obbligo di far approvare preventivamente tutti gli ospiti delle sue trasmissioni alle produzioni di Maria De Filippi e Silvia Toffanin. Vi era poi un post social di Qui Mediaset, account ufficiale dell'azienda, che la D'Urso aveva ritenuto lesivo della propria reputazione e per cui non aveva mai ottenuto le scuse richieste.
Ora, con questa intervista, la parola passa alla diretta interessata che, innanzitutto, svela come è finito il suo rapporto lavorativo con Mediaset: "Tutto si è interrotto improvvisamente nel 2023. Non è stata una mia decisione e, per giunta, mi è stata comunicata da terze persone: da allora non ho mai ricevuto una spiegazione né un solo messaggio da nessuno". La D'Urso, lo ricordiamo, aveva lavorato nel Biscione per 16 anni.
Oltre a non aver avuto comunicazioni ufficiali dai vertici dell'azienda, in seguito le sarebbe stato riferito anche altro: e cioè che esisteva il divieto di avere contatti con lei. Qui la conduttrice nega di aver taciuto in cambio di soldi: questo lo racconterà in Tribunale, la sede opportuna.
Qui poi, la D'Urso torna sui progetti televisivi degli ultimi tre anni: incontri, riunioni, eppure, al momento di concludere definitivamente l'accordo, ogni volta saltava tutto. L'ultimo caso, proprio durante Ballando con le Stelle, quindi pochi mesi fa: "Per più di una volta ed esattamente tre, stavo per condurre una trasmissione in prime time in Rai: ci sono state numerose riunioni con i vertici dell’azienda e il responsabile dell’intrattenimento di una grossa casa di produzione, anche durante Ballando con le stelle, quindi fino a pochi mesi fa. In questi tre anni mi erano stati prospettati due progetti editorialmente in linea con l’azienda, sui quali abbiamo lavorato tanto, e improvvisamente sparivano tutti". Nessuno perciò le avrebbe detto ufficialmente nulla.
La D'Urso puntualizza anche su Mediaset, che aveva risposto all'annuncio della causa in Tribunale, ricordando i 35 milioni di euro guadagnati; la D'Urso ha ricordato che loro e Publitalia ne hanno guadagnati molti di più, precisando che comunque la cifra non è quella.
La D'Urso infine, ha parlato anche di vendetta personale nell'ambiente: del resto, se né il pubblico né gli inserzionisti pubblicitari l'hanno rifiutata, allora rimane in piedi questa ipotesi. Si passa naturalmente a Maria De FIlippi e Silvia Toffanin, le quali secondo gli atti della causa, avrebbero controllato gli ospiti della D'Urso: "Negli atti di una causa vengono raccontati i fatti. Quelli di cui parliamo sono fatti che ho vissuto io in prima persona, e che molti altri, tra produttori, autori e ospiti dei miei programmi, hanno vissuto con me: li confermeranno quando saranno sentiti in Tribunale come testimoni". Atti per cui, assicura la conduttrice, è stata raccolta una nutrita documentazione: documenti, chat, audio e molto altro, per ricostrutie con precisione quanto accaduto.