image/svg+xml
  • Attualità
    • Politica
    • Esteri
    • Economia
    • Cronaca Nera
  • Olimpiadi
  • Lifestyle
    • Car
    • Motorcycle
    • Girls
    • Orologi
    • Turismo
    • Social
    • Food
  • Sport
  • MotoGp
  • Tennis
  • Formula 1
  • Calcio
  • Volley
  • Culture
    • Libri
    • Cinema
    • Documentari
    • Fotografia
    • Musica
    • Netflix
    • Serie tv
    • Televisione
  • Mowida
  • Cover Story
  • Attualità
    • Attualità
    • Politica
    • Esteri
    • Economia
    • Cronaca Nera
  • olimpiadi
  • Lifestyle
    • Lifestyle
    • Car
    • Motorcycle
    • girls
    • Orologi
    • Turismo
    • social
    • Food
  • Sport
  • motogp
  • tennis
  • Formula 1
  • calcio
  • Volley
  • Culture
    • Culture
    • Libri
    • Cinema
    • Documentari
    • Fotografia
    • Musica
    • Netflix
    • Serie tv
    • Televisione
  • Cover Story
  • mowida
  • Topic
Moto.it
Automoto.it
  • Chi siamo
  • Privacy

©2026 CRM S.r.l. P.Iva 11921100159

  1. Home
  2. Culture

Cari delatori di Sanremo, la verità è che non avete capito un caz*o: il Festival non è (più) solo musica, ma il nostro specchio. E se non vi piace l'immagine che restituisce, il problema è vostro

  • di Silvia Ravenda Silvia Ravenda

  • Foto di: Ansa

21 febbraio 2026

Cari delatori di Sanremo, la verità è che non avete capito un caz*o: il Festival non è (più) solo musica, ma il nostro specchio. E se non vi piace l'immagine che restituisce, il problema è vostro
Criticare Sanremo come se fosse solo il “Festival della canzone italiana” significa non aver capito che il Festival è molto altro: un redditizio evento televisivo che riflette mercato, politica e cultura. Un vero e proprio specchio del Paese: e se l’immagine che vedete vi disturba, allora forse il problema non è il Festival...

Foto di: Ansa

di Silvia Ravenda Silvia Ravenda

Ogni febbraio riemerge una figura ormai riconoscibile: il delatore professionista di Sanremo, convinto di esercitare una forma di superiorità estetica mentre si limita a occupare una posizione largamente affollata. L’indignazione pubblica diventa un gesto di appartenenza più che un atto critico, una postura identitaria che garantisce visibilità digitale e consolida microcomunità costruite attorno al disprezzo condiviso. L’operazione funziona perché è semplice, ripetibile ed a basso costo cognitivo.

Olly vince Sanremo 2025
Olly vince Sanremo 2025 Ansa

Prima di distribuire sentenze converrebbe però aggiornare la cornice analitica. Il Festival di Sanremo, infatti, non coincide ormai da decenni con l’idea romantica di “Festival della canzone italiana”, questa formula che sopravvive solo come residuo simbolico utile alla narrazione mediatica. Oggi infatti Sanremo rappresenta il più longevo e redditizio show della televisione italiana, una piattaforma industriale che regge una parte consistente della raccolta pubblicitaria Rai e mobilita un indotto economico che coinvolge discografia, management, tecnici, maestranze, hospitality, marketing territoriale e piattaforme digitali. Le cifre parlano di milioni investiti e di ritorni economici che giustificano l’attenzione spasmodica attorno all’evento, configurandolo come dispositivo strategico del servizio pubblico. Ridurlo a gara canora significa analizzare un grattacielo studiando soltanto l’intonaco. Se si accetta questa premessa, forse lo si guarda con meno isteria e con maggiore lucidità.
Chi continua a giudicarlo come se fosse soltanto il “Festival della canzone italiana” sbaglia bersaglio e finisce per criticare di fatto un oggetto che non esiste più. La musica, certo, resta un elemento centrale, perché le canzoni presentate diventano colonna sonora delle radio e delle playlist per mesi, generano hype, streaming, contratti live e rotazioni televisive, tuttavia il festival agisce come conseguenza di un sistema discografico e mediatico che da anni ha spostato l’asse verso la visibilità, la viralità e il ritorno economico immediato. Attribuire a Sanremo la responsabilità di ogni stortura dell’industria musicale italiana significa ignorare un processo strutturale che coinvolge major, piattaforme digitali e politiche culturali.
Il Festival funziona come acceleratore di carriere e moltiplicatore di streaming. I brani presentati diventano asset promozionali ad alta intensità di consumo, occupano playlist editoriali, alimentano tour, ridefiniscono il posizionamento degli artisti nel mercato. Le case discografiche selezionano con precisione chirurgica chi schierare, calibrando visibilità e rischio finanziario, perché la presenza in gara costituisce un investimento strategico. L’eventuale livellamento creativo non nasce sul palco, prende forma in un mercato che privilegia riconoscibilità immediata e performance digitale come parametri decisivi di successo.

Carlo Conti, Antonella Clerici e Gerry Scotti a Sanremo 2025
Carlo Conti, Antonella Clerici e Gerry Scotti a Sanremo 2025 Ansa

La dimensione politica attraversa l’Ariston in modo strutturale. Il Festival registra il clima culturale del Paese, ne restituisce tensioni e consolidamenti, produce un’immagine coerente con l’assetto dominante. L’attuale fase può essere letta come stagione di restaurazione con una gestione orientata al controllo dell’imprevisto e alla riduzione delle frizioni. La direzione artistica affidata a Carlo Conti si colloca in questa traiettoria, offrendo un equilibrio televisivo solido; le edizioni guidate da Amadeus avevano ampliato la permeabilità verso dinamiche contemporanee restando all’interno di un impianto consolidato. Il telaio non cambia, si modificano le gradazioni.
Il nodo più evidente riguarda l’irriconoscibilità delle canzoni. Al di là dell’esordio sanremese di Lucio Corsi della scorsa edizione, risulta complesso individuare brani recenti che abbiano sedimentato melodie memorabili o scritture capaci di resistere oltre il ciclo promozionale. La standardizzazione degli arrangiamenti e la compressione espressiva si inseriscono in un ecosistema che misura il valore in permanenza nelle classifiche digitali e in esposizione mediatica. Del resto un evento di questa portata attrae interessi economici rilevanti e tali interessi incidono sulle scelte artistiche in modo sistemico.
La musica di scarsa qualità ha sempre trovato spazio sul palco dell’Ariston. Basterebbe ricordare vittorie discusse come quella dei Jalisse nel 1997 per comprendere che la banalità strutturale e i testi mielosi non rappresentano una novità storica. Accanto a episodi dimenticabili, lo stesso festival ha ospitato momenti di intelligenza satirica e di scrittura sorprendente come ad esempio I soliti accordi di Paolo Rossi e Enzo Jannacci, arrivata sul palco poco prima dell’era berlusconiana che oggi suona quasi profetica. Nel 1996 Elio e le Storie Tese con La terra dei cachi trasformarono il festival in un laboratorio di satira musicale di massa, partendo da outsider e conquistando un secondo posto dietro Ron con Vorrei incontrarti fra cent’anni, brano che ancora oggi resta tra le vittorie più solide per costruzione melodica e coerenza autoriale. Anni dopo, entra anche il cosiddetto Indie italiano e qui vale la pena ricordare Motta e la sua Dov’è l’Italia e gli Zen Circus con L’amore è una dittatura, una scrittura priva di ritornello consolatorio e per questo legittimamente anti sanremese nella costruzione.

Lucio Corsi a Sanremo 2025
Lucio Corsi a Sanremo 2025 Ansa

Questi esempi dimostrano che il Festival di Sanremo può produrre capolavori e scivoloni nello stesso spazio scenico, perché il suo statuto è quello di contenitore nazionale capace di accogliere tutto, dalla forma più convenzionale al gesto più laterale. Chi lo attacca come se fosse il male assoluto della musica italiana trascura un elemento essenziale: il festival agisce come specchio amplificato della società che lo guarda. Se l’immagine riflessa appare povera, ripetitiva o restauratrice, la responsabilità non si esaurisce in un regolamento o in una direzione artistica, coinvolge l’orizzonte culturale in cui viviamo.
Pertanto, cari delatori, prima di brandire lo scettro dell’ortodossia musicale forse conviene capire l’oggetto che si sta colpendo. Sanremo ha a che fare con la musica nella stessa misura in cui lo streaming viene celebrato come atto filantropico per aver salvato il mondo dalla pirateria: una narrazione comoda, utile ma ovviamente parziale. È un palco che muove l’Italia intera, che produce ricavi, consenso, esposizione e che riflette con spietata precisione il clima culturale del Paese.
Se l’immagine che restituisce vi disgusta, forse il problema non è la trasmissione televisiva. Forse è lo specchio, e quando uno specchio mostra qualcosa che non piace, distruggerlo sarebbe più facile ma serve a poco; dovremmo piuttosto chiederci perché quell’immagine somiglia così tanto alla nostra realtà.

More

Abbiamo chiamato il Sanremologo per sapere il podio del Festival 2026: “Brancale, Arisa, Paradiso”. E su Pucci, Patty Pravo e Laura Pausini…

di Emiliano Raffo Emiliano Raffo

CHI LA SPUNTERA'?

Abbiamo chiamato il Sanremologo per sapere il podio del Festival 2026: “Brancale, Arisa, Paradiso”. E su Pucci, Patty Pravo e Laura Pausini…

Sanremo è il soft power della destra? Dopo la “rivoluzione” di Amadeus Carlo Conti restaura la noia nazional popolare

di Irene Natali Irene Natali

c'eravamo tanto amati

Sanremo è il soft power della destra? Dopo la “rivoluzione” di Amadeus Carlo Conti restaura la noia nazional popolare

Sì, avremmo voluto vedere Pucci a Sanremo per sentire i patetici lamenti di chi non lo apprezza e i grugniti scomposti di chi lo ama

di Emiliano Raffo Emiliano Raffo

RISATE CHE NON SEPPELLISCONO

Sì, avremmo voluto vedere Pucci a Sanremo per sentire i patetici lamenti di chi non lo apprezza e i grugniti scomposti di chi lo ama

Tag

  • Televisione
  • Musica
  • Sanremo 2026

Top Stories

  • La classifica dei libri più letti nel 2025 è una tragedia: tranne il Premio Strega non ci sono romanzi italiani (ma Cazzullo e Alberto Angela sì). Paolo Di Paolo: “Il libro dei giornalisti è diventato una specie di totem ingombrantissimo”

    di Riccardo Canaletti

    La classifica dei libri più letti nel 2025 è una tragedia: tranne il Premio Strega non ci sono romanzi italiani (ma Cazzullo e Alberto Angela sì). Paolo Di Paolo: “Il libro dei giornalisti è diventato una specie di totem ingombrantissimo”
  • Riccardo Muti asfalta i critici di Beatrice Venezi a La Fenice: “Lasciatela dirigere e poi le orchestre decideranno. Giudicarla è sgradevole”

    di Riccardo Canaletti

    Riccardo Muti asfalta i critici di Beatrice Venezi a La Fenice: “Lasciatela dirigere e poi le orchestre decideranno. Giudicarla è sgradevole”
  • Pier Silvio Berlusconi scappa dalle Olimpiadi, toglie la fiction di Gabriel Garko e piazza una turcata all'ultimo minuto: ma Canale 5 non aveva deciso di fare concorrenza alla Rai? La tv è sempre più piatta...

    di Irene Natali

    Pier Silvio Berlusconi scappa dalle Olimpiadi, toglie la fiction di Gabriel Garko e piazza una turcata all'ultimo minuto: ma Canale 5 non aveva deciso di fare concorrenza alla Rai? La tv è sempre più piatta...
  • Falsissimo, ma davvero Marina e Pier Silvio Berlusconi “hanno chiamato la Rai” per cancellare l’intervista di Corona da Giletti a Lo Stato delle cose?

    di Irene Natali

    Falsissimo, ma davvero Marina e Pier Silvio Berlusconi “hanno chiamato la Rai” per cancellare l’intervista di Corona da Giletti a Lo Stato delle cose?
  • Addio Striscia la Notizia? Dopo l'ultima puntata, possiamo dirlo: la promozione in prima serata è stata davvero il delitto perfetto di Pier Silvio Berlusconi

    di Irene Natali

    Addio Striscia la Notizia? Dopo l'ultima puntata, possiamo dirlo: la promozione in prima serata è stata davvero il delitto perfetto di Pier Silvio Berlusconi
  • Pucci rinuncia a Sanremo, ma non è lui il fascista: lo sono le risate all’olio di ricino di chi va ai suoi spettacoli. La finta comicità e il conformismo spacciato per libertà d’espressione

    di Gianni Miraglia

    Pucci rinuncia a Sanremo, ma non è lui il fascista: lo sono le risate all’olio di ricino di chi va ai suoi spettacoli. La finta comicità e il conformismo spacciato per libertà d’espressione

di Silvia Ravenda Silvia Ravenda

Foto di:

Ansa

Se sei arrivato fin qui
seguici su

  • Facebook
  • Twitter
  • Instagram
  • Newsletter
  • Instagram
  • Se hai critiche suggerimenti lamentele da fare scrivi al direttore [email protected]

Next

Riccardo Muti asfalta i critici di Beatrice Venezi a La Fenice: “Lasciatela dirigere e poi le orchestre decideranno. Giudicarla è sgradevole”

di Riccardo Canaletti

Riccardo Muti asfalta i critici di Beatrice Venezi a La Fenice: “Lasciatela dirigere e poi le orchestre decideranno. Giudicarla è sgradevole”
Next Next

Riccardo Muti asfalta i critici di Beatrice Venezi a La Fenice:...

  • Attualità
  • Lifestyle
  • Formula 1
  • MotoGP
  • Sport
  • Culture
  • Tech
  • Fashion

©2026 CRM S.r.l. P.Iva 11921100159 - Reg. Trib. di Milano n.89 in data 20/04/2021

  • Chi siamo
  • Privacy