Se la classe politica avesse un minimo di sensibilità estetica o di gusto, andrebbe a guardare quel che fanno gli scrittori e da lì partirebbero per capire i problemi del Paese. Se lo avessero fatto si sarebbero chiesti: perché Aldo Busi, uno dei più grandi scrittori italiani della nostra epoca, ha scelto di, parole sue, “tradurre” il Decameron di Boccaccio? Se non volete affrontare la questione di fronte, se vi piace, cioè, prenderla alle spalle – per essere gentili (e poco boccacceschi) – vedetela così: i motivi sono plausibilmente opposti a quelli che hanno portato la Camera dei deputati a dire no alla formazione di un comitato nazionale per festeggiare i 650 anni dalla morte dello scrittore toscano. Una scelta non troppo sofferta a dire il vero, visto che risulta difficile immaginare i nostri deputati intenti a consumarsi la vista sull’italiano del Trecento.

Epperò, potremmo dire, sono anche giustificati perché affetti, evidentemente, da miopia. Lo stesso non può dirsi per gli americani, che sul Decameron fanno una serie di successo e generalmente apprezzata per Netflix. Noi non festeggiamo la data obituaria, la più importante per una persona del Medioevo, di uno di quei tre quattro scrittori che si devono studiare in Italia: non “si possono studiare”… si devono. Dante, Petrarca, Boccaccio e Manzoni. Anche l’Accademia della Crusca si scalda: “Il Consiglio direttivo dell’Accademia della Crusca esprime stupore e rammarico per la mancata costituzione (la cui richiesta era stata sostenuta dalla stessa Crusca) di un Comitato Nazionale per le celebrazioni del 650° anniversario della morte di Giovanni Boccaccio e si augura che il Ministro della Cultura, dopo l’approvazione di uno specifico ordine del giorno al Senato, vi ponga rimedio”. E in effetti il ministro Giuli, che ha dato prova di essere incline a forme parallele di tradizionalismo, diverse da quelle tracciate dai suoi colleghi cattolici, potrebbe porvi rimedio. Ha qualche mese di tempo per cambiare le cose e poi entro dicembre regalarci una celebrazione degna di un autore che la politica non ha mai capito, poiché gli autori sono sempre squisitamente impolitici, disobbedienti, fanno politica in modo diverso: uno di questi? Ridendo dell’indifferenza della politica istituzionale. E ora si sente ridere anche Boccaccio.
