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La benedizione

Ci mancava il certificato di antifascismo a Più Libri Più Liberi: la cultura italiana è gestita dai doganieri del pensiero corretto

Riccardo Canaletti

14 giugno 2026

Una certificazione di antifascismo. Gli intellettuali e le istituzioni culturali in Italia sono così geniali che non hanno trovato un’idea migliore per combattere il fascismo che imporre agli editori che parteciperanno a Più Libri Più Liberi di autocertificarsi come tali A parte che uno può sempre mentire, autocrrtificarsi e andare lo stesso. Ma la cosa ridicola è che dal mondo della cultura arrivi l’ennesimo tentativo di irreggimentare le idee. E lo fanno nel modo più ridicolo possibile, invocando persino la libertà di espressione (cioè quell che loro stanno calpestando). Ecco il punto a cui siamo arrivati. Viva l’antifascismo, ma quello serio

Ecco come gli intellettualoni pensano di combattere il fascismo. Loro, che sono quelli che hanno studiato, si sono spremuti il cervello e hanno partorito questa roba qui. 

Quest’anno se gli editori vorranno partecipare alla Fiera dell’editoria indipendente Più Libri Più Liberi dovranno firmare una “certificazione di antifascismo”. Una dichiarazione in cui diranno di “riconoscere e condividere i valori antifascisti alla base dell'ordinamento democratico della Costituzione italiana”. 

Siamo alla follia. Alla follia pura. E non perché uno non debba essere antifascista. Attenzione: il fascismo fa schifo, è un crimine. E in una società evoluta un crimine non va tollerato. Nessun crimine però! 

Più libri più liberi è un evento che riceve soldi pubblici, quindi in parte è pagato da tutti. E il problema non è discriminare i fasci, figuratevi, ma la solita ipocrisia della corte di intellettuali italiana, la solita idiozia politica. 

Dove sono le certificazioni per dichiararsi, che so, antiterroristi, antistupratori, antiladri, antiassassini e così via? Cos’è, questi valori, di legalità, di fiducia reciproca, di convivenza, non sono “alla base dell’ordinamento democratico della Costituzione italiana”? 

Ve lo avevo detto qualche giorno fa, parlando del caso di Erri De Luca al Festival di Salerno. La cultura è in mano ai tanti sergenti Garcia piegati alle mode forcaiole del momento. 

Chi glielo spiega all’Aie, ai curatori eccetera eccetera che dentro a quell’evento ci saranno editori che pubblicano ex terroristi rossi, bombaroli e svariati altri nemici della Repubblica? E non solo di questa Repubblica, ma dell’umanità. 

La cosa ridicola, sentite bene, è che si chiede, con questa certificazione, di “rispettare i principi di libertà di pensiero e di stampa, di tutela della dignità umana e di libertà della persona senza alcuna distinzione per ragioni di etnia, colore, sesso, lingua, religione, opinione politica o altro”.

Rispettare i principi di libertà di pensiero e di stampa con una certificazione che mira a escludere chi non è disposto a dichiarazioni ogni tre secondi antifascista.

Criticare queste scelte militari, questi atteggiamenti marziali, degli intellettuali in divisa, non significa essere fascisti, significa rifiutare la cultura con le mostrine e le spillette, la cultura fatta nei recinti. In breve: la cultura delle pecore.

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