Ogni storia ha sempre almeno due versioni. Prendiamo ad esempio l'ultima notizia che ci è arrivata via reel di Instagram: Giorgia Meloni ospite di Pulp Podcast, in uscita giovedì 19 marzo. Da un lato è il colpaccio di Fedez e Mr. Marra, diventati in rete argomento di dibattito quasi più della loro ospite; dall'altro è l'incredulità di gente come Bruno Vespa o, l'ultimo in ordine di tempo, Nicola Porro, che con la Meloni si sono intrattenuti tante volte, eppure tutta quest' attenzione non ce l'hanno mai avuta. Da un lato è la rottamazione della tv, superata a destra da YouTube; dall'altro è la consapevolezza che, più banalmente, bisogna inseguire il pubblico dove sai di trovarlo. E se quando ti siedi da Vespa, sai che dall'altra parte dello schermo ci trovi babbi e nonni, sai che quando ti infili le cuffie, lì ci trovi figli e nipoti: tutti voti che poi, al conteggio finale, contano alla stessa maniera. Uno vale uno, citando vecchie allucinazioni collettive di questo Paese.
Ecco allora che arriva il reel che anticipa la puntata, con montaggio che promette che nulla verrà risparmiato: domande incrociate dei due conduttori, una dietro l'altra, e al centro, alla fine del video, l'arcano si svela. L'ospite è lei, Giorgia Meloni: il nome che nessuno si sarebbe aspettato.
La notizia l'aveva già spifferata in mattinata Il Fatto Quotidiano, in un articolo a firma di Marco Lillo e Giacomo Salvini: i due giornalisti avevano definito la presenza della Meloni al podcast come "arma della disperazione", nel tentativo di battere il no che, nei sondaggi, aveva superato il si. Per riuscirci dunque, il Presidente del Consiglio avrebbe registrato la puntata già domenica: il rilascio giovedì, a soli tre giorni dal referendum, avrebbe infatti assicurato viralità alla presenza della Meloni. Cosa che, in effetti, sta già succedendo anche solo con l'ufficializzazione da parte dei diretti interessati.
Qualcuno si chiede ironicamente come mai la Meloni abbia scelto proprio il podcast di Fedez, ricordando vacanze su yacht politicamente vicini e mancanza di conferenze stampa. Ma lasciamo da parte le dietrologie e atteniamoci ai fatti: i fatti sono che per la prima volta, il Presidente del Consiglio ha scelto un podcast per la campagna referendaria, di fatto sancendo che quel canale alternativo che era YouTube, ora è diventato parte del sistema. Il palazzo entra ufficialmente nel web, andando in cerca di tutto quel pubblico che frequenta lidi non televisivi: cioè i più giovani, che è più facile abbiano sentito parlare di Fedez anziché di Bruno Vespa. Quelli che i contenuti li fruiscono per segmenti, per reel virali e la liturgia televisiva non sanno nemmeno cosa sia.
Chissà che a far guardare ai canali YouTube sotto una nuova luce, non sia stato l'effetto generato dai video di Corona che, con tutte le dovute differenze, hanno dimostrato che potenza di fuoco possano avere contenuti di questo genere.
Lo staff della Meloni lo ha capito, o almeno ha guardato come si svolgono le campagne oltreoceano, dove l'apporto dei podcaster e degli influencer è stato decisivo per la vittoria di Trump. Per far tacere gli scettici, Fedez e Mr. Marra intanto hanno pubblicato le mail inviate a Elly Schlein e Giuseppe Conte: la prima ha declinato l'invito, mentre il secondo non ha mai risposto. Intanto, dopo parecchio tempo in cui non diventava più notizia, si sta parlando di nuovo anche di Fedez.
A questo punto, non rimane che attendere il rilascio della puntata per scoprire cosa è stato detto, se Fedez è ancora uno dei "comunisti col Rolex" oppure gli sono rimasti addosso solo i Rolex e il titolo di un vecchio album. Ma nel frattempo, obiettivo raggiunto: per tutti.