I vecchi hanno rotto il caz*o: non ha detto proprio così, am poco c'è mancato. Julio Velasco, commissario tecnico e allenatore della nazionale di pallavolo femminile,è stato ospite l Basement di Gianluca Gazzoli: qui il mister che tutto ha vinto, ha parlato proprio del nostro Paese e di come essere giovani sia visto come un difetto, anziché un punto a favore. Un discorso che si potrebbe espandere a tutta la società, ma che vale anche dove sembra ancora più assurdo: lo sport. Cioè proprio dove la giovane età è un valore, e spetta poi all'allenatore formare la persona e renderla uno sportivo migliore.
Un rapporto complicato, quello tra lo sport italiano e i giovani. Perché, e Velasco lo spiega parlando di calcio, se un giocatore giovane commette un errore in un momento decisivo della partita, lo fa perché non è abbastanza maturo; se invece lo stesso errore, come il famoso rigore di Baggio sopra la traversa ai mondiali del '94, lo compie un giocatore esperto, sono cose che capitano. Vuoi forse mettere in dubbio il piede di un campione come Baggio? Ecco, appunto.
Ma il discorso si amplia. Un giocatore come Lamine Yamal ad esempio, in Italia probabilmente non avrebbe giocato a 16 anni come, invece, gli è successo col Barcellona: questo perché al primo errore, l'allenatore si sarebbe ritrovato sommerso di critiche per avergli lasciato tanto spazio in campo. Un errore del ragazzo non gli sarebbe stato perdonato. Ma, sottolinea Velasco, non è che Yamal non sbagli oppure non gli prendano mai la palla quando dribbla: sicuramente ora succede meno rispetto a due anni fa, quando ha esordito col Barca, ma se appena gli rubano la palla parte il coro di "Eh, ma come si fa a mettere un ragazzo qua?", allora l'allenatore fa molta fatica a far crescere i suoi giocatori.
In una società che guarda con tanto sospetto ai giovani, di conseguenza, anche gli allenatori si trovano in difficoltà, perché sanno che ogni errore verrà criticato. Questo avviene non solo nel calcio, ma anche nella pallavolo: eppure gli allenatori sono tali proprio per affinare il talento e la tecnica dei cosiddetti "diamanti grezzi".
"Sento dire spesso di un calciatore che è bravo di testa, calcia bene, però è giovane. Come un difetto", racconta: essere giovani invece è una virtù, non è un difetto. Per lo sport semmai, un difetto è essere vecchio: si dovrebbe dore che "Quel calciatore è bravo, però ha 35 anni" e non il contrario.
Del resto, siamo la società più vecchia del mondo dopo il Giappone, e questo vorrà pur dire qualcosa, ironizza Velasco che è argentino ma gli italiani li capisce benissimo.