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Siamo stati al concerto di Lucio Corsi, all'Ippodromo di Milano, ma com'è stato? L'eccezione che conferma la regola: la buona musica spazza via quella cattiva. E rilancia col tour europeo e nei palazzetti...

  • di Gianmarco Aimi Gianmarco Aimi

  • Foto di: Francesco Prandoni

8 settembre 2025

Siamo stati al concerto di Lucio Corsi, all'Ippodromo di Milano, ma com'è stato? L'eccezione che conferma la regola: la buona musica spazza via quella cattiva. E rilancia col tour europeo e nei palazzetti...
All’Ippodromo di Milano ha chiuso un tour di trenta date con una scaletta che attraversa tutta la sua carriera. E mentre la Luna si tingeva di rosso per l’eclissi, Corsi dimostrava che la musica non ha bisogno di algoritmi per restare

Foto di: Francesco Prandoni

di Gianmarco Aimi Gianmarco Aimi

C’è una eclissi che non sembra volerne sapere di passare, ed è quella della musica costruita a tavolino per i numeri. Quella che dura un’estate (questa, per fortuna, senza tormentoni), che si gonfia di stream e poi sparisce come la Luna ieri sera dietro l’ombra della Terra. E poi c’è Lucio Corsi, che all’Ippodromo di Milano ha chiuso il suo tour con la naturalezza di chi non ha mai inseguito algoritmi, ma solo le belle canzoni. Trenta concerti in pochi mesi, un ultimo atto con scenografia extra-large - le casse giganti e il batterista sospeso nel mezzo - e una scaletta che abbraccia l’intera parabola di una carriera finora senza troppi compromessi, dal naturalismo di Bestiario musicale (2017) passando per astronavi glam che approdano a Sanremo con Volevo essere un duro (2025). In mezzo ci sono Freccia Bianca, Amico vola via, Cosa faremo da grandi? (2020), le visioni glitterate di La gente che sogna (2023) e certe ispirate derive notturne. Più le cover di Randy Newman e Ac/Dc, perché per Lucio il gioco è mischiare favola e rock, poesia e risata.

Il concerto di Lucio Corsi all'Ippodromo di Milano
Il concerto di Lucio Corsi all'Ippodromo di Milano foto di Francesco Prandoni

Sul palco con lui una vera e propria famiglia musicale: i fedelissimi Iacopo Nieri, Giulio Grillo, Filippo Scandroglio, Marco Ronconi, Filippo Caretti e Carlo Maria Toller, a cui per l’occasione si sono aggiunti coriste, fiati, percussioni, e i compagni-amici-mentori Tommaso Ottomano e Francis Delacroix. Un piccolo circo freak, che sa far scatenare le folle e anche riflettere su temi universali. Ma non è finita qui. Perché ora arriveranno i palazzetti: nel 2026, dopo il primo tour europeo nei club, Corsi si presenterà a Firenze, Roma e Milano con il suo spettacolo. Non per riempire caselle, ma per continuare a provare a fare quello che ha sempre fatto: scrivere canzoni che restano. Perché Lucio Corsi sembra proprio l’eccezione che conferma la regola: se la buona musica arriva veramente alla gente, quella costruita a tavolino soltanto per le classifiche si spegne magicamente da sola. Come la Luna rossa di ieri sera, che in qualche ora si è eclissata lasciando spazio a un’altra luce: quella di chi riesce a trasformare un concerto in un sogno collettivo.

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Foto di:

Francesco Prandoni

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