Per l’intellighenzia, di là su Rai Tre c’è Geppi Cucciari: Pio e Amedeo conoscono le critiche, perciò lo rivendicano subito e marcano il terreno. Se qualcuno vuole l’impegno, vada altrove: su Rai Tre appunto, perché Stanno Tutti Invitati è un’altra cosa. Del resto, qualche anno fa, in un’intervista a Repubblica, la coppia rimandò al mittente le accuse: “Ma quale volgarità, siamo solo qualunquisti”, virgolettava la testata nel titolo. Ecco qua, allora: l’unica possibile recensione a un loro show, Pio e Amedeo se l’erano già fatta per conto proprio nel 2019. In effetti, tanto basterebbe per parlare di Stanno Tutti Invitati, programma in prima serata che Canale 5 ha offerto alla coppia per celebrare i 25 anni di carriera.
Non che per Pio e Amedeo sia una novità, al di là del pretesto narrativo usato per tornre in scena: i due ex scrocconi in pelliccia e ciabatte infatti, si erano già infilati la giacca per due edizioni di Felicissima Sera tra il 2021 e il 2023.
Visto il riscontro positivo del pubblico dunque, Pier Silvio Berlusconi è tornato all’attacco. Portando di nuovo a casa un 20% di share e 2milioni 620mila telespettatori in valori assoluti, anche grazie a una Rai 1 fondamentalmente spenta con un film, Qualcosa di lilla, sì su un tema importante come quello dei disturbi alimentari, ma di scarso appeal per il grande pubblico. Sia perché promosso al minimo, che perché mancante di un cast con il nome che possa attirare i telespettatori.
Così, visto che “Stanno tutti invitati”, i telespettatori se ne sono andati in esplorazione dalle parti di Mediaset. E cos’hanno trovato di là, nella landa che una volta era il regno di “Sua Emittenza”? Taratatà, almeno nella prima parte: Baglioni, Bonolis, Annalisa per aprire, poi Massimo Ranieri, Luca Argentero e Cristina D’Avena.
Di nuovo Friends&Partners alla produzione insieme a Mediaset, di nuovo la ChorusLife Arena di Bergamo, gli ospiti entrati in sequenza uno dietro l’altro, oltretutto a poca distanza dalla messa in onda dello show musicale condotto da Bonolis: dopo appena un paio di mesi, l’effetto di “già visto” si è fatto sentire.
Gli ospiti, dicevamo: tanti, per rendere la serata un varietà degno di essere visto. Invece, se uno apprezza il genere, Pio e Amedeo funzionano quando tornano alle origini: cioè quando ingozzano il perfettino Argentero di cibo, quando orchestrano le domande dei bambini per Paolo Bonolis interessandosi di soldi e fatture, quando piazzano i venditori di rose tra il pubblico mentre Ranieri canta Rose Rosse, oppure quando s’inventano il talent show per cantanti neomelodici.
Se proprio Pio e Amedeo devono essere, se Canale 5 vuole immaginare i suoi Fiorello per il varietà e non trova di meglio, che almeno siano Pio e Amedeo senza freni. Dove sono invece quelle ardite intemerate di un tempo? Il monologo sulle parole che feriscono solo se tu glielo permetti anziché farti una risata, l’utilizzo di termini ritenuti controversi un tanto al chilo, la voglia di essere “politicamente scorretti”. Alla prima di Stanno Tutti Invitati Pio e Amedeo, pur con tutto il loro mestiere da palco, si sono prodotti in un monologo sulle differenze tra essere bambini oggi e ai loro tempi, per poi continuare sui cartoni pieni di dramma che guardavamo: esattamente come un qualsiasi post o video diventato virale nei social, e nemmeno recentemente. Se banalità dobbiamo avere, che almeno sia nella vera natura dei due: quel lato "cafonal" che tanto ostentano, e che poi è il motivo del loro successo. Del resto, se uno volesse uno show diverso, c'è Geppi su Rai Tre.