Il teatro simbolo della Rai, quello che ogni sera Stefano De Martino ricorda come la “casa di Pippo Baudo” ad Affari Tuoi, ora è in vendita.
Il Teatro delle Vittorie di Roma infatti, nato durante la seconda guerra mondiale e acquisito dalla Rai a fine anni ’50, è studio televisivo dal 1961: qui sono andate in scena trasmissioni che non solo fanno parte della nostra storia, ma che sono entrate nell' immaginario collettivo degli italiani. Canzonissima, Studio Uno, Rischiatutto, Milleluci, Fantastico, fino ai più recenti Soliti Ignoti e, appunto, Affari Tuoi: negli studi di via Col di Lana si è fatta la storia della nostra tv. Questo pezzo di cultura del nostro Paese, è adesso in vendita per via dei costi di gestione divenuti non più sostenibili: e per Affari Tuoi, è già pronto il trasloco a Milano per settembre.
Renzo Arbore prima, poi Fiorello che ne ha raccolto l'appello, si sono mobilitati per salvarne la gestione: Arbore ne aveva parlato in un'intervista a Il Messaggero, definendo avvilente la vendita, e auspicando che Fiorello potesse mobilitarsi per la sua salvaguardia, in quanto ultimo showman del piccolo schermo. Detto, fatto: insieme a Fabrizio Biggio, ecco Fiorello davanti al teatro ad attaccare cartelli in segno di protesta per poi, durante La Pennicanza, rivolgere un appello ai colleghi e inviare un vocale a Giuli proponendogli di acquistarlo. Il Ministro della Cultura ha riposto che il ministero potrebbe valutare un intervento, magari trasformando il teatro in una sede per un’orchestra sinfonica guidata da Beatrice Venezi, ironizzando sul suo licenziamento dalla direzione musicale del Teatro La Fenice.
In una nota Rai, le ragioni di questa scelta sono state motivate in una comunicazione ufficiale come "costi di gestione eccessivi e non più sostenibili in virtù della obsolescenza della struttura, delle problematiche di carattere tecnico e impiantistico, dei vincoli e delle limitazioni imposti dal fatto che si trova all’interno di un condominio, e dei problemi di impermeabilizzazione e la conseguente esiguità dei programmi che vi vengono realizzati". Per questo motivo, la vendita era stata già deliberata dal Comitato di Amministrazione nel luglio 2022. L'obiettivo della Rai, prosegue dunque la nota, non è quello di cancellare la propria storia, ma quello di "declinarla al futuro" razionalizzando le proprie strutture così da renderle più adatte alle esigenze di un broadcastar moderno.
Con Fiorello che ha puntato l'attenzione sulla vendita, il Teatro delle Vittorie è finito al centro della polemica; intanto, in Commissione di Vigilanza, il Partito Democratico ha presentato un'interrogazione all'amministratore delegato. Polemiche che evidentemente non sono piaciute all'amministratore delegato Giampaolo Rossi che, in un'intervista al Sole 24 Ore, ha dichiarato di aver trovato il dibattito surreale. Di più: "Dal Teatro delle Vittorie al teatrino della retorica il confine è stato molto labile". "Nessuno nega il valore affettivo - ha detto ancora l'ad - e storico del luogo. Ma è un teatro degli anni Quaranta, dentro un condominio, acquistato negli anni Sessanta e trasformato in studio televisivo. Tenerlo significherebbe spendere 14 milioni: 7 per ristrutturarlo e 7 per la mancata vendita"
Un "no" a cui Fiorello ha risposto di nuovo, ancora in difesa di quel Teatro la cui vendita aveva definito un "crimine contro la storia dello spettacolo italiano". A questo punto, lo show man ha risposto direttamente all'accusa di retorica: la Rai ha i conti in mano, ma possibile non ci sia altra soluzione? A questo punto, sempre durante il suo programma radiofonico, ha affondato: se la Rai vuole essere davvero una media company, allora dovrebbe farlo anche nei contenuti. A cominciare proprio da lui: "Siamo vecchissimi! Se vogliamo diventare 'media company' dobbiamo cambiare. Ad esempio, dovreste cacciare in primis me, sono vecchio! Io, Milly Carlucci, a casa, via! Ballando con le Stelle, Sanremo, L'Eredità: basta! Affari Tuoi? Basta, ancora apriamo pacchi di cartone? Idee nuove, intelligenza artificiale, robot, questa deve essere la Rai!”.
Proposta: e se alla fine, il Teatro provasse ad acquistarlo lui?