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22 luglio 2024

Perché paghiamo un anno prima per i concerti di Vasco, Ultimo e Elodie? E che succede se la data non è sold out? Chi ci guadagna?

  • di Maria Francesca Troisi Maria Francesca Troisi

22 luglio 2024

Perché dobbiamo sborsare i soldi per i biglietti dei concerti di Vasco, Mengoni, Ultimo, Elodie e altri artisti oltre un anno prima? E perché, nonostante il pagamento anticipato, non possiamo beneficiare di uno sconto come avviene per le prenotazioni anticipate di treni o vacanze? Chi trae vantaggio da questa prassi e quali sono le conseguenze nel caso in cui uno degli artisti non riesca a vendere tutti i biglietti per la data stabilita? Ecco tutte le risposte alle vostre domande
Perché paghiamo un anno prima per i concerti di Vasco, Ultimo e Elodie? E che succede se la data non è sold out? Chi ci guadagna?

Avete già fatto programmi per il 13 luglio 2025? No? Questo è un problema, perché al giorno d’oggi, per assistere a un concerto, bisogna decidersi con molti mesi di anticipo, a volte addirittura un anno e mezzo prima. Non importa se, tra un anno, preferireste fare una vacanza o se il cantante o gruppo che ora adorate non vi piacerà più. Il 13 luglio 2025, potreste ritrovarvi costretti a partecipare a un concerto prenotato con largo anticipo, anche se vorreste fare tutt'altro. Questa prassi delle vendite anticipate sta diventando ridicola. E se in passato era riservata a eventi eccezionali e imperdibili, oggi è la norma decidere con così tanto anticipo quale concerto vedere. 

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Un post condiviso da Vasco Rossi (@vascorossi)

Se volete assistere a un concerto di Vasco, Elodie, Marco Mengoni, Ultimo e altri nell'estate del 2025, potete già acquistare i biglietti da settimane, se non mesi. I biglietti sono già disponibili, e ce n’è per tutti i gusti. Pensate che bello: compriamo subito il biglietto e poi aspettiamo un anno o più. E li paghiamo a prezzi sempre più alti, con costi aggiuntivi sempre più onerosi. Ma perché siamo arrivati a questo punto? Partiamo da un dato imprescindibile: i dischi fisici non si vendono più, e le piattaforme digitali offrono guadagni miseri, pochi millesimi di centesimo di euro per ogni download. Anche con un miliardo di streaming, senza salire sul palco e suonare ovunque possibile, i conti restano in rosso.

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Un post condiviso da Elodie (@elodie)

Ma se pago in anticipo il biglietto del concerto, non dovrei pagarlo di meno? Perché non posso beneficiare degli stessi sconti che ottengo prenotando un treno o una vacanza in anticipo? La risposta è semplice: un concerto, specialmente negli stadi o in altri grandi spazi, comporta spese altissime. Quindi, prima ancora di esibirsi, un artista e il suo staff hanno già speso quanto avrebbero guadagnato dalla vendita dei biglietti. Ma chi anticipa questi soldi? La risposta è semplice: le agenzie live, quelle che negli ultimi anni hanno visto crescere sensibilmente i loro profitti. Quando anticipano così tanti soldi, obbligano però gli artisti a suonare ovunque, ai costi che impongono loro. E l'artista, desideroso di spuntare la casella “stadio fatto”, “palazzetto fatto”, accetta anche se non può permetterselo. 

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Un post condiviso da Ultimo (@ultimopeterpan)

Se la data non si riempie, c'è sempre qualche escamotage: un problema tecnico-organizzativo dell'ultimo minuto, e la data viene annullata. Il management è consapevole di tutto questo, e l'artista chiude un occhio, anzi, tutti e due. Ma tu, consumatore, che spendi i tuoi soldi per i biglietti e non sai se tra un anno tua sorella si sposerà (in estate, perché amici e parenti sembrano programmati per rovinarti le vacanze), chi te lo fa fare di spendere ora? Sapendo che, a ridosso dell'evento, potresti trovare online lo stesso biglietto? Non ci credi? Pensa a Taylor Swift, sold out a San Siro in pochi minuti, eppure il giorno stesso dell'evento Ticketone ha messo in vendita una discreta quantità di ticket.

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