RJ Mitte è morto a 34 anni. Lo ha annunciato il suo agente, Sean Reilly: «È con profonda tristezza che annunciamo la tragica scomparsa di RJ Mitte». La causa non è stata resa nota, e va detto subito: non sappiamo come sia morto e questo pezzo non prova a indovinarlo. Ma i titoli di stamattina dicono già molto. In tutto il mondo, a tredici anni dalla fine della serie, la notizia è la stessa: è morto il figlio di Walter White.
Per cinque stagioni, dal 2008 al 2013, è stato Walter White Jr., il ragazzo che a un certo punto pretende di farsi chiamare Flynn. Era il personaggio più innocente di Breaking Bad, l'unico che fino alla fine non sa niente. Fa colazione, prende in giro il padre, si fida. È il motivo per cui Walter dice di fare tutto, ed è quello che alla fine lo respinge con più violenza. Come il suo personaggio, Mitte aveva una paralisi cerebrale, più lieve: per la parte aveva dovuto imparare a camminare con le stampelle e rallentare il modo di parlare. È stato uno dei primi attori con disabilità ad avere un ruolo fisso in una serie di quella portata, e per molti ragazzi che non si erano mai visti in tv se non come macchiette è stato importante.
Poi la serie è finita, e Flynn è rimasto. Dopo Breaking Bad Mitte ha lavorato, ma lontano dai riflettori: un ruolo in Switched at Birth, la serie The Guardians of Justice, film come The Recall e The Oak Room. Niente che si avvicinasse anche solo lontanamente a quello che era stato. Non è una colpa sua, ed è proprio questo il punto. È la regola non scritta di un'industria che quando ti trova il ruolo giusto da ragazzo, ti ci chiude dentro.
Succede a tutti, ma ai ragazzi succede peggio. Un attore adulto che sbanca con un personaggio ha almeno un passato da cui ripartire. Bryan Cranston, il padre di Flynn, prima di diventare Heisenberg era "il papà di Malcolm", e prima ancora un caratterista che aveva fatto di tutto: per lui Breaking Bad è stata una seconda vita. Per chi entra in quel mondo a quindici anni, invece, il personaggio diventa la prima vita. Il pubblico ti vede crescere dentro quel ruolo, i casting director ti vedono solo lì, e quando provi a uscirne sei già "quello di". Macaulay Culkin è rimasto per sempre il bambino di Mamma ho perso l'aereo. Mara Wilson, la Matilda del film, ha raccontato più volte cosa significa smettere di essere carina per Hollywood quando diventi adolescente. Jake Lloyd, il piccolo Anakin di Star Wars, ha lasciato il cinema dopo anni di prese in giro, e la sua famiglia ha poi raccontato i suoi problemi di salute mentale. Sono storie diverse, con esiti diversi. Ma hanno in comune la stessa sequenza: successo enorme e precoce, un'identità decisa da altri, poi il vuoto.
E c'è una fatica che nessuno vede, quella di entrare. Mitte non era un figlio d'arte. Era un ragazzo del Sud degli Stati Uniti con una disabilità, che ha trovato la porta aperta grazie a un personaggio scritto per qualcuno come lui. Per chi parte da lì, ogni provino successivo è più stretto: i ruoli per attori con disabilità sono pochi, e spesso vanno ad attori che la disabilità la recitano. È il paradosso di quella che oggi chiamiamo rappresentazione. L'industria applaude chi rompe la barriera, poi non sa cosa fargli fare dopo.
Mitte, almeno, aveva capito come uscirne a modo suo. Invece di inseguire un altro Flynn, ha usato la notorietà di Flynn per altro: ambasciatore di United Cerebral Palsy e degli Shriners Children's, una fondazione con il suo nome, la Mitte Foundation, per finanziare progetti benefici. Ha trasformato la gabbia in un megafono. È più di quanto riesca a fare la maggior parte degli ex ragazzi prodigio. Ecco perché questa morte fa più male di altre. Non per quello che non sappiamo, ma per quello che sappiamo già. Ci sentiamo vecchi, come quando è morta Dolly Parton e ci siamo accorti di quante serie della nostra adolescenza portassero la sua firma. Riguardiamo Breaking Bad e la troviamo ancora il metro con cui misuriamo tutte le serie che oggi vi consigliamo di vedere. E intanto le piattaforme continuano a cercare il prossimo adolescente da trasformare in fenomeno, come succede oggi con i reality che bruciano volti nuovi a ogni stagione, senza chiedersi cosa resterà di loro quando la serie finisce.