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She-Hulk è la serie peggiore dell'anno: ecco perché è giunta l'ora del #SerialShaming

  • di Grazia Sambruna Grazia Sambruna

16 ottobre 2022

She-Hulk è la serie peggiore dell'anno: ecco perché è giunta l'ora del #SerialShaming
È dolorosamente giunta al termine su Disney Plus la serie Marvel con protagonista Tatiana Maslany nei panni dell'energumena verde cugina di Hulk. Ogni episodio, un disastro. Tra empowerment femminile un tanto al chilo, piccoli problemi di supercuore e devastazione della quarta parete, la serie non è comedy, non è action. E, quel che è peggio, non sembra nemmeno sapere quello che è: una chiavica. È giunta l'ora del #SerialShaming

di Grazia Sambruna Grazia Sambruna

Infiltrarsi in un gruppo di Incel. E abbracciarli tutti, uno per uno. Perfino questo fa capolino tra i primi pensieri che si inerpicano fino al cervelletto dello spettatore durante i titoli i coda del nono e fortunatamente ultimo episodio di She-Hulk, la serie peggiore dell'anno. In assoluto. Se, come vi auguriamo, ve la siete persa, continuate così. Leggerete che è una "comedy", che si tratta di un progetto "metateleviso". Non fidatevi. Del resto, da sempre ci sono infiniti modi per imbellettare l'abisso e dipingerlo meno terrificante di quel che è. Voto zero a dialoghi, sceneggiatura e intenzioni, ecco perché le sciape avventure dell'energumena verde fluo possono essere serenamente considerate la sòla seriale di questo già mesto 2022. 

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Ma quanto è tosta She-Hulk? Pochissimo al di fuori del battage pubblicitario che ha intossicato la serie ancora prima dell'esordio. Dipinta come una sorta di Xena coi superpoteri, la protagonista Jennifer Walters è nei fatti moderna Bridget Jones: grazie a un budget smisurato, può godere di tutta la (pessima) cgi possibile per illustrarci, di episodio in episodio, quanto le pesino i suoi piccoli problemi di cuore. Su scala oraria. Ogni tanto solleva una macchina a mani nude, può capitarle di fare un salto in aula per difendere qualche super come lei (di lavoro farebbe l'avvocato, ma a cavillare la vediamo pochissimo). Perché soprattutto frigna. 

Indipendente ed empowering sulla carta, nella pratica si svela essere il più classico e tristanzuolo cliché della trentenne che, nonostante gli sforzi e il fatto che non abbia "un bel paio di cesoie in mezzo alle cosce", non riesce a trovare l'anima gemella. E non la trova per un semplice fatto: gli uomini sono cattivi. Pardon, tossici. Tutti, indiscrimanatamente. All'interno della serie, non c'è un personaggio maschile che abbia avuto in dono da madre natura un briciolo di spina dorsale. Quindi lei subisce: #ghosting, #revengeporn, #patriarcato, #mansplaining, #bodyshaming e tutto ciò che potreste trovare, lato hashtag, scorrendo il profilo Instagram di una quindicenne dai capelli turchini. Da commedia a insostenibile farsa, il passo è brevissimo. Basta una singola view per avere l'impression che questa sceneggiatura sia stata scritta andando a pigra caccia di cliché trend sui social. Ed è un peccato. Per quanto urticante. 

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She-Hulk mostra che una donna, dovesse pure ottenere incredibili superpoteri, avrà sempre il sogno principe di portare il fidanzato a casa per fargli conoscere i genitori ed esporlo al fuoco incrociato di domande sibilline su fiori d'arancio possibili. Sarà un po' poco? Lo è. Soprattutto per una serie che si dichiara smaccatamente "femminista" fin dalla prima puntata. Quando la cosa più #girlpower che poi ci ha effettivamente regalato è un orrendo twerrking fuori scala con la popstar Megan Thee Stallion in una scena post-credit che non lascerà presto gli incubi di noi tutti. 

Esattamente quanto la rottura della quarta parte. Una vera e propria devastazione: "Sta stronza guarda in macchina!", esclamerebbe il mitologico Renè Ferretti di Boris. Ma qui del "guardare in macchina" è stato fatto virtuosisimo. Il personaggio di She-Hulk si rivolge più spesso al pubblico che agli attori in scena con lei, eruttando ammiccamenti, frasi complici e soprattutto pipponi esplicativi della scena che stiamo vedendo (o per vedere) del tutto non necessari. Il picco di tale malcostume si raggiunge nell'episodio finale in cui la nostra, in un insperato momento di lucidità metateleviva, irrompe nella writing room degli autori della serie e, furiosa, domanda: "Ma che finale schifoso avete scritto?". Non abbiamo dubbi che questa scena sia avvenuta realmente, anzi si sia ripetuta più volte quando la povera Maslany, attrice comunque sopraffina nonostante le meste contingenze in cui si è trovata qui invischiata, ha dato una letta alla sceneggiatura. Il backstage di questa sòla sarebbe l'unico reality che seguiremmo più che volentieri. 

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Tempo perso. Poco da parte degli sceneggiatori, moltissimo lato telespettatori. Esigue pippe pure per i più invasati fan Marvel a caccia di nerd-multiversi possibili. Sì, a un certo punto spunta Daredevil ma, purtroppo, sopra la testa ha la gigantesca led "interesse sentimentale" e a quella s'attiene. Mai sia che un personaggio possa avere più di una specificità, in questo superficiale accrocchio di cliché più spossanti della sempre efficace comicità di Pio e Amedeo. Una serie pigra che va contro le proprie stesse intenzioni iniziali per diventare niente, assolutamente niente. Già avrebbe dovuto dirci qualcosa il fatto che i titoli di coda compongano grossomodo la metà del minutaggio di ogni, già breve per fortuna, episodio. She-Hulk era proprio necessaria? No. È successa? Sì. Urge iniziare la bella abitudine del #SerialShaming, farne sanissima tradizione. Se non ora quando? 

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