In un mondo di Premi Strega, anzi Prem* Strega, sia lodata Susanna Tamaro, la scrittrice sessantottenne che fino al ’97 era considerata di sinistra e dal ’97 in poi è diventata di destra per i media stupiti che si potesse credere in Dio al volgere del Millennio, o essere favorevoli alla riforma Boschi-Renzi, o essere antiabortisti. In un mondo, per intenderci, di allineati alla vulgata pallido-progressista (perché definirla rossa significa fare un torto ai rossi veri, che di torti già ne hanno tanti), di scrittrici murgesche che parlano di gpa e rischiano di vincere persino dei premi con dei romanzi brutti, Susanna Tamaro, in un’intervista totalmente antiretorica rilasciata a Ginevra Leganza del Foglio, si schiera per Vannacci. Ma come: intellettuale, scrittrice, ambientalista, una che ha difeso l’adozione per le coppie omosessuali, che voterebbe per Vannacci? “Ammetto di non averci mai pensato. Ma certo non lo considero una feccia. Non ne faccio una caricatura. Penso, anzi, che avrà sempre più seguito”. E aggiunge: “Interpreta bene il sentimento di paura e fragilità dei nostri tempi”. Che non ha nulla a che fare con l’ammasso ideologico-militante che funziona nei circolini (e a Più Libri Più Liberi): “Viviamo in uno stato ipnotico. Dinanzi a noi è un pendolo che oscilla: fascismo-antifascismo”. Problemi, invece, sono altri. “Lo votano le famiglie, le persone semplici, gli ultimi che sfuggono alle affabulazioni”. Poi l’argomento logico: “Hanno ucciso il buonsenso e poi si lamentano di Roberto Vannacci”. E dunque: “Le persone lo votano perché hanno innato il buonsenso”.
In parte è vero e in parte no. Vannacci è tutto fuorché il rappresentante del buonsenso. La sua visione politica è la parafrasi nazionalpopolare dei peggiori socialismi del XX secolo (di destra o di sinistra), economicamente poco informata e moralmente irragionevole. Un uomo reazionario cresciuto tra le file dell’esercito invece che tra le file di libri degli scaffali di una biblioteca; dunque altra faccia della medaglia dello snobismo progressista, il populismo primitivo (cioè delle origini, quello del primo Salvini, della prima fase di Fratelli d’Italia). Eppure, eppure… Vannacci è un personaggio letterario, ex generale abbronzato e in camicia di lino, una sorta di grillino che non finge di essere di sinistra, anzi, è felice di mostrare che essere di destra-destra, invece che solo di destra (cioè liberale), è una virtù. Che tra i liberali e i conservatori lui sceglie i reazionari. Ma proprio per questo una scrittrice che non la pensa come tutte le altre scrittrici, gli altri scrittori, l* altr* scrittor*, è una boccata di aria fresca in un mondo, quello culturale, disciplinato, irregimentato e per questo, infine, sterile.