Arte, poesia e Eucarestia. Pensare a un’attualità che riunisca questa triade è alquanto audace. Eppure, ieri sera nella sala 18 della Pinacoteca di Brera, Gabriele Tinti c’è riuscito. Le porte dell’Accademia erano chiuse e poter godere delle sale sfollate del museo è un privilegio, soprattutto se il motivo della visita è un reading letterario, che ha per voce uno degli attori più apprezzati a livello internazionale. Gabriele Tinti, critico d’arte, poeta e traduttore, ha scelto Willem Dafoe per la lettura della sua “Giuda”, una poesia ispirata dal cenacolo di Rubens, davanti al quale ci troviamo. Nella sala 18 trova spazio il laboratorio di restauro permanente, un cubo di vetro progettato da Ettore Sottsass nel 2001, che permette ai visitatori di osservare le varie fasi del lavoro. In questo momento c’è il Cenacolo di Rubens, che rappresenta appunto l’Eucarestia, Gesù che benedice il pane, poco prima di annunciare il suo imminente tradimento da parte di Giuda.

Nel suo interesse per la scrittura ecfrastica, Tinti dona nuova vita all’opera d’arte, che altrimenti resterebbe un capolavoro tra i capolavori di Brera. L’esperienza museale si riduce a un consumo di bellezza asfissiante, mentre Tinti cerca di parlare con il quadro, istaurando un dialogo vivo. Il video dell’evento sarà disponibile da mercoledì 9 aprile sul canale YouTube del museo e sul sito della Pinacoteca. Mentre esco dall’uscita secondaria della Pinacoteca, dove ci sono un po’ di fan in attesa di Willem, rientro in quella rete di stradine sovraffollate che è Brera. Un quartiere chiassoso ormai in balia dei turisti, in cui è possibile, dopo un reading letterario a porte chiuse, imbattersi in una fila chilometrica davanti all’Osteria da Fortunata, per mangiare un piatto romano nel cuore di Milano.

