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30 aprile 2026

Siamo tutti Marco Maccarini: una generazione di 'dimenticati' che si è rotta il caz*o dei miracolati sui social. Ecco come ribaltare la situazione

  • di Grazia Sambruna Grazia Sambruna

30 aprile 2026

L'ex vj di Mtv Marco Maccarini pubblica un post: è in un letto d'ospedale e scrive "Mi vergono a farmi vedere così, ma senza questi espedienti di m*rda non si va da nessuna parte. Infatti, sto pensando di lasciare i social per sempre". Non è il solito sfogo piangina, pure perché Maccarini non è un influencer qualunque alla disperata ricerca di hype per esistere. Stiamo parlando del più misterioso caso di spreco di talento della storia dello spettacolo nostrano: nessuno sa perché, dopo due decenni da protagonista sul canale musicale più amato e seguito della storia, sia sostanzialmente 'scomparso' dalle scene. Senza manco la chance di fallire. Rappresenta, purtroppo, il destino di un'intera generazione, quella che lo guardava ogni giorno tra 'Trl', 'Mtv on the Beach', sognando un futuro radioso, credendolo possibile. Ma poi non è successo. Ci ritroviamo adulti e 'dimenticati', forse mai esistiti. Sostituiti da personaggi che 'hanno i follower', ma zero meriti o talenti effettivi. Come è potuto accadere? Perché non siamo incazzati? Arrendersi e lamentarsi non è la soluzione. Ecco, invece, come ribaltare il risultato
Siamo tutti Marco Maccarini: una generazione di 'dimenticati' che si è rotta il caz*o dei miracolati sui social. Ecco come ribaltare la situazione

Forse manco eravate nati, ma Marco Maccarini dal 1998 al 2008 (circa) è stato l'uomo del giorno, ogni giorno. L'incarnazione della promessa della televisione che sarebbe arrivata, il volto giovane, fresco, nuovo e soprattutto capace. Non c'erano dubbi sul suo futuro nello spettacolo, dopo due decenni da protagonista su Mtv alla guida di programmi del calibro di 'Trl', 'Mtv on the Beach' e tantissimi altri titoli cult per più di una generazione di giovanissimi spettatori. Tutti volevano essere Marco Maccarini o riuscire a intravederlo sulla terrazza di 'Total Request Live', appunto: si faceva sega a scuola per andare in Piazza Duomo sperando che il cartello 'Fateci salire!' potesse essere notato dalle telecamere delle show, reglandoci così il sogno di entrare in studio, incontrare lui, Giorgia Surina, i cantanti (inter)nazionali che ogni giorno ospitavano in trasmissione. Non c'erano i social, ma Marco Maccarini, tanto quanto la co-conduttrice Surina, avevano un pubblico sterminato, adorante e riconoscente, reale. Inoltre, il nostro era tutto fuorché un cane miracolato. Bella presenza, ottima parlantina sia in italiano che in inglese, ha intervistato qualunque star italiana e mondiale vi possa venire in mente. Ad aspettarlo, senza ombra di dubbio, un avvenire radioso e super meritato dentro la televisione: in Rai, Mediaset, Sky, ovunque avrebbe avuto senso non farsi scappare cotanta miniera d'oro. Eppure, non è successo. Marco Maccarini è sostanzialmente sparito dalle scene dalla sera alla mattina, dopo aver co-condotto la finale del 'Festivalbar', su Italia 1, al fianco di Michelle Hunziker. Quella doveva essere la sua consacrazione ufficiale, il primo passo di una carriera con radici già solidissime, fatte di impegno, gavetta, merito, acclamazione popolare. Perché non sia accaduto è uno dei più grandi misteri della televisione italiana. In un battito di ciglia, sono comparsi altri al posto suo (ci leggi, Alessandro Cattelan?) che lo hanno rimpiazzato come non fosse mai esistito. A Maccarini non è stata nemmeno concessa una sacra chance di fallire, di portarsi a casa un qualunque flop roboante e a 'giustificazione' dell'oblio mediatico che pur tuttavia ha vissuto negli anni a venire. Oggi Marco Maccarini si posta su Instagram da un letto d'ospedale, non per attirare l'attenzione e sperare in qualche ospitata da meteora televisiva ma per dire una cosa importante: "Questo è l'unico modo per farsi notare sui social. Infatti, mi sa che li lascio per sempre". 

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Non è una richiesta d'aiuto, per cortesia, è una provocazione. Una provocazione forte e chiara, intelligente perfino, che vogliamo leggere nel modo giusto perché mostra la corda dei tempi che sono. E che sono di merda. Per lui, certo, ma pure per tutti gli ex giovanissimi cresciuti vedendolo in tv con sogni, aspirazioni, narrative mediatiche roboanti sull'avvenire. Che poi, all'improvviso e semplicemente non è avvenuto. Non siamo stati 'choosy', come ci consigliava Elsa Fornero, abbiamo lavorato in stage e altre cloache convinti che fosse 'gavetta', mentre era sfruttamento. Perché la 'gavetta' non finisce, perdura tutta la vita, continua fino alla pensione che non avremo. Però l'impegno, la dedizione, la salute a puttane sarebbero stati ricompensati un giorno: il giorno del mai. 

Mentre prendevamo il secondo Master dopo la Magistrale, abbiamo visto nascere i social e curiosi, folkloristici personaggi di cui si parlava in compagnia proprio perché cialtroni. 'Ma guarda 'sta qui come si concia? Possibile che i ricchi non abbiano mai un minimo di buongusto? Tiene addosso migliaia di euro e pare uno spaventapasseri, dai!". Questa, per esempio, era una embrionale Chiara Ferragni. Che a un certo punto, non si sa come, è stata eletta 'icona di stile' mondiale. Non è cattiveria, ve lo assicuriamo: chiedetelo a chiunque avesse 20 anni durante la genesi della pandorica regina dell'Instagrà: vi risponderà la stessa, identica cosa. Era una giullare, una macchietta, qualcuno di cui si rideva fortissimo. E s'impegnava assai per esserlo, ogni giorno, coi vestiti griffati che teneva nell'armadio. Arrischiandosi, su consiglio dell'ex fidanzato, ad abbinarli nei peggiori modi possibili. E in un certo senso ci siamo cascati: ne abbiamo parlato. Non vale soltanto per lei: ogni influencer 'storico' che oggi seguite e venerate in qualità di capo del mondo, ha iniziato la fiorente attività social facendosi prendere per il culo. Non è razionalmente spiegabile il modo in cui, quasi tutti, continuando a ripetere pressoché le medesime cafonate o stupidaggini, siano diventati semidei (e milionari). Mentre chi aveva una carriera o commetteva l'azzardo di impegnarsi per costruire il proprio futuro, è stato dimenticato. E oggi passa pure per fesso. Perché a questo Paese piacciono 'i più furbi', quelli coi soldi che 'ce l'hanno fatta' perché ricchi e soltanto per quello. Non esiste altra unità di misura. E manco una qualsiasi 'misura', se è per questo. 

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Siamo, in buona sostanza, tutti Marco Maccarini. Anche se non abbiamo mai avuto due decenni di curriculum continuativo alle spalle, che follia, non conosciamo un'anima che non sia terribilmente precaria: i compensi mensili non restano appesi al filo di qualche danaroso imbecille a cui tocca obbedire o salta l'affitto del loculo in cui ci illudiamo di abitare. Siamo stati sostanzialmente sacrificati e rimpiazzati in cambio di gente che posta, appunto, selfie dal letto d'ospedale, che informa su quale sia il biscotto che preferiscono pucciare nel latte al mattino, sui propri punti neri, su presunte offese rievute online, altrettanto presunti amorazzi, dissing, il nulla mischiato col niente. A cui, però, il mainstream resta così tanto affezionato. 'E se fosse davvero tanto facile, perché non lo fate anche voi, allora?". 

Perché, nonostante tutto, abbiamo una dignità. La medesima dignità con cui Maccarini posta su Instagram un selfie per 'annunciare' che sta per essere operato ma scrive che 'si vergogna' a farlo. Certo che si vergogna, ma come ben amaramente spiega: "Questo oggi è l'unico modo per attirare l'attenzione, infatti me ne chiamo fuori'. Non c'è spazio per talento, merito, impegno, gavetta, state tutti sbronzi di 'empatia', 'pietismo', 'buoni sentimenti'. Una narrazione che scambiate per 'successo' perché vi fa sentire brave persone, amorevoli e gentili. Ma che, alla fine dei conti, contribuisce soltanto a rendervi sciacalli.

Non avete mai 'voluto bene' a Gerardina Trovato, per esempio. Vi hanno indotto a crederlo e ve la siete bevuta senza indugi. I media vi hanno mosso a sua compassione perché, purtroppo, si mostrava fragile su TikTok: per un'estate intera la reclamavate a Sanremo, al Grande Fratello, avvertivate l'urgenza assoluta di sentirla cantare di nuovo. Mentre lei stava in piedi a stento. E, come scrivevo già allora passando per stronza, l'avete trattata, per l'ennesima volta, da tormentone, non da persona: trascorso agosto, nessuno ne ha più scritto, parlato, manco un'anima che ci pensasse mezzo secondo da lì in poi. Immagino il benefico contraccolpo sulla salute mentale, già precaria, di questa donna dopo che per tre mesi l'avete fatta sentire amata e rilevante per l'Italia intera che le si è stretta intorno a casaccio. Coi media complici, a caccia di like facili, ripostando reel e appelli impossibili 'per fare qualcosa di buono'. Vogliono la vostra 'empatia' per raggiungere picchi di views (e quindi bei soldoni), non importa sulla pelle di chi. Che sia un cadavere morto ammazzato nei primi anni Duemila, una meteora dello spettacolo, voi stessi un giorno o l'altro. Magari cadete dal balcone in circostanze strambe o qualcuno v'accoltella, i media, ogni media, sappiate che se lo augura. Tv e social, sono tutti vampiri senza scrupoli né morale. Bramosi di approfondire il nuovo 'caso' mediatico che prima fanno nascere e poi vi danno in pasto, come se non ci fosse nulla di più importante al mondo. Però, è merda.

E poi c'è chi è disposto a farsi vampirizzare e chi invece no. Il primo passa per santo, il secondo per sfigato senza speranze 'perché non ce l'ha fatta', 'rosica', 'è invidioso'. 'Invidioso' di che? Di essersi fidanzato per finta e vetrina, di rappresentare una grande battaglia per i diritti delle donne elencando soltanto una schiera di 'sei brutta' che qualche imbecille commenta sotto ai suoi sacri post. O che si scrive da sola, da (centinaia di) altri account creati ad hoc per fomentare, pardon, combattere 'l'odio social'. Salvo poi schierarcisi contro dall'alto del proprio profilo e di seguito, ovvio, dal pulpito di questo o quel salottino tv. È l'Italia, i 'suoi' milioni di follower, che glielo chiede. Bimbi, è tutto finto, organizzato, perfino le 'scelte di vita' sono prestabilite da un'agenzia, i figli fanno parte dello stesso business plan insieme all'asciugacapelli da smarchettare per quel brand importante. 

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Avere successo oggi equivale a esistere. Non a saper effettivamente fare qualcosa, quello non serve più. Guardatevi intorno quando aprite qualunque social: c'è soltanto gente, per carità molto seguita 'e se è molto seguita un motivo ci sarà, mica saranno tutti scemi, no?', che ripete. Ripete 'trend', molto spesso basta il lip sync della famosa battuta del film 'iconico' di cui nessuno ricorda manco più il titolo. È 'iconico', non c'è altro da dire né da sapere. Oltre a essere tutti uguali, spesso pure fisicamente ahem chirurgicamente, ripetono e basta: la cosa buffa, la grande tematica del giorno, il problema sociale importantissimo (sempre del giorno). Migliaia di faccioni in primo piano scorrono sui vostri schermi per 'dire' le stesse, identiche robe. Quelle che l'algoritmo vuole e comanda, se no non fanno i numeri. E senza i numeri, manco i soldi. Sono fantocci, burattini, replicanti. Che, però, vi emozionano tanto perché siete stati indotti, la ripetizione funziona sempre, ad affezionarvici nel tempo, negli anni. A chi 'volete bene'? A che cosa? 

I migliori auguri a Marco Maccarini per la sua salute. Non ritrovarsi comodo in questo 'mondo mediatico' e dello 'spettacolo' in generale è stata forse la miglior fortuna che potesse capitargli. Perché esistono dei limiti, per quanto siano stati superati da mo' e nessuno ci fa più caso. Perché 'vergognarsi' per come l'algoritmo comanda di attirare l'attenzione nel qui e ora virtuale è il minimo sindacale per l'essere umano, resta svilente per qualsiasi professionista, per ogni creatura senziente in grado di fare 2 + 2 senza tentennare.

Chi si rende conto dell'horror vacui dei nostri tempi è zebra a pois. Non verrà capito, seguito, né amato. Ma esiste. Ma esistiamo. E ogni volta in cui vi lamentate per la mancanza di merito, per le canzoni tutte uguali, per pressoché qualunque tipo di lavoro che prende in considerazione candidati soltanto in base ai numeri social e il resto non conta, ricordate una cosa: quei numeri siete voi, siamo noi. Ciò implica avere un grandissimo potere in mano per poter cambiare tutto invece di stare a lamentarsi sul divano fino alla tomba perché 'non funziona niente' e 'siamo stati sfortunati'. È vero che non funziona niente. E non funziona niente proprio a furia di 'tanto ormai va così', 'eh però ci sono cose più importanti'. Mentre gran parte dell'economia mondiale, dall'intrattenimento alla vendita di salumi e affettati, si basa su una semplice cosa: i vostri cuori, cioè i vostri follow. Che possono realmente e in ogni momento confermare o ribaltare il risultato. Ribaltatelo. Ribaltiamolo tutti. 

https://open.spotify.com/show/5T9xxCp5taZVjub6B8YF56

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