Antonella Clerici è la nonna col grembiule di pizzo che ti prepara una parmigiana con le melanzane fritte, non grigliate, e tu puoi pure essere lo chef stellato con la schiumetta al tartufo, ma alla fine vincono sempre le cose semplici fatte con amore. Ecco: The Voice Senior è la parmigiana della tv del venerdì sera. La Clerici lo sa. E ce lo serve ogni settimana come un pranzo della domenica. Ma veniamo ai numeri, che alla fine parlano più delle dichiarazioni a mezzo stampa: 3.525.000 spettatori e il 23.2% di share per The Voice Senior. Boom. E non è un caso. Non è neanche un exploit. È una costanza. Una forma di affetto. E Mediaset? Mediaset guarda. E perde. Mentre The Voice vola con Arisa, Gigi D'Alessio, Clementino e la santa iconica Loredana Bertè, Canale 5 ci propone Tradimento, che fa 2 milioni scarsi e un misero 12.9%. Dai, su. Tradimento sì, ma quello del pubblico nei confronti di un prime time che ormai sembra cucinato da uno stagista distratto. Ma a Cologno Monzese pensano che basti mettere due attori in crisi matrimoniale e una fotografia da fiction d’anteguerra per fare concorrenza? Perché, evidentemente, non funziona.

Signore con le ciocche fucsia e uomini col passato da rocker mettono sul piatto l’ultima occasione di essere ascoltati, di farsi vedere per quello che sono e dare un'ultima chance al loro talento. E questo funziona. Funziona perché Antonella Clerici accende il cuore della tv generalista senza farla sembrare un format scaduto, mentre Canale 5 continua a proporre serie che sembrano girate nel 2007 con la palette colori di una domenica pomeriggio nuvolosa. La verità è che il programma funziona perché è costruito su una materia prima rara in tv: l’autenticità. I protagonisti non sono influencer, né TikToker con il filtro bellezza. Sono gente vera, con voci vere, e vite alle spalle che meritano di essere raccontate almeno una volta col microfono acceso. E intanto il contest va avanti: siamo nella fase dei Knock Out, quella decisiva, quella in cui ogni concorrente sale sul palco sapendo che è l’ultima chance per finire tra i tre finalisti del proprio team. Dopo sei puntate di Blind Auditions, in cui i coach hanno scelto i loro talenti ascoltandoli “al buio”, senza vedere chi avevano davanti, adesso la gara si fa seria. Le squadre sono formate, i legami tra coach e concorrenti sono diventati personali. Nei Knock Out, i talenti selezionati si affrontano in una sfida diretta, esibendosi uno alla volta davanti ai coach e al pubblico.Ogni coach ha ancora sei concorrenti in squadra, ma deve portarli a tre per la finale. Un po' in stile XFactor. Non ci sono sfide “uno contro uno” come nelle Battle. Qui è tutto più sottile, più spietato: ognuno canta da solo, dà il massimo, e poi spera. Perché al termine di tutte le esibizioni del team, è il coach a decidere chi resta e chi deve lasciare il programma. In finale ci arriveranno in 12, e sarà il pubblico da casa a scegliere il vincitore. Siete pronti a votare?
