“Ti sposo ma non troppo” è al Sistina di Roma. Due uomini, due donne, le circostanze strambe, la voglia di cambiare un finale già scritto e i tradimenti. La relazione come atto di fede, e forse evoluzione personale, chissà quali e quante sono le risposte giuste. Insomma, l'amore e i suoi drammi a teatro. I protagonisti di Ti sposo ma non troppo hanno più di quarant’anni e un sacco di problemi con le proprie relazioni. Andrea (Vanessa Incontrada) è una donna innamorata sconvolta dal tradimento del marito, Carlotta (Siddharta Prestinari) e Andrea (Fabio Avaro), sono una coppia in crisi. Poi c’è Luca (Gabriele Pignotta che è anche autore e regista della commedia) che di mestiere fa il fisioterapista, ed è divorziato. Presto si conosceranno tutti e quattro, complice anche un app di incontri. Molto presto, cambieranno, così come cambia l’amore, che forse non è poi un sentimento così immutabile come ci avevano spiegato. Sul palcoscenico si alternano scene più naturali ad altre più costruite, momenti che fanno tanto ridere (tipo il laboratorio di oggetto terapia) e altri più intimi e potenti, come quando parte la musica, e sembra quasi di volare via.
La scenografia di Alessandro Chiti è una grande casa da comporre e scomporre continuamente, e i costumi (Rosalia Guzzo) leggeri e moderni delle donne, le raccontano, e le presentano. Forse una cosa avrebbe potuto essere diversa, ed è come Carlotta in alcune occasioni viene descritta, seppur ironicamente, dopo quel gran casino che è successo nelle chat dell'app di incontri tra mille equivoci (che comunque dal vecchio Plauto sembrano non stancare mai). Questo perché alla fine osano tutti e quattro. Anche se sono diversi, diversissimi. Questo perché nessuno sbaglia, ma chiede solo qualcosa di diverso. Andrea è delicata e timida (brilla Vanessa Incontrada) e le piacerebbe dimenticare il passato così da aprirsi al presente, Carlotta, avventurosa ed estroversa pensa a nuovi stimoli, Luca, sensibile e impacciato, Andrea prorompente e ironico hanno ancora altre idee e altri desideri. Ma una cosa in comune, tutti e quattro, ce l’hanno. È una mancanza. Vogliono stare bene, come è stato il pubblico in sala al Sistina per l'intera durata dello spettacolo. Perché vogliamo stare bene. E alla fine, per una sera, è come se ci fossimo riusciti tutti. Dentro e fuori dal palcoscenico.