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Tutto quello che abbiamo capito su Battiato al cinema. “Il lungo viaggio” di Renato De Maria e Dario Aita: “Uno come Franco fregherà l’algoritmo”

  • di Ilaria Ferretti Ilaria Ferretti

  • Foto di: Azzurra Primavera

2 febbraio 2026

Tutto quello che abbiamo capito su Battiato al cinema. “Il lungo viaggio” di Renato De Maria e Dario Aita: “Uno come Franco fregherà l’algoritmo”
"Franco Battiato. Il lungo viaggio" è nelle sale dal 2 al 4 febbraio. Noi abbiamo intervistato il regista Renato De Maria e l’attore protagonista Dario Aita per conoscere più da vicino il film e forse, anche Battiato

Foto di: Azzurra Primavera

di Ilaria Ferretti Ilaria Ferretti

Nelle sue canzoni le parole, i suoni, tutto tendeva verso l’alto. Verso quei “mondi lontanissimi di civiltà sepolte, di continenti alla deriva” (No Time, No Space), la sua voce, “il coro delle sirene di Ulisse” (Sentimiento nuevo). Battiato, dalla musica leggera, è arrivato all’infinito, e ha cercato di mostrarcelo attraverso l’Arte. La stagione dell’amore, Stranizza d’Amuri, Bandiera bianca, Voglio Vederti Danzare. Dinastie che si incontrano nei suoi testi, il ballo come concetto, il linguaggio come materia da modellare, le religioni spiegate nei suoi versi anche a chi, ascoltandoli, cercava un’idea di Dio. Franco Battiato è la musica “nata come un altro mondo”. E così, proprio parlando di spiritualità è cominciata la nostra intervista al regista di Franco Battiato. Il lungo viaggio (nelle sale dal 2 al 4 febbraio), Renato De Maria (è suo l’incredibile film Lo spietato con Riccardo Scamarcio) e al protagonista Dario Aita (Parthenope, Un professore).

 dario aita battiato lorenzo silone ph
Dario Aita è Franco Battiato Foto di Lorenzo Silano

Battiato diceva che la musica era “nata come un altro mondo”. Dario Aita che rapporto hai con la spiritualità? Renato De Maria come è stato trattato questo tema nel film, in fase di scrittura e dal punto di vista registico?

Dario Aita: La spiritualità è un tema che credo riguardi tutti in un modo o nell’altro, intendo con diversi gradi di consapevolezza. Quindi, anche me. Credo che sia stato un tema che ha bussato insistentemente alla mia porta per tanto tempo, e che la possibilità di fare ricerca sulla vita, sull’esperienza, sull’arte di Franco Battiato sia stato un motore per aprire la porta a questo tema. Devo dire che devo molto a questo progetto e alle scoperte che ho fatto in tal senso.

Renato De Maria: Nel film ho trattato questo argomento partendo dalla crisi che Battiato ha nel momento in cui decide di abbandonare la musica elettronica, perché non si riconosce più nel personaggio che lui stesso aveva creato. Entra in crisi, non sa più chi è e vede il mondo come da un punto di vista separato, come se esistesse il suo punto di vista, esistesse il mondo degli altri, come se lui si sentisse comunque estraneo al mondo. Questo lo porta a fare una serie di esperienze, intanto di crisi interiore molto forte, e poi delle esperienze quasi al limite dell’allucinazione, della spaventosa angoscia della mente, quando la mente non risponde più a quelli che sono i criteri del mondo normale e questo lo porta ad approfondire se stesso e capisce di aver bisogno di altri strumenti. Ho raccontato questo percorso verso un’elevazione mistica, un aiuto, attraverso l’incontro con Gurdjieff e con i gurdjieffiani che avevano un piccolo centro a Milano che lui comincia a frequentare grazie alla conoscenza di Antonio Ballista, che era il suo maestro di musica e uno dei più grandi pianisti di Milano, che lo porta a frequentare i circoli di Gurdjieff e quindi a conoscere i balletti esoterici e una pratica che aiuta a coltivare la propria spiritualità, cosa che poi lui ha continuato a fare per tutta la vita, non solo con Gurdjieff ma facendo anche tante esperienze: dallo zen al taoismo, al buddhismo di un certo tipo, a tutte quelle filosofie mistiche che hanno attraversato l’Asia minore.

renato de maria
Il regista Renato De Maria Courtesy Ufficio Stampa

In un video inedito condiviso dall’Archivio Storico di Repubblica, Battiato: “Chi vive in modo superficiale commette diversi delitti. Uno che non è all’altezza dell’intelligenza della vita, due che una vita condotta con superficialità è meglio non viverla perché non significa niente, tre in fondo vuol dire che non sei degno dell’essere umano”. Oggi abbiamo ancora spazio per la complessità? Tra canzoni spesso uguali e vittime dell’algoritmo, se Battiato avesse esordito nel 2026 sarebbe stato capito?

Renato De Maria: Allora, ci sono trenta domande dentro questa domanda, è un po’ difficile sapere quella per cui vuoi una risposta (ride, ndr). Intanto quello che dice Battiato è vero, forse espresso in una maniera un po’ troppo rigida, nel senso che non è facile stare al mondo, soprattutto in questo periodo. Quindi è sicuramente un valore capire l’importanza della vita, capire il rispetto che devi portare per i doni che ricevi e cercare di arricchirli mettendoci del tuo, diciamo così; e dall’altro lato è anche vero che l’essere umano è nato per non capire nulla né del mondo né di cosa sta facendo. La battaglia per ogni essere umano è cercare di capire ciò che è incomprensibile, cioè perché siamo qua. Siamo vittime dell’algoritmo in questo momento, l’algoritmo è una sorta di processo di alienazione mentale fortissimo e di cancellazione dell’individualità. Detto questo la battaglia è aperta, quindi secondo me sì, c’è la possibilità che nasca un Battiato che dica ‘frego l’algoritmo’. Io stesso, Dario, ogni artista, l’obiettivo è non tanto fregare l’algoritmo quanto affermare una propria individualità che non sia semplicemente frutto di calcoli commerciali.

Dario Aita, dopo questa esperienza sul set e lo studio del personaggio, hai scoperto qualcosa di nuovo sulla tua terra, la Sicilia?

Dario Aita: Sì, sono stato per la prima volta sull’Etna con la neve, non c’ero mai stato e devo dire che è un'esperienza incredibile, faceva molto freddo, quella giornata di riprese è stata sicuramente difficile, però malgrado la difficoltà, il freddo, il vento forte, tutto quanto, siamo andati via da lì con un'energia... poi era anche l’ultimo giorno di riprese. (...) È un luogo che ti dà un'energia, una potenza incredibili, non mi stupisce che Battiato fosse figlio dell’Etna in qualche modo.

franco battiato il lungo viaggio Foto di Azzurra Primavera
Simona Malato, Dario Aita e Elena Radonicich in Franco Battiato - Il lungo viaggio Foto di Azzurra Primavera

“Si accavallano i giorni come onde, ci sovrastano/Le cattive notizie in questi tempi di forti tentazioni/Ci sommergono/Dobbiamo seguire la nostra coscienza e le sue norme”. Cantava Battiato in Quand’ero giovane del 2012. Sono passati più di dieci anni da allora e lo scenario tra guerre e crisi varie è addirittura peggiorato. Cosa può fare l’arte nei tempi bui?

Renato De Maria: L’arte nei tempi bui può salvare la verità di ogni essere umano, l’arte può salvare la verità del senso della vita e quindi in tutti i tempi bui, ogni volta che c’è stata una guerra, dei conflitti, eccetera, gli artisti hanno creato delle cose stupende, inimmaginabili. Non dico che ci vuole la crisi perché l’arte esploda però sicuramente nel momento di crisi l’arte assume un valore ancora più importante di sempre. Se questa volta succederà o meno sinceramente è difficile dirlo perché i tempi sono complessi.

Dario Aita: Io userò un’immagine forse un po’ banale e inflazionata che è quella dei musicisti sul Titanic, credo che anche in un momento in cui tutto sta affondando c’è bisogno di qualcuno che ci ricordi che esiste ancora la bellezza. Nell’ultimo momento, nell’ultimo saluto a questa vita terrena avere un'eco di bellezza penso possa essere salvifico.

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