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1 ottobre 2024

Vittorio Macioce in Dice Angelica fa parlare per la prima volta la musa dell’Orlando furioso (lei contraccambiava?) in un romanzo da vero scrittore e quasi femminista

  • di Massimiliano Parente Massimiliano Parente

1 ottobre 2024

Ariosto è un’ossessione per Macioce come Cervantes lo era per Borges. Da qui è nato un romanzo che ripercorre tutto l’Orlando furioso dando voce alla protagonista come solo uno scrittore può fare, e moderno in ogni senso, quasi femminista, potrebbe dirsi oggi, per dare voce a chi voce non l’ha mai avuta...
Vittorio Macioce in Dice Angelica fa parlare per la prima volta la musa dell’Orlando furioso (lei contraccambiava?) in un romanzo da vero scrittore e quasi femminista

«La pelle è la bugia di un racconto, chissà se sono mai stata bionda». A parlare è Angelica, la donna di cui è innamorata Orlando, una delle tante principali figure femminili divenute mitiche della letteratura, come Beatrice di Dante o Laura di Petrarca, le quali sono tanto più idealizzate quanto meno conoscibili: a parte la Dulcinea di cui era innamorato Don Chisciotte, quando appare è tutt’altro che la principessa immaginata dall’eroe, solo una contadina che rivela l’illusione dell’hidalgo innamorato di una fantasia. A far riparlare Angelica, in ogni caso, è Vittorio Macioce, nel suo Dice Angelica (Salani), e Ariosto è un’ossessione per Macioce come Cervantes lo era per Borges. Un romanzo che si ripercorre tutto l’Orlando furioso dando voce alla protagonista come solo uno scrittore può fare, e moderno in ogni senso, quasi femminista, potrebbe dirsi oggi, per dare voce a chi voce non l’ha mai avuta. «Sono stata inseguita da personaggi che hanno generato stirpi di eroi. I loro figli e i figli dei figli sono ancora in giro, magari con maschere e nomi diversi, ma con lo stesso stampo: quello di Orlando, di Rinaldo, di Astolfo, di Ruggiero, di Ferraù, di Sacripante, di Gradasso, di Rodomonte e perfino di Zerbino o di donne guerriere, più o meno androgine, come Bradamante e Marfisa».

Il libro Dice Angelica (Salani) di Vittorio Macioce
Dice Angelica (Salani) di Vittorio Macioce
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L’Angelica di Macioce riporta tutto a una realtà sì magica, ma realistica (non al realismo magico di Marquez, per carità), nel senso della realtà della carne, dei sentimenti e delle fantasie, e della potenza di essere sfuggenti per essere davvero amati. Concendole per la prima volta pensieri veri, una controstoria della storia, una contromitologia del mito, e rendendola ancora più ammaliante, impresa non facile. È critica verso gli eroi e perfino verso Ulisse, che non si fermò al dichiararsi Nessuno di fronte a Polifemo. «Quando era già salvo, sulla nave, lontano dal promontorio della terra dei ciclopi, urlò a Polifemo il suo vero nome: “Se qualcuno ti chiederà chi ti ha accecato, rispondi che non fu Nessuno, ma Ulisse d’Itaca. Poseidone, il dio degli abissi, distrusse navi e marinai. Solo Ulisse si salvò. Tutti gli altri, i veri “nessuno”, pagarono con la vita la tracotanza di Ulisse».

Vittorio Macioce presenta Dice Angelica con la professoressa Luisa Trimarchi
Vittorio Macioce presenta Dice Angelica con la professoressa Luisa Trimarchi

Neppure Orlando si salva, visto da Angelica: «Orlando è guercio. L’occhio destro è morto e ti guarda fisso senza dire nulla, l’altro va per conto suo, inseguendo punti obliqui come un automa distratto e ubriaco. Orlando è brutto. Il suo volto ha qualcosa di inumano, come un giocattolo rotto, che all’improvviso prende vita e smania, sfascia, devasta». Immaginifica riscrittura dell’Orlando furioso, che come specifica Macioce in una appassionata, anch’essa innamoratissima postfazione, contiene tutti i generi moderni, la suspense delle serie tv, gli spaghetti western, i videogame, nella consapevolezza, tuttavia, che tutto ciò in cui crediamo è fiction, non esiste, o meglio, come scriveva Leopardi: «Pare un assurdo, eppure è esattamente vero, che tutto il reale essendo un nulla, non vi è nulla di reale né altro di sostanza al mondo che le illusioni».

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