Zerocalcare è al Festival di Venezia. Non in concorso con Strappare lungo i bordi parte terza, non come ospite d’onore, ma nei panni del critico cinematografico per Best Movie. E no, non è affatto una delle sue paranoie animate con l’Armadillo che lo prende per culo. Sta là davvero, a guardare film e a dirne peste e corna, o a innamorarsene. Dipende. Il terzo che ha beccato è Jay Kelly di Noah Baumbach. George Clooney, attore ultrasessantenne con la vita spaccata dal successo, gira l’Europa per recuperare il rapporto con la figlia. O meglio: “Pe stalkeralla”. “Ma dico subito che è bello, eh. Bawmbach scrive da paura, è brillante. Però a me de senti sempre ste storie dei problemi de questi qui ‘troppo ricco, troppo famoso, troppo popolare’ non me ne frega un cazzo”. Chiaro, diretto, senza troppi giri di parole. Michele Rech style. Come quando racconta del G8 o del problema della casa: il punto è sempre lo stesso, se nun c’hai l’empatia, c’hai il rigetto. “Mi fa rosicare sta cosa, perché mi verrebbe da dire... Bawmbach, ma che cazzo, ma sei tanto bravo a raccontare non te puoi impegnà un pochettino de più a trovà na storia di cui mi frega un pochettino di più del cazzo di niente!”. Ci sta.

E non è snobismo da sinistra sociale, come lo classificano in tanti. Troppi. È solo che se sei cresciuto in periferia a forza di drammi reali, sentire i drammi esistenziali di Clooney co’ il jet privato ti fa l’effetto di un chiodo sulla lavagna. O anche peggio. Poi però arriva Bugonia di Yorgos Lanthimos, e l’umore cambia di botto. “È ‘na cazzo di bomba atomica, regà!” Emma Stone, dirigente d’azienda, sequestrata da due “burini complottisti” convinti che sia un’aliena andromediana. E Zerocalcare se ne innamora come se fosse il seguito inaspettato di Ken il Guerriero. “Oh, è bellissimo. Partiamo dall’assunto. Questo è il tempo più scemo dall’inizio dell’umanità a oggi. E anche il nostro modo de risponde alle cose che ci affliggono e ci rovinano la vita è il modo più scemo dall’inizio dell’umanità a oggi”. Siamo dalle parti di “Rebibbia Quarantine”, ma con Lanthimos alla regia: un mondo assurdo che però ti dice esattamente come stai. E se Kind of Kindness lo aveva fatto uscire dalla sala urlando “Lanthimos mortacci tua mi devi ridà tre ore de vita”, stavolta il bilancio è positivo: “Questo invece dura due ore, sto ancora in credito de un’ora”. E per una volta, anche a Venezia, la voce più vera non è quella dei divi, ma di chi la guarda da fuori, magari con un po’ de scazzo, ma anche con tanto cervello. Daje Michele.
