Se bevi caffè ogni mattina, questo ti riguarda. Uno studio pubblicato il 9 febbraio 2026 su Jama ha rivelato che chi consuma regolarmente caffè con caffeina ha un rischio di demenza inferiore del 18% rispetto a chi non ne beve. La ricerca, firmata da un team della Harvard T.H. Chan School of Public Health e del Mass General Brigham, è la più ampia e prolungata mai condotta su questo tema: 131.821 partecipanti monitorati per un periodo fino a 43 anni.
I dati sono stati raccolti attraverso due celebri coorti epidemiologiche statunitensi, il Nurses' Health Study (86.606 donne) e l'Health Professionals Follow-up Study (45.215 uomini), con questionari alimentari validati somministrati ogni due-quattro anni a partire dagli anni Ottanta. Nel corso del follow-up sono stati registrati 11.033 casi di demenza.
Il risultato più rilevante riguarda chi consumava le quantità più elevate di caffè con caffeina: queste persone presentavano un rischio di demenza inferiore del 18% rispetto a chi ne beveva poco o niente. Anche la prevalenza del declino cognitivo soggettivo risultava più bassa tra i bevitori abituali di caffè (7,8% contro 9,5%). Sul fronte dei test cognitivi oggettivi, somministrati telefonicamente alle partecipanti donne, chi beveva più caffè otteneva punteggi leggermente migliori.
Il tè ha mostrato effetti protettivi simili, con una riduzione del rischio di demenza del 14% nei consumatori più assidui. Al contrario, il caffè decaffeinato non ha evidenziato alcun beneficio significativo. Un dato che ha sorpreso gli stessi ricercatori e che punta il dito sulla caffeina come principale fattore neuroprotettivo, sebbene ulteriori studi siano necessari per confermarlo con certezza.
L'analisi dose-risposta ha evidenziato un'associazione non lineare: i benefici maggiori si concentrano su chi beve circa 2-3 tazze di caffè con caffeina al giorno oppure 1-2 tazze di tè. Oltre queste quantità i vantaggi non aumentano, ma — ed è un punto importante — non si registrano nemmeno effetti negativi, contrariamente a quanto suggerito da precedenti ricerche che associavano consumi superiori a sei tazze giornaliere a un incremento del rischio.
Come sottolineato da Daniel Wang, autore senior dello studio e docente alla Harvard Medical School, i risultati sono incoraggianti ma l'effetto resta modesto. Il caffè può rappresentare un tassello nella prevenzione della demenza, accanto ad alimentazione equilibrata, esercizio fisico regolare e sonno di qualità.
La forza di questa ricerca risiede in tre elementi: la numerosità del campione, la durata eccezionale del follow-up e la capacità di distinguere tra caffè con caffeina, decaffeinato e tè. La maggior parte degli studi precedenti non operava questa distinzione, rendendo i risultati contraddittori. Inoltre, i ricercatori hanno verificato che il beneficio della caffeina è indipendente dalla predisposizione genetica alla demenza, il che suggerisce un potenziale effetto protettivo universale.
Con i casi di demenza destinati a raddoppiare nei prossimi decenni a causa dell'invecchiamento della popolazione, identificare strategie preventive diventa una priorità. Se confermati da trial clinici randomizzati, questi risultati potrebbero trasformare una semplice abitudine quotidiana in una raccomandazione di salute pubblica.