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10 agosto 2023

50 anni per Zanetti, il simbolo dell’Inter che rischia di diventare un santino (come Jovanotti…)

  • di Lorenzo Longhi Lorenzo Longhi

10 agosto 2023

50 anni, di cui 28 all’Inter, per un ragazzo che nel 1995 arrivò a Milano pressoché nell’anonimato assieme a Rambert. Mentre l’Avioncito finiva in fretta la benzina, Javier Zanetti ha costruito la sua storia in nerazzurro stagione dopo stagione, arrivando a essere il capitano del triplete e l’alfiere del club, in un percorso che supera l’imprevedibile e sfiora l’irreale. Le sue 858 presenze sono inarrivabili, soprattutto se si pensa al calcio di oggi. Ma proprio per questo anche lui corre il peggiore dei rischi…
50 anni per Zanetti, il simbolo dell’Inter che rischia di diventare un santino (come Jovanotti…)

Javier Zanetti compie oggi, 10 agosto, 50 anni, e della sua vita e dei suoi miracoli sono pieni i giornali e i media che si occupano, anche a margine, di calcio. Miracoli, sì, perché il Vangelo apocrifo secondo Javier racconta anche della storia di tale Marek Kopacz, polacco, che una sera non saltò in aria solo grazie a un suo gol: Marek, resta seduto e avrai salva la vita, non è questa la tua ora. Se non la conoscete, sul web la si romanza a sufficienza partendo da un aneddoto rievocato dallo stesso Zanetti, una lettera giuntagli un giorno dall’uomo che gli spiegò l’episodio. Ma il suo vero miracolo è stato prima di tutto sportivo, perché arrivare all’Inter di metà anni Novanta assieme a Sebastian Rambert – che 50 anni li festeggerà il prossimo 30 gennaio, ma chissà chi se ne ricorderà – pressoché nell’anonimato, rimanere sino a fine carriera, a 40 anni, e avere la soddisfazione di essere capitano nell’anno del triplete, sollevando la coppa al Bernabeu, rappresenta un percorso che, dati causa e pretesto, supera l’imprevedibile e sfiora l’irreale.

Javier Zanetti
Javier Zanetti

Tenacia, integrità e resistenza, talento anche e non poco, ma se in Argentina presero a chiamarlo "Tractor" – pare che il copyright sia di Victor Hugo Morales – era per la corsa e lo spirito di sacrificio, non per i giochetti. Anche per questo Javier Zanetti sembra provenire da un’epoca e da un calcio molto remoto, a prescindere da quell’immagine sempre uguale – mai un capello fuori posto, stessa acconciatura, stessa espressione – la cui fissità riporta a un Dorian Gray ancora nel pieno della gioventù, mentre il pallone invecchia malissimo. Dell’Inter è diventato icona riconosciuta e riconoscibile perché ne è stato una bandiera nei tempi bui e in quelli splendenti, privilegio per pochi; e diventare una bandiera partendo da lontano, nonché da ruoli che non danno grandi titoli perché gli strilli li prendono gli altri, è un risultato ancora più significativo, e dopo tutto l’elenco dei numerosi e gratificanti successi, il rapporto incredibilmente poco soddisfacente con la nazionale argentina e gli straordinari numeri in nerazzurro – appunto 28 anni, 19 stagioni da calciatore, qualcosa come 858 presenze – fanno parte di un corredo noto e che non aggiunge nulla alla sua grandezza. Se non, appunto, un aspetto statistico che trasmette l’idea di uno zenit irraggiungibile per chi è arrivato e arriverà dopo, essendo nel frattempo – e rapidamente – cambiato il mondo di cui ha fatto e fa ancora parte; e qui si parla tanto del calcio quanto dell’Inter, di cui è vicepresidente.

Javier Zanetti
Javier Zanetti

Per questo contano più che altro l’amore dei propri tifosi e il rispetto da parte di quelli avversari, l’utilità delle cause scelte – qui si parla di sociale, non di tifo – e come si viene percepiti. Ed è forse in quest’ultimo senso che Zanetti dovrà compiere un altro vero miracolo nei prossimi 50 anni: quello di non fare la fine del santino, o peggio ancora di un Jovanotti calcistico, un rischio che si fa assai concreto quando si piace alla gente che piace e che influenza, quando si viene descritti, da Gianni Riotta in giù, senza macchia e senza paura, perfettissimi e precisissimi, nonché sempre seduti dalla parte della ragione. Ma Zanetti è umano; ed è molto meglio.

Javier Zanetti
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