Sembra che la brezza della riviera ligure faccia piuttosto bene ai giovani tennisti. È il 2015, Tyra Caterina Grant ha sette anni, e ogni giorno si allena al Piatti Tennis Center di Bordighera, lo stesso centro dove un ragazzino di Sesto Pusteria di nome Jannik sta diventando il giocatore che sappiamo. Tyra è più piccola, ma è già lì, in quella grande famiglia di campi in terra rossa affacciata sul mare. Anni dopo, se le chiedi di quel periodo, risponde con una semplicità disarmante: “Sono cresciuta con Jannik ed è stato grandioso. Eravamo tutti come una grande famiglia”. Oggi si ritrovano, nei corridoi della Caja Magica di Madrid. Sinner deve ancora debuttare nel 1000 spagnolo, lo farà domani contro Bonzi. Nel frattempo Tyra Grant è cresciuta, ha diciotto anni, e a Madrid ha appena conquistato la sua prima vittoria in un tabellone principale nel circuito maggiore.
In una giornata nera per il tennis italiano, cinque sconfitte nelle prime cinque partite, ci ha pensato la più piccola a riscattare il nostro movimento. Ha letteralmente preso a pallate Elsa Jacquemot, numero 62 del mondo, francese, solida, esperta. 6-1 6-2, senza scampo.
Tyra Grant è l'ultimo straordinario prodotto del nostro tennis. Un talento che la federazione, e qui gliene va dato atto, è riuscita a non farsi sfuggire. Nasce a Roma nel 2008, da papà statunitense – l'ex cestista Tyrone Grant, giocatore di Livorno, Avellino, Teramo, Milano, Virtus Bologna, Veroli, Treviso, Venezia – e da mamma italiana, maestra di tennis. La genetica ha fatto il suo corso. Cresciuta a Vigevano, poi a Bordighera alla corte del maestro di tennis Riccardo Piatti, infine ad Orlando in Florida, dove si è allenata con la United States Tennis Association. Tyra Grant ha infatti rappresentato gli Stati Uniti per tutta la sua carriera juniores. A tredici anni il padre la iscrive al suo primo torneo internazionale e, burocraticamente, finisce sotto la bandiera a stelle e strisce. Vince, cresce, si afferma. Ma qualcosa non torna. “Mi sento più italiana”, dirà poi, “Sono cresciuta qui, i miei amici sono qui e la mia vita è qui”. Così dal 2025, agli Internazionali BNL d'Italia, Tyra Caterina Grant gioca per l'Italia. Meglio per noi.
La carriera da junior già avvisava l'arrivo di una promessa. Nel 2018 vince il Lemon Bowl Under 10. Vince tre tornei dello Slam junior in doppio: Roland Garros, Wimbledon e Australian Open. In singolare tocca la semifinale al Roland Garros e la finale al Trofeo Bonfiglio di Milano. A ottobre 2024, a diciotto anni, è numero 2 del mondo nel ranking juniores.
Da settembre 2025 lavora a Casale Monferrato con Graziano Gavazzi. Il lavoro è certosino, focalizzato: colpi da fondo prima, servizio adesso. La formula per creare una giocatrice moderna, potente e precisa. L'esordio nel main draw Wta arriva nel 2025 a Miami, ma viene sconfitta dall'austriaca Julia Grabher. Poi ci riprova a Roma e agli US Open, nel frattempo vince tre tornei nel circuito ITF e, quasi in sordina, diventa campionessa del mondo per squadre: il capitano Tathiana Garbin la convoca nella squadra italiana che conquista la Billie Jean King Cup 2025.
Ora è arrivata la prima vittoria. Dominando, al momento giusto, prima di Roma dove sarà presente con una wild card. In un colpo solo ha già scalato 39 posizioni del ranking. Ora al secondo turno la aspetta Sorana Cirstea, numero 26 del mondo, difficile ma non impossibile. Intanto Tyra Grant si è rivelata al mondo, la brezza di Bordighera evidentemente funziona. E Tyra Grant ha appena iniziato a soffiare.