Feliciano Lopez lo ha detto prima di tutti, è impossibile che Carlos Alcaraz giochi a Roma. Ma, soprattutto, vederlo al Roland Garros è una speranza, non una certezza. Lo afferma da direttore del Masters 1000 di Madrid, torneo a cui lo spagnolo ha già dato forfait dopo Barcellona. Lo afferma da ex tennista, da chi ha già vissuto da vicino la condizione delicata di una lesione al polso. Perché Carlitos si trova ora a fare i conti con quello che la stampa spagnola ha definito un’infiammazione al tendine, che avrebbe colpito anche la cartilagine. Le conferme sembrano arrivare da Ángel Ruiz Cotorro, responsabile dei servizi medici della Federazione spagnola di tennis e storico medico di Rafa Nadal, che deve aver visitato Alcaraz in questi giorni. Quello della precarietà fisica dei tennisti è un tema che non tramonta mai e che ha avuto in Del Potro, Nadal e Murray alcuni dei suoi esempi più emblematici. Gli anni passano, eppure sembra esserci sempre qualcuno (involontariamente) pronto a vestire i panni dell’eroe tragico, in balia degli equilibri precari del proprio corpo. Dispiace come, ora come ora, gli infortuni si palesino in età sempre più precoce. Sinonimo di corpi portati al limite sin da subito, equivalente di ritmi elevatissimi che, se da un lato ricercano la tutela della salute, dall’altro finiscono per minacciarla.
Il fisico e il risultato: questi i due titani nella lotta che segna la vita di ogni atleta. Rischiare o pazientare per un futuro assicurato e rassicurante? Così, Carlos Alcaraz si trova ora a dover rispondere a domande di questo tipo. La sua risposta, però, è chiara: “Aspetto sempre i tornei di Barcellona e Madrid per poter giocare davanti al mio pubblico, ma sono cose che capitano. Nel mondo professionistico bisogna accettare anche questo, come lezione per il futuro”. “La carriera è lunga, non ho paura di saltare dei tornei ora per poter recuperare al meglio. […] Abbiamo molti anni davanti a noi. Forzare per il Roland Garros potrebbe pregiudicare i tornei futuri. Vedremo cosa diranno gli esami, li ripeteremo, ma preferisco rientrare un po’ più tardi e molto bene, piuttosto che di fretta e male. Bisogna prendersi cura di sé per avere una carriera lunga”. Il piano è delineato: meglio rinunciare a difendere i punti di Roma e Parigi, piuttosto che peggiorare ulteriormente nel tentativo di farlo. Non è poi così difficile da comprendere, chi non lo fa probabilmente capisce poco di tennis (o di sport in generale). L’idea è guardare al lungo termine. Nella testa di Carlos Alcaraz (e del suo team) non c’è il ranking Atp, come non c’è l’ombra di Jannik Sinner che, in caso di assenza dello spagnolo dagli Internazionali e in Francia, manterrebbe la vetta almeno fino al termine dello Slam parigino, se non oltre, in tempo per la stagione sull’erba. In fondo lo ripetono sempre, la classifica è importante, ma non è vitale. Spesso sembra solo un meccanismo per smorzare la pressione che quel numero 1 porta con sé, e forse lo è. Nella roulette russa del ranking, resiste però una verità: il benessere fisico viene prima di tutto. “La battaglia per il numero 1 con Jannik è molto bella, un po’ per ciascuno. Penso che ora rimarrà numero 1 per un po’ più di tempo, ma alla fine la nostra carriera sarà molto lunga. Cercheremo di dare il massimo nei tornei che faremo e solo dopo arriverà il numero 1. La cosa più importante ora è recuperare, ma dopo di questo continuerò a fare come ho sempre fatto, allenandomi, e così vedremo se riprenderò presto il numero 1 o no”.
Considerando i tornei con almeno 500 punti in palio, tra Roma e Parigi troviamo Amburgo, ottimo candidato a banco di prova per testare le condizioni del polso. Se così non sarà, il ritorno di Carlos Alcaraz potrebbe avvenire sull’erba, probabilmente tra Halle e Londra, in programma dal 15 giugno. Non è comunque la prima volta che il prodigio di Murcia si ferma, tantomeno durante la stagione sulla terra. Nel 2025 fu costretto allo stop da un problema muscolare alla gamba, saltando Madrid dopo la finale persa a Barcellona contro Holger Rune (altro grande assente per rottura del tendine d’Achille a ottobre 2025, ma di ritorno per maggio). Anche in quel caso scelse di non rischiare, con lo scopo di preservare il resto dell’anno. Di nuovo Madrid, quindi. Di nuovo alla casella di partenza per poter ripartire più forte, con Roma e Parigi che aspettano di conoscere le sorti del loro campione in carica.