Theodor Kyriakou, il miliardario greco ed erede della famiglia di armatori che ha acquistato il gruppo Gedi della famiglia Agnelli-Elkann, è in trattativa per acquistare anche Dazn. Dall’operazione che ha portato nel gruppo Antenna Radio Deejay, Radio Capital, m2o, HuffPost Italia, National Geographic Italia, Limes e la pubblicitaria Manzoni, restano fuori La Stampa, che dovrebbe essere comunque venduta al gruppo Sae, e Stardust, società che voleva lanciare i business della famiglia torinese nel mondo degli influencer. A comprarla, però, è comunque una holding riconducibile a tre finanziare dei tre fratelli Kyriakou. Bene, Theodor ora vuole anche la piattaforma che trasmette tutte le partite di Serie A e su cui saranno disponibili le partite del Mondiale 2026 negli Stati Uniti, Messico e Canada.
L’acquisto di Gedi
Il 26 marzo scorso è stata formalizzata l’operazione per l'acquisizione del 100% di Gedi Gruppo Editoriale da Exor, la holding di John Elkann, creando non poche preoccupazioni all’interno delle redazioni e nel mondo dei media italiano in generale, anche se il miliardario ha comunque detto che “metterà a disposizione la propria esperienza nei media, nell’informazione, nell’educazione, negli eventi, nelle conferenze e nell’intrattenimento per rafforzare il portafoglio di testate e brand editoriali di Gedi trasformando la società in una solida realtà mediatica internazionale, caratterizzata da una forte indipendenza editoriale”. Seguiranno investimenti, quindi, sempre garantendo “l’identità, la credibilità e il pluralismo di ciascun marchio”. Almeno così ha detto il nuovo proprietario. L’operazione, stando a quanto circolato tra fonti finanziarie riportate anche da Repubblica, dovrebbe essere costata a Kyriakou tra i 100 e 110 milioni di dollari.
La trattativa con Dazn
L’andamento di Dazn negli anni è stato altalenante: la piattaforma creata da Lev Blatanik, imprenditore figlio di immigrati ucraini negli Stati Uniti, è arrivata in Italia cambiando il panorama delle trasmissioni sportive televisive italiane. Nel 2024, riporta ItaliaOggi, il gruppo ha chiuso l'anno fiscale con una perdita di circa 900 milioni di dollari, seppur con ricavi di 3,18 miliardi, in crescita dell’11% rispetto all’esercizio precedente. Un risultato possibile grazie all’iniezione di 587 milioni di dollari da parte dello stesso Blatanik. Poi, nel 2025, c’è stato un aumento dei prezzi degli abbonamenti, mossa che ha suscitato polemiche e malumori tra gli appassionati. Guardare il calcio, in Italia, costa tanto. È però vero che negli ultimi tempi l’offerta di Dazn è cambiata: sono stati aggiunti dei format e in generale la qualità del servizio è aumentata, e infatti a febbraio scorso i conti erano in miglioramento.
La valutazione globale di Dazn si aggira sui 10 miliardi di dollari secondo il Financial Times. In Italia la piattaforma genera ricavi stimati attorno ai 650 milioni di euro l'anno grazie a 1,8 milioni di abbonati, ma paga 700 milioni solo per i diritti della Serie A, con costi operativi complessivi (secondo ItaliaOggi) di circa 930 milioni. Il valore netto del solo mercato italiano risulta quindi contabilmente negativo; ciò che un eventuale acquirente pagherebbe è esclusivamente il controllo strategico del calcio in streaming fino al 2029, stimabile tra 150 e 300 milioni di euro. Grossi cambiamenti attendono la Serie A: Theodor Kyriakou sta trattando per prendersi Dazn.