Nicolò Bulega ha vinto Gara 1 a Phillip Island con quasi cinque secondi di distacco su Toprak Razgatioglu. La notizia vera, e quindi da mettere all’inizio, sarebbe questa. Solo che rischia di non fare minimamente notizia, visto che l’italiano ha dominato senza appello tutti i test invernali e ogni singolo turno di prova di questo primo round in terra australiana. E allora viene quasi da cominciare con una frase di Danilo Petrucci: “Pensavo che Casey Stoner a Phillip Island fosse la perfezione, ma pure Bulega qui non scherza. Il paradosso è che guidano in maniera opposta e non paragonabile, eppure uno faceva e Nicolò fa cose che su questa pista a tutti gli altri non riescono”.
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Ok la Ducati che sembra andare nettamente più forte delle altre, ok le polemiche fatte da Razgatlioglu, ok il flag to flag e tutto il chiacchiericcio della vigilia, ma il dato di fatto è stato uno solo: Bulega a Phillip Island non si prende. E’ partito davanti, ha accumulato un vantaggio mostruoso, s’è fatto in tutta serenità il cambio gomme imposto dai commissari e poi ha ripreso la pista in controllo, ma mantenendosi sempre a distanza siderale dagli inseguitori. Anzi, dall’inseguitore. Sì, perché Toprak Razgatlioglu ha guidato da campione del mondo, mettendo da parte tutte le difficoltà e mostrando una generosità in pista impressionante, soprattutto dopo il flag to flag. Sempre impiccato, sempre in affanno, sempre a vita persa. Un atteggiamento che però gli ha permesso di contenere i danni e di mettere le ruote della sua BMW davanti a quelle di altre quattro Ducati, compreso il rivale di sempre Alvaro Bautista. Lo spagnolo, dopo non aver mai brillato nei test e qui in Australia, è andato a prendersi un terzo posto che suona di sentenza: età, difficoltà tecniche e zavorre non saranno mai abbastanza rispetto al talento. Alla fine il distacco tra i vincitori degli ultimi tre titoli mondiali è stato di soli tre decimi.
Più attardato il quarto di giornata e anche primo dei piloti non ufficiali: Danilo Petrucci. Il ternano ha chiuso in quarta posizione precedendo uno Scott Redding rinato dopo il ritorno in Ducati e che ha sorpreso tutti in questo “nuovo” esordio con la Panigale. Chi, invece, probabilmente avrà il sangue sugli occhi è Andrea Iannone. L’abruzzese nei turni di prova era stato l’unico a tenere testa a Bulega e anche in Superpole era riuscito a conquistare la terza casella, ma qualcosa è andato storto dopo la partenza. I tempi da primo della classe sono arrivati solo dopo qualche giro, con una sesta posizione finale che comunque non sembra affatto un pessimo inizio. Così come non è un pessimo inizio il settimo posto di Andrea Locatelli con la Yamaha (Jonathan Rea, suo compagno di squadra, è fuori per infortunio e salterà anche Portimao, con Yamaha che potrebbe buttare nella mischia Augusto Fernandez) e il nono di Axel Bassani, all’esordio con la Bimota-Kawasaki.
La Superpole del mattino
Anche al mattino, in Superpole, il tema era rimasto lo stesso: Bulega davanti. Tanto che alla fine a fare notizia è stato più il giro a vita persa, ma aita persa davvero, che ha permesso a Toprak Razgatlioglu di partire dalla seconda posizione che la pole conquistata dallo stesso Bulega. A separare i due nel giro secco solo 94 millesimi: 1,12,824 per l’italiano e 1,28,918 per il turco. Andrea Iannone ha completato la prima fila, anche se con quasi mezzo secondo di ritardo. Dietro di lui, Alvaro Bautista e Danilo Petrucci hanno seguito a ruota, mentre Scott Redding, altra sorpresa di questo sabato, ha chiuso la seconda fila. La mattinata non è stata priva di incidenti e il più spaventoso è toccato a Iker Lecuona: btutta caduta in curva 9, bandiera rossa e trasporto al centro medico per controlli più approfonditi.
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