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Con Sinner anche le invasioni di campo sono diverse. Ma come sono messi al Six Kings Slam (Netflix) in Arabia? Con un montepremi da 13.5 milioni, qualche spicciolo per la security pareva brutto?

  • di Matteo Cassol Matteo Cassol

  • Foto: illustrazione IA MOW

16 ottobre 2025

Con Sinner anche le invasioni di campo sono diverse. Ma come sono messi al Six Kings Slam (Netflix) in Arabia? Con un montepremi da 13.5 milioni, qualche spicciolo per la security pareva brutto?
In Arabia Saudita, con il Six Kings Slam (Netflix) il denaro si traveste da tennis, ma si dimentica della sicurezza. Dopo il match di Sinner, un giovane in tunica bianca entra tranquillamente in campo e inizia un siparietto tragicomico con Jannik. Con un montepremi da 13.5 milioni distribuiti in massimo tre match a testa, non avanzavano spiccioli per la security?

Foto: illustrazione IA MOW

di Matteo Cassol Matteo Cassol

C’è una differenza fra un’invasione di campo e una visita surreale nel cuore dell’iperrealtà, e Jannik Sinner l’ha sperimentata a Riyadh, sotto l’occhio onnivoro di Netflix, durante il Six Kings Slam, torneo-laboratorio-esibizione in cui il tennis si traveste da serie televisiva e il denaro da sport.

Dopo il match di Jannik contro Tsitsipas, mentre analisti e conduttori commentano in piedi in campo, un ragazzo in tunica bianca, senza fretta, scavalca il limite, attraversa il tappeto sacro della performance, raggiunge Sinner e gli chiede, con alto tasso di “lost in translation”, qualche gesto e la sguaiata innocenza di un turista in pellegrinaggio, la giacca Nike. Non un autografo, non un selfie: un indumento, un frammento del mito. Sinner resta perplesso, gentile, quasi spaesato. La sicurezza? Assente. Solo dopo vari secondi un addetto si materializza e abbranca il fan, facendolo sparire dallo sfondo dell’inquadratura.

Il saluto iniziale tra Sinner e il fan invasore di campo
Il saluto iniziale tra Sinner e il fan invasore di campo Netflix

A fan walked on the court & spoke to Jannik Sinner after his win over Tsitsipas at Six Kings Slam.

Jannik is just chatting it up before security removes him 😭😭😭😭

pic.twitter.com/u0wILTBV3I

— The Tennis Letter (@TheTennisLetter) October 15, 2025

In un sistema teoricamente chiuso e asettico come quello dell’intrattenimento sportivo teletrasportato in Arabia Saudita, ecco l’errore che si trasforma in spettacolo (non è chiaro quanto gradito agli organizzatori o ai giocatori). Il tennis, disciplina dell’ordine, trapiantato per quattro giorni nel deserto si lascia violare da una breccia simbolica oltre che fisica.

Tredici milioni e mezzo di dollari danzano intorno a questa scenografia (o messinscena?): 1,5 milioni solo per partecipare, 6 milioni al vincitore (di tre partite - due nel caso di Alcaraz o Djokovic entrati direttamente al secondo turno - al meglio dei tre set). È il torneo più ricco della storia della racchetta, un trionfo di branding e diplomazia (e, sussurrano i maligni, sportwashing?). Ogni gesto è previsto, ogni sorriso calibrato. Eppure, nell’arena climatizzata di Riyadh, basta un passo di troppo a ricordare che la realtà non firma contratti.

Sinner, perplesso ma gentile, prova a capire cosa voglia da lui il ragazzo
Sinner, perplesso ma gentile, prova a capire cosa voglia da lui il ragazzo Netflix

C’è una fragilità nuova nel modo in cui Sinner accoglie l’invasore. Non c’è paura, non c’è rabbia. Solo un pudore disarmante. È come se il campione altoatesino, icona di compostezza, sapesse che resistere con violenza o fastidio che sarebbero fuori dal (suo) copione. Allora stringe la mano, dialoga, mantiene la grazia. O forse, davvero, non aveva capito o ci ha messo un po’ a capire, vista la totale decontestualizzazione del gesto, una falla da sagra di provincia più che da evento mondiale più pompato dell’anno.

Dopo una quindicina di secondi, il fan viene "rimosso" e Sinner va verso gli spogliatoi
Dopo una quindicina di secondi, il fan viene finalmente "rimosso" e Sinner va verso gli spogliatoi Netflix

Già allo Us Open Jannik era stato “vittima” di un’interazione improbabile con un fan, che sporgendosi dalle tribune aveva tentato di frugargli nel borsone. Ma a New York, terra di illusioni ma anche di crimine, un addetto alla sicurezza era subito intervenuto. In Arabia è andata diversamente. L’episodio fa sorridere solo chi non ha memoria. Perché il tennis conosce il sangue: Monica Seles, Amburgo, 1993. Un fan attraversò il campo e la pugnalò. Da allora, ogni invasione è un fantasma che ritorna. Che a Riyadh, tra i tappeti d’oro e le stanze d’hotel da mille e una notte, la security abbia deciso di concedersi un sonnellino è grottesco. Ma coerente. O forse, tolti quei 13.5 milioni spartiti tra Sinner, Alcaraz, Djokovic, Fritz, Zverev e Tsitsipas, gli spiccioli per gli addetti alla sorveglianza erano finiti?

Il tentativo di furto (?) di un fan a Sinner allo Us Open
Il tentativo di furto (?) di un fan a Sinner allo Us Open
https://mowmag.com/?nl=1

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