Testacoda, escursioni in ghiaia, botti contro le barriere e persino in pitlane. È iniziata all’insegna del caos l’attività in pista a Zandvoort, oltre che con una McLaren dominante esattamente come l’avevamo lasciata in Ungheria. Pronti via i due papaya hanno dominato la prima sessione di libere, con Lando Norris primo e Oscar Piastri secondo, con l’inglese che, poi, ha concesso il bis anche al termine delle Fp2. Le due MCL39 sono state imprendibili come da pronostico, mentre alle loro spalle regna la fatica di Ferrari e Red Bull.

Eppure, per i papaya c’è stato anche un errore pesante che potrebbe costringere Oscar Piastri a scontare una penalità in griglia. L’australiano ha toccato George Russell in pitlane mentre rientrava ai box dopo la bandiera rossa causata dal botto, leggero, della Williams di Alex Albon: Oscar aveva imboccato la casella sbagliata verso la sua crew e, quando se n’è reso conto, è tornato in fastlane senza accorgersi della Mercedes #63, finendo per toccarla. Sull’episodio è atteso il giudizio dei commissari, per quello che potrebbe essere il primo grande colpo di scena del weekend.
Alle spalle della McLaren, o addirittura in mezzo come successo nel pomeriggio, c’è l’Aston Martin che, dopo tante difficoltà, sembra aver trovato la performance che cercava nella AMR25. Lance Stroll ha chiuso al terzo posto le Fp1 con Alonso alle sue spalle staccato di pochi centesimi, con l’asturiano che si è poi ripetuto anche nelle Fp2, secondo, dividendo Norris e Piastri. Seconda sessione che, invece, non ha sorriso al canadese, finito in barriera di Curva 3 dopo appena 12 minuti dalla bandiera verde, di fatto causando la prima delle due bandiere rosse che hanno caratterizzato il pomeriggio.

Quarto, dopo il settimo posto in Fp1, è George Russell che ha piazzato la sua Mercedes a poco meno di quattro decimi da Norris una volta chiusa la prima giornata in pista, mentre è iniziato con il piede sbagliato il fine settimana di Kimi Antonelli, finito in ghiaia al mattino dopo un lungo in Curva 9 e solo 12° al pomeriggio. La sensazione è che, soprattutto per l’italiano, la W16 sia complicata da guidare, con un feeling ancora tutto da costruire.
A seguire l’inglese, quasi a marcarlo come nell’ultimo mese e mezzo, c’è Max Verstappen, per una giornata non certo positiva sul tracciato di casa. A pesare è soprattutto il distacco dal duo papaya, sei decimi al termine della prima giornata in pista, troppi anche solo per pensare a una magia davanti alla marea Orange.

Chi ha faticato, e tanto, è stata poi la Ferrari, sia con Charles Leclerc che con Lewis Hamilton. Il monegasco ha chiuso le Fp1 aprendosi via radio e dichiarando, senza mezzi termini, di essere lontanissimo da dove avrebbe voluto essere, mentre al termine delle Fp2 è ottavo a quasi un secondo dalla vetta. Hamilton, invece, è stato vittima di ben due testacoda, rispettivamente uno al mattino e uno al pomeriggio, seppur sul giro secco abbia fatto meglio del compagno di squadra, sesto a otto decimi e mezzo da Lando Norris. Distacchi siderali per una Ferrari indietrissimo, costretta ad inseguire anche in Olanda. Un po’ ce lo si aspettava per via delle caratteristiche del tracciato, ma la realtà è stata un calcio alle aspettative della Scuderia.

Dopo una prima sessione difficile, chiusa in sedicesima posizione, a dividere Hamilton e Leclerc nel pomeriggio c’è Yuki Tsunoda, mentre chiudono la Top-10 l’Alpine di un buon Franco Colapinto, obbligato a dimostrare di meritare un sedile anche in ottica 2026, e la Sauber di Nico Hulkenberg. Oliver Bearman è undicesimo, Gabriel Bortoleto tredicesimo alle spalle di Kimi Antonelli, seguiti poi da Liam Lawson ed Esteban Ocon. Sedicesimo Carlos Sainz, diciassettesimo Alex Albon, con Stroll, Gasly e Hadjar a chiudere il gruppo al termine delle Fp2. Il francese della Racing Bulls, al contrario di Stroll e Albon –indietro dopo essere finiti in barriera–, ha chiuso ultimo le Fp2 a causa un problema alla VCARB02, perdendo di fatto l’intera sessione. Una giornata caotica dall’inizio alla fine, con tante incognite ancora da chiarire: Ferrari e Red Bull sono chiamate a reagire, così come Kimi Antonelli, mentre l’Aston Martin a confermarsi. L’unica certezza? Sempre e solo la velocità delle McLaren.
