Il 2025 della MotoGP è stato l’anno dei vlog: lo fanno i piloti, come Martín e Bagnaia, lo fanno le squadre - VR46 l’ha chiamato Fluo Stream - e lo fanno i costruttori, seguendo l’esempio dei meravigliosi “sashimi” prodotti ormai da un paio d’anni da HRC, che pur rimanendo prodotti più autoriali hanno mostrato la strada.
Ora il vlog del weekend è un prodotto diventato fondamentale per diversi team, un modo efficace per far contenti sponsor e appassionati allo stesso tempo. Il più interessante nel weekend d’Ungheria, almeno fino a qui, è Inside, prodotto da Ducati. Il documentario funziona perché, evidentemente, tecnici e manager stanno “lasciando andare” sempre più contenuti rispetto ai primi video, così in quindici minuti in cui vengono raccontate diverse storie rimaste nascoste dalle telecamere di Dorna e delle televisioni.
La prima: Marc Marquez ha chiuso il gas nel giro della pole position. Il che può sembrare incredibile e spaventoso, eppure è vero. Ed è tremendo per gli altri piloti, in primis quelli che hanno visto la sua telemetria e in secondo luogo quelli che vedranno in video. Certe cose, se vuoi batterlo, faresti meglio a non saperle.
Altro momento interessante è quello in cui Manuel Poggiali, ora coach del team, va a scambiare due parole con Pecco Bagnaia su come affronta curva 2. Gli spiega che non è bello da vedere, che fa un gran pick up ma che è macchinoso, gli suggerisce di cambiare marcia un filo prima per entrare con meno scuotimenti in curva. Continueremo a chiederci come lavorano in coach, eppure questo è un ottimo esempio di come viene fatto.
Ci sono poi dei bei momenti in cui vediamo il lavoro di Marco Rigamonti, capotecnico di Marc Marquez, così come la tensione tra i meccanici in griglia quando le condizioni meteo sembrano poter precipitare da un momento all’altro. Il padre di tutti i contenuti però è verso metà video quando Gigi Dall’Igna, nel camion in cui si svolgono le riunioni tecniche, si vede la gara della Moto2: è in piedi, a quaranta centimetri dal televisore e parla in dialetto veneto: “Damme na soddisfasion”, dice all’ultimo giro. Ce l’ha con David Alonso, il piccolo diavolo campione del mondo in carica della Moto3, candidato al rookie of the year in Moto2 e al titolo del prossimo anno. Il finale è micidiale; “Adesso l’ultimo giro… con calma, ‘sta calmo!”, dice Gigi. E poi ancora: “Dai è l’ultima staccata, tranquillo…”, finché Alonso arriva lungo all’ultima frenata, fa il cambio di direzione in ritardo, gli altri due - Diogo Moreira e Manu Gonzalez - quasi lo prendono e lui vince in volata per uno zero virgola niente mentre le parole di Dall’Igna vengono censurate così tanto da diventare un codice Morse. Roba da profondo Veneto, sembrerebbe.
Uno potrebbe penare che questa sia la normalità, invece non lo è. Un buon numero di persone - tecnici, piloti, ingegneri - le gare delle categorie inferiori non le guardano neanche perché c’è tanto da fare. Gigi, evidentemente, le guarda eccome. E ha già scelto il suo pilota. Non che ci volesse un fiuto alla Rick Rubin per accorgersi di David Alonso, però sono certamente pochi i piloti con cui Gigi dialoga durante la gara. Figuriamoci se non sono neanche sotto contratto con Ducati. Quest’ultima cosa, evidentemente, potrebbe cambiare in fretta: dopo Fermín Aldeguer, il diciannovenne colombiano potrebbe entrare a Borgo Panigale con il tappeto rosso steso davanti alla porta. Il talento c’è, un passaporto che piace a Dorna anche (per quanto David sia cresciuto in Spagna) e, se questo non bastasse, Alonso è uno dei pochi piloti ad allenarsi con Marc Marquez. Se ne riparlerà nel 2027, ma il futuro dopo il 93 sembra in parte già tracciato.

