Cos’altro deve succedere per ottenere le dimissioni di un dirigente? Gabriele Gravina sarà ancora alla guida della Figc. Lui il posto fisso non lo lascia. L’Italia è fuori dal Mondiale per la terza volta di fila. Gennaro Gattuso, svuotato a fine partita, ha evitato domande relative al futuro. Gravina gli ha chiesto pubblicamente di restare. Per molti dei giocatori era l’ultima chance di rappresentare l’Italia nel palcoscenico più importante, al prossimo giro (2030) gran parte della rosa sarà in una fase finale o comunque calante di carriera. Ma è stato Gravina stesso a fare un’associazione: il calcio è anche una questione politica. Il calcio non è come gli altri sport dilettantistici, è professionismo. Dunque le norme non dipendono solo dalla Federazione, ma sono determinate da Leghe e leggi, non ci si può far niente. Quella di Gravina è una postilla che suggerisce inutilità dell’istituzione che presiede. Rimanendo sul punto e sulla vicinanza tra calcio e politica. In politica - e dunque anche nel calcio – esiste un codice etico non scritto, buon costume istituzionale, dignità. Dopo un fallimento, qualcuno deve farsi carico della responsabilità di fronte ai cittadini o, in questo caso, agli appassionati. Se il calcio è davvero di tutti allora questa gestione sportiva deve fare un passo indietro. Gravina deve fare un passo indietro.
Primavera, stagione di dimissioni. Per rinunciare a un incarico politico i motivi devono essere gravi. È una questione di opportunità e sensibilità. Il parallelo tra calcio e politica però resta, almeno nelle modalità. Gravina non si è accorto della sollevazione popolare contro di lui? Non si è accorto che alle percentuali bulgare ottenute alle elezioni federali fa da contrappeso l’unanimità di chi lo vuole dimissionario? Non si è accorto che “nel calcio di tutti” una posizione come la sua non può esistere con l’avversione di un’intera nazione? Non si è accorto Gravina che forse è arrivata l’ora di cambiare vita? Il fatto che il presidente si ostini a rimanere dov’è denota scarsa sensibilità, oltre che un’evidente incapacità tecnica. Lo dicono i risultati. Lo dicono le facce dei calciatori e di Rino Gattuso, devastate a Zenica. Il Bilino Polje canta, sventola la bandiera della Bosnia Erzegovina. Ai Mondiali ci vanno loro. Noi staremo ancora a guardare dalla poltrona. E sempre dalla poltrona, la sua poltrona, li guarderà anche il presidente Gabriele Gravina.