Il conto alla rovescia sta per finire. Mancano poco più di due mesi dall'inizio del Mondiale di calcio 2026 che si terrà tra Stati Uniti, Messico e Canada. Si è già detto di tutto in merito a questo evento senza precedenti. Si è parlato del valore economico e sportivo della competizione; del valore tecnico delle squadre (ma avete visto la rosa della Francia?); di Donald Trump che, tra una guerra e l'altra, è pronto a sfruttare il soft power pallonaro; delle nazionali mediorientali che potrebbero non partecipare alla manifestazioni; del problema sicurezza del Messico (qualche settimana fa i narcos hanno scatenato una specie di guerriglia urbana in tutto il Paese). Manca ancora qualcosa: un'analisi sui kit che indosseranno le squadre presenti al Mondiale. Ci sono le divise che rispettano la tradizione, quelle che la riprendono innovandola e quelle, ancora, che la stravolgono completamente presentando singolari effetti cromatici e riferimenti culturali raffinati. Cominciamo col dire che il monopolio delle maglie è nelle mani di tre grandi brand sportivi, ossia Adidas, Nike e Puma, seguiti da altri brand come Marathon (Ecuador e Bolivia), Saetom (Haiti) e Hummel (Danimarca). Altro aspetto rilevante: ancor più rispetto al passato, le nazionali scenderanno in campo con seconde maglie dai design più curiosi pensate appositamente per privilegiare il marketing.
Impossibile fare una classifica oggettiva delle maglie più belle. Possiamo però farla soggettiva, e allora vi diciamo che noi ci siamo innamorati dei kit della Corea del Sud firmati Nike. La prima maglia è rossa, arricchita da motivi sullo sfondo che rievocano la pelle della tigre (presente in versione ruggente sul logo), simbolo di forza e coraggio, nonché emblema della nazione asiatica. La seconda maglia, invece, segue lo stile dell'Home Kit ma ne cambia i colori: non più rosso ma lilla e bianco, con dettagli fluorescenti. È ispirata al Mugunghwa, cioè la Rosa di Sharon, il fiore nazionale sudcoreano che simboleggia la perseveranza e la bellezza eterna. Haiti presenta invece due maglie all'apparenza classiche: una blu, l'altra bianca. Guardate però cosa c'è sul fianco destro: un'illustrazione di personaggi della Rivoluzione haitiana andata in scena tra la fine del XVIII e l'inizio del XIX secolo. Sul retro della divisa da trasferta, invece, ci sono in rilievo delle palme di cocco. Il Messico si affida a una divisa Adidas che richiama l'iconica maglia del 1998, riempita di greche che rievocano la storia e l'arte del Paese. Tra le altre maglie interessanti troviamo la prima del Paraguay (bianca con strisce rosse sfumate), la seconda del Protogallo (celestina con un motivo grafico ispirato all'oceano) e l'away kit della Repubblica Ceca (bianca sporca con dettagli dorati a richiamare il cristallo boemo).
La carrellata numero due delle maglie del Mondiale si apre con il secondo kit di Svizzera (verde fluorescente), Norvegia (completamente total black, logo della nazionale compreso) Argentina (nera con strippanti dettagli celesti) e Belgio (azzurra e rosa, un'evocazione del surrealismo di René Magritte), e alla prima divisa dell'Arabia Saudita (verde con dettagli geometrici blu). Ah, a proposito. Sul web è montata intanto una curiosa critica alle divise targate Nike. Le sue nuove maglie Authentic 2026 presenterebbero, infatti, un problema evidente: la zona delle spalle risulta troppo ampia per molti giocatori, compromettendo la vestibilità. Le cuciture, posizionate in alto e rinforzate, non seguono la linea naturale del corpo ma sporgono verso l'esterno, creando un effetto rigido e poco armonioso, simile a quello di una giacca mal tagliata. Questo difetto risalta ancora di più a causa del design generale, con maniche molto corte e scollature larghe che rendono le proporzioni insolite. Il fenomeno è emerso chiaramente durante le recenti partite delle nazionali, anche se sembra adattarsi meglio a fisici specifici. Un dettaglio che stona, come hanno fatto presente numerosi influencer...