Il mondo ci guarda e vede incertezza. Sono giorni di marasma nella politica italiana, ore frenetiche di dimissioni e ammissioni (si spera) di responsabilità. Lo sport non è immune dall’entropia. Gennaro Gattuso è al passaggio fondamentale della sua carriera: giovedì 26 marzo c’è Italia-Irlanda del Nord, prima partita dei playoff per il Mondiale. Ma al mondo non è sfuggito il clima teso che si respira tra gli azzurri. Il The Times titola: “L’Italia riuscirà a qualificarsi per i Mondiali 2026? I suoi stessi demoni sono l’ostacolo”. Demoni che indossano la maglietta della Svezia e della Macedonia, le due squadre killer che hanno segnato la storia recente del nostro calcio. Quei demoni che in questi giorni, probabilmente, aleggiano tra le stanze dei convocati. Serve però scuotersi, dissolvere le immagini dei fallimenti passati, rimanere concentrati e consapevoli che la “Nazionale italiana potrebbe non essere più la squadra imbattibile di un tempo, ma è la grande favorita contro l’Irlanda del Nord giovedì e, in base al ranking e alla forma, dovrebbe riuscire a battere il Galles o la Bosnia-Erzegovina, e conquistare un posto nel Gruppo B quest’estate, insieme a Canada, Qatar e Svizzera”. La logica è dalla nostra parte. Ma nello sport i rapporti necessari non esistono. “Ci siamo già passati”, dice il Times al posto nostro.
La storia la conosciamo, il Times la ricorda: “L’Italia non partecipa ai Mondiali dal 2014 e ha vinto una sola partita nella competizione – 2-1 contro l’Inghilterra in Brasile – da quando si è laureata campione del mondo nel 2006. Una sola vittoria in 20 anni. Non c’è da sorprendersi che il terrore di subire una terza eliminazione consecutiva ai playoff sia reale”. La pressione sugli azzurri sarà enorme, Gattuso ha scelto lo stadio di Bergamo per risparmiare ai suoi il peso di San Siro (e di eventuali fischi), un monumento che potrebbe far vacillare qualcuno. Comprensibile, tuttavia l’Italia rimane “fragile”, il ct non ha “il pedigree dei suoi successori” ma può contare sul “ricordo della gloria del Mondiale del 2006”. Facendo la conta degli arruolati, comunque, la fiducia aumenta: “Per ora, le speranze dell’Italia risiedono in una rosa che, nonostante i suoi difetti, vanta ancora alcuni talenti di altissimo livello. Gianluigi Donnarumma del Manchester City è uno dei migliori portieri al mondo, mentre Riccardo Calafiori è un elemento chiave dell’Arsenal, impegnato nella corsa al Triplete, e Sandro Tonali del Newcastle United è probabilmente uno dei migliori centrocampisti della Premier League”. Ancora il Times cita gli interisti che seppur stiano vivendo una fase negativa “hanno contribuito a portare l’Inter a due finali di Champions League in tre anni”.
“Nessuno pretende che questa nazionale italiana possa competere con i grandi di 20 anni fa”, conclude il Times, “quando Gianluigi Buffon, Fabio Cannavaro, Andrea Pirlo, Francesco Totti e Alessandro Del Piero, insieme a Gattuso, hanno formato la spina dorsale di una nazionale campione del mondo”. È anche vero che “la squadra dovrebbe essere sufficiente per qualificarsi. L’obiettivo è chiaro: l’Italia non deve solo battere l’Irlanda del Nord e poi il Galles o la Bosnia-Erzegovina”. Ma per farlo “deve anche sconfiggere i propri demoni”.