L'Inghilterra è sacro e profano. La nazione dell'etichetta, del re e la regina, dell'aplomb “inglese”, ma è anche punk, rock, i Sex Pistols e gli Oasis. E cosa c'è di più inglese del football, quello sport nato nei college e finito nelle strade, a cui gli inglesi come buona parte del mondo hanno votato gran parte della loro esistenza. E allora ci tocca invidiarli. Perché se noi “non siamo popolo” e “siam divisi”, loro, almeno quando in campo ci sono i Tre Leoni, sono una grande moltitudine. Sotto il collante della birra a fiumi gli inglesi si stringono attorno alla propria nazionale nei pub, nelle piazze, allo stadio. Ripongono nel sottoscala le faide delle firm e le bandiere dei club per indossare la maglia bianca e la croce di San Giorgio.
E l'Inghilterra non può non starci almeno un pochino simpatica, per quella maledizione di essere la nazionale che ha inventato il gioco ma che ai Mondiali, per un motivo o per un altro, ha raccolto un solo successo ormai risalente a sessant'anni fa anni fa.
Per questo è impossibile non emozionarsi guardando le immagini finali della partita di ieri fra i Leoni e la Croazia. Lo stadio di Arlington che diventa Anfield, Wonderwall nelle casse, i tifosi uniti a cantare a squarciagola e i giocatori sotto a guardare con lo sguardo colmo di emozione. Che aura, e che canzone Wonderwall, che si candida a diventare l'inno non ufficiale dei britannici per questo Mondiale dopo aver (sembra) soppiantato la pur bellissima It's coming home (che forse gli porta pure un po' di sfiga).
Poi accanto al sacro c'è il profano. La birra appunto, che ovviamente scorre a fiumi con un pub di Dallas che ha annunciato di aver terminato le scorte di birra. E poi i cori, bellissimi, goliarci ma anche politici. Ne hanno per tutti, da sinistra a destra. Da “Keir Starmer's a wanker” (Keir Stramer è un cogli*ne, riferito al labista primo ministro inglese) sulle note di Seven Nation Army. Fino al coro antitrumpista: “He's fat... with piles... he's in the Epstein files... Trump the cuunt.. Trump the cuunt”. Cori per cui la FIFA che ha proibito i cori a sfondo politico, ha minacciato l'espulsione dallo stadio dei supporters inglesi nel Mondiale più politico di sempre. Che spettacolo.
Ci tocca invidiarli e fargli i complimenti, per come si divertono. Noi che non solo non siamo ai Mondiali, ma che uniti come gli inglesi attorno alla nostra nazionale non lo siamo da tempo. E forse, per un po' di genuino affetto e sana invidia, in questo Mondiale senza Italia tifiamo un po' Inghilterra anche noi.