Dicono di lei soprattutto per i capelli decolorati a fasce. Le chiedono il nome del salone e della parrucchiera. Ha lo smiley, piercing che si vede a ogni sorriso. Ora, però, diranno di lei che è la miglior pattinatrice del mondo a 20 anni. Alysa Liu ha vinto l’oro a Milano Cortina. Lo ha fatto battendo la regina del ghiaccio e favorita Kaori Sakamoto, campionessa eterna e all’ultimo ballo prima del ritiro. E invece le cose sono andate diversamente. La giapponese, seconda sul podio, ha sistemato l’oro sul petto della rivale, aggiustando i peluche prima che l’inno cominciasse. Sugli spalti dell’Ice Skating Arena c’era anche Ilia Malinin, il Dio caduto di questa Olimpiade, ad applaudirla e a fare il tifo per lei. Ora di Alysa Liu dicono perché suo padre è fuggito dalla Cina dopo i fatti di piazza Tienanmen, infilando in questa storia a tutti i costi l’idea dello scontro tra visioni del mondo (che con Eileen Gu è stato perso) in cui le stelle e le strisce sono più luminose del rosso del Dragone. Ma la gara, quella sì, che merita di essere discussa. E il suo punteggio di 226.79 è il risultato di un’esibizione perfetta.
Alysa Liu ha 19 anni, è la migliore del mondo e ha un passato già lungo nello sport: vince il campionato nazionale a 13 anni, chiude salti quadrupli prestissimo (cosa non scontata nel pattinaggio femminile), ma a 16 anni decide di ritirarsi: “Non ero mai andata in vacanza in tutta la mia vita fino a quando ho smesso di pattinare. Desideravo davvero quei momenti umani. Mi sentivo molto isolata allora, sempre in viaggio per allenarmi. E sapevo che era necessario, perché le Olimpiadi erano dietro l’angolo, ma per me era davvero dura”. Ritorna a una vita “normale” e sta fuori dai palazzetti per quattro anni. Poi, come Michael Jordan, fa il comeback e nel 2025 vince il Mondiale. E ora, dopo Milano Cortina, ha già al collo il metallo più ambito. Pochi millimetri di acciaio sotto ai piedi bastano ad Alysa Liu. Sul ghiaccio danzano le divinità: una è già caduta. L’altra Dea è rimasta in piedi fino all’ultimo.