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27 marzo 2025

Miami Open, l’Italia riparte da Berrettini e Bertolucci spara: “Contro l’alieno De Minaur ha dimostrato di essere ancora un avversario pericolosissimo. Il rientro tardivo? Scorie psicologiche”

  • di Giulia Sorrentino Giulia Sorrentino

27 marzo 2025

Matteo Berrettini ritrova il suo tennis migliore al Miami Open e si prende i quarti di finale, dimostrando di essere "ancora un avversario pericolosissimo". Contro De Minaur ha brillato come ai tempi d’oro, e ora guarda con fiducia al prosieguo della stagione. Ma Paolo Bertolucci l’ex campione azzurro individua il vero ostacolo nella testa e parla di “ripiegamento psicologico, come se non credesse più di poter giocare senza farsi male”
Miami Open, l’Italia riparte da Berrettini e Bertolucci spara: “Contro l’alieno De Minaur ha dimostrato di essere ancora un avversario pericolosissimo. Il rientro tardivo? Scorie psicologiche”

Rivedere Matteo Berrettini nelle fasi decisive di un torneo importante non sorprende più. Anzi, a dirla tutta, secondo Paolo Bertolucci, sarebbe stato plausibile aspettarsi questi risultati già prima, subito dopo il suo rientro nel circuito lo scorso anno. Dopo aver vinto Marrakech nel marzo 2024, e poi Gstaad e Kitzbühel in estate, sembrava che la macchina si fosse rimessa in moto. E invece, quel rallentamento successivo, quella sorta di frenata interiore, ha avuto con ogni probabilità radici psicologiche: come se Berrettini stesso faticasse a credere davvero nella possibilità di giocare con continuità, senza ritrovarsi, di nuovo, travolto dagli infortuni. “Il successo in Coppa Davis gli è servito per sgombrare la mente da quelle scorie, così da ritrovare consapevolezza nelle sue qualità”, scrive Bertolucci sulla Gazzetta dello Sport. Da lì, la rinascita: consapevolezza nuova, un team ben costruito intorno a lui, fiducia piena. E quel livello di tennis che oggi mostra a Miami non è altro che il suo standard naturale, quello che appartiene a un giocatore da top 20 fisso, e chissà, magari di nuovo da top 10, un traguardo che torna ad avere un senso concreto.

Matteo Berrettini incontra Taylor Fritz
Matteo Berrettini incontra Taylor Fritz

Martedì, nella sfida contro Alex De Minaur, la sensazione era chiara: per chi avesse guardato il match senza sapere nulla dei due, sarebbe sembrato ovvio che il tennista più forte e meglio piazzato fosse Berrettini. E non l’australiano: “D’altronde nel match di martedì contro De Minaur un alieno appena atterrato sul nostro pianeta e a digiuno di tennis avrebbe pensato che il giocatore più forte e di classifica migliore fosse l’italiano e non certo l’australiano, a dimostrare come un Berrettini centrato e in forma rimanga un avversario pericolosissimo per tutti” tuona Bertolucci. Questo perché, quando Matteo è centrato e in forma, rimane uno dei clienti più scomodi del circuito. Oggi lo attende un test impegnativo contro Taylor Fritz, contro cui non ha mai vinto in quattro precedenti. Ma, vista la condizione attuale e un circuito orfano di dominatori, causa stop di Sinner, non c’è nulla di scontato. “L’ex finalista di Wimbledon, in assenza di un dominatore del circuito, può coltivare sogni di gloria”, osserva Bertolucci. E il suo obiettivo, neanche troppo nascosto, è il ritorno sull’erba di Church Road a luglio, con lo Slam londinese cerchiato in rosso sul calendario.

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Bertolucci ricorda anche come Berrettini, a inizio stagione, abbia più volte sottolineato il desiderio di essere protagonista sulla terra battuta. Ed è una scommessa realistica, considerando anche la sua storia personale: su dieci tornei vinti in carriera, sei sono arrivati sul rosso. Se il suo tennis oggi si è adattato molto bene al veloce, anche la terra continua a rappresentare un habitat familiare. Merito, in parte, anche di un colpo come lo slice di rovescio, ormai arma consolidata nel suo repertorio, preziosa proprio sulla polvere di mattone. “Il suo gioco si attaglia bene anche alla terra, in particolare grazie all’uso dello slice di rovescio, ormai un’arma importante nel suo arsenale”, sottolinea Bertolucci. Il punto chiave, però, sarà evitare di arrivare agli Internazionali d’Italia con troppe pressioni addosso. “Rischierebbe di arrivarci scarico prima ancora di scendere in campo”. Ma oggi, a 28 anni e con alle spalle le montagne russe della sua carriera, Berrettini ha l’esperienza necessaria per gestire quei momenti. Se continuerà a giocare così, nessun avversario sarà contento di affrontarlo. Anzi: oggi, Matteo è tornato a essere uno spauracchio. Ed è bellissimo poterlo dire di nuovo.

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