Le iniezioni di acido sul pene non sono doping. La Wada ha escluso che questa discutibile pratica abbia dei rilevanti vantaggi pratici. All’inizio di questa Olimpiade Rebecca Passler, fondista italiana, è stata sospesa temporaneamente in quanto positiva al letrozolo. Ma anche gli sci possono essere “dopati”: Han Dasom e Lee Eui-jin, sciatrici di fondo della Corea del Sud, sono state squalificate dopo che delle sostanze non ammesse sono state ritrovate sulle scioline, ovvero il gel applicato nella parte dello sci a contatto con la neve, durante le qualificazioni allo sprint. Si tratta di cera fluorata, che è considerata non lecita dalla Fis dal 2019 e resa ufficialmente proibita a partire stagione 2023/24. Non sono le atlete, quindi, ad aver assunto prodotti dopanti: è un caso di “doping del materiale”. Oltre al miglioramento illecito della velocità, il “fluor” (così viene chiamata la cera) è vietata anche in quanto dannosa per l’ambiente, un inquinante cosiddetto “eterno”, che viene assorbito dal terreno e penetra nelle falde acquifere, sono resistenti sia ai grassi che all’acqua.
Insomma, un danno all’ambiente e alla carriera di due atlete. Dasom ed Eui-jin sono state scoperte dagli ufficiali di gara grazie all’utilizzo della tecnologia Fluor Tracker, che individua la presenza della cera sulla parte interessata degli sci grazie a sensori ottici avanzati. La nazionale coreana si è giustificata parlando di “contaminazione accidentale”. Verranno accertate le circostanze, ma per il momento resta la squalifica. Per il momento l’unico caso di doping è italiano: Rebecca Passler, positiva all’antidoping, ha comunque annunciato ricorso. Anche per lei la ragione della positività sarebbe accidentale, senza dolo. Il Tribunale amministrativo sportivo ha cominciato a vagliare la pratica nell’udienza del 10 febbraio. L’obiettivo di Passler è partecipare già a questa edizione dei Giochi.