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PELLE D'OCA! Per Saviano il Palio è lo specchio retrogrado della nostra Italia? Tittia risponde con un trionfo che profuma di “lavoro e famiglia” e Mr. Gomorra…

  • di Emiliano Raffo Emiliano Raffo

4 luglio 2025

PELLE D'OCA! Per Saviano il Palio è lo specchio retrogrado della nostra Italia? Tittia risponde con un trionfo che profuma di “lavoro e famiglia” e Mr. Gomorra…
Giovanni Atzeni, in arte Tittia, porta l’Oca al trionfo al Palio di Siena. L’ennesimo – sono undici! – per il fantino che è ormai il “dominus” del Palio. E le sue parole post-gara? Quasi un’involontaria risposta a quelle di Saviano. Quelle che vedono il Palio come lo specchio di questa nostra Italietta invidiosa e furba…

di Emiliano Raffo Emiliano Raffo

E ora mettiamoli una sera a cena insieme, Roberto Saviano e Tittia, al secolo Giovanni Atzeni, fantino quarantenne. Potrebbero avere diverse cose da dirsi. A partire, forse, non dal recente trionfo di Tittia al Palio di Siena, ma dalle dichiarazioni che Saviano ha recentemente rilasciato ad Alessandro Cattelan proprio sul Palio e che, una volta pronunciate, hanno rapidamente (e prevedibilmente) fatto il famoso “giro del web”. Il Palio specchio perfetto della nostra Italietta, secondo Saviano: “Se vuoi far capire a uno straniero cos’è l’Italia, devi mostrargli il Palio di Siena. Innanzitutto l’obiettivo non è voncere, ma far perdere l’avversario. Secondo, puoi fare tutto: corrompere il fantino, buttarlo giù. Tutto è possibile. […] Il cavallo che arriva alla contrada è estratto, non è che lo puoi comprare, quindi non c’è lavoro. Non lo alleni tu. Infine, la vittoria consiste in un drappo. Una vittoria bellissima e inutile. Una vittoria in cui c’è dentro l’odio verso chi hai accanto. Infatti le contrade amiche sono quelle distanti, quelle nemiche quelle vicine. L’Italia”. Che a vederla così, la similitudine, per quanto necessariamente stilizzata, ci può anche stare. Punti di vista, si può dire. Che talvolta – questa è la bellezza/stranezza della comunicazione e della sua esistenza sempre travagliata – cozzano, in virtù anche del momento in cui sono espressi. In questo caso cozzano con il sudore e l’energia di una vittoria come quella di ieri, in cui Tittia ha trionfato alla guida del cavallo esordiente Diodoro.

Roberto Saviano 01
Roberto Saviano. Ospite di Alessandro Cattelan si è lanciato in una stimolante similitudine Italia-Palio di Siena

L'Oca, la contrada di Fontebranda, ha dominato il Palio 2025. La stampa chiama Tittia “dominus”. Padrone, perché il Palio di Siena è il suo giardino: ne ha vinti undici. Padroncino, invece, direbbe forse Saviano. Il dominus, ironia della sorte, apre le dichiarazioni post-gara proprio con una frase classica, quasi allegriana: “ho lavorato molto quest’inverno”. Parte proprio dal “lavoro” messo in discussione da Mr. Gomorra. E aggiunge: “Io non ho voglia di rivincita. Corro sempre contro me stesso. Mi piace quello che faccio, amo questa città e non devo dimostrare niente a nessuno. […] Forse avrei voluto fare altre scelte, ma con questo cavallo avevo una conoscenza profonda. Era un debuttante, un po’ acerbo, ma in quattro giorni è cresciuto tantissimo. Mi sono convinto solo nell’ultima mezz’ora che potevamo provarci davvero”. Parole che nascono da Tittia e solo da Tittia, lontane chilometri dall’idea di polemizzare a distanza con Saviano, ma che (re)introducono nella narrazione di “cosa è il Palio” sostantivi e verbi di colore diverso da quelli utilizzati da un Saviano amaro e ficcante. Un evento, quello raccontato da Tittia, che forse non ha a che fare con l’intrepido eroismo dei singoli (o di un’intera contrada) – Saviano (e non solo) innorridirebbe davanti a una tale iperbole –, ma che comunque riguarda anche le nostre umane paure, la nostra determinazione e destrezza nel superarle. Dice il fantino: “Avevo paura solo di rimanere in strada, ma appena partiti la paura è svanita. Non ho mai temuto che potessero riprendermi, ero troppo concentrato. Alle prove sono sempre stato calmo, perché la velocità del Palio non si raggiunge lì. E alla fine è andata proprio come volevo”. Concentrazione, lavoro e velocità nell’Italietta delle tradizioni “negative”, parrebbe. Conclude il dominus: “Cinque giorni vissuti in un clima di massima serenità, mai una pressione. Con me c’erano Federica, Ilaria, i miei genitori, la famiglia di Ilaria, i ragazzi di scuderia: siamo una squadra unica. A loro devo tantissimo. Ogni vittoria è anche loro”. Caspita, e ora che ci piazza dentro anche la famiglia? Non è che al buon Saviano, per quanto appassionato di Palio, dia fastidio anche questo? Lo aspettiamo al varco, magari tra qualche mese, conoscendo i suoi ritmi mediatici, per capire se la similitudine Palio-Italia possa essere aggiornata o approfondita (e se intanto vogliamo approfondirla noi, la vittoria di Tittia, facciamo un salto su La Nazione per leggere il commento di Sergio Profeti).

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