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11 giugno 2025

Sinner e Alcaraz, Massimo Bottura spara tra il referendum e il Roland Garros: Carlos “Ascendenze arabe” e Jannik “Italiano madrelingua tedesco”. Soncini risponde: “E le tasse?”. Ma la Storia...

  • di Jacopo Tona Jacopo Tona

11 giugno 2025

Due fenomeni, uno con cognome arabo e l’altro madrelingua tedesco: per Bottura, la bellezza nasce dal melting pot. Ma davvero bastano le origini, o il fatto che la finale del Roland Garros sia durata quanto la Reconquista, per parlare di inutilità dei confini? Alcaraz è spagnolo, Sinner è altoatesino e vive a Montecarlo. Confini inutili o confini comodi?

Foto: Ansa

Sinner e Alcaraz, Massimo Bottura spara tra il referendum e il Roland Garros: Carlos “Ascendenze arabe” e Jannik “Italiano madrelingua tedesco”. Soncini risponde: “E le tasse?”. Ma la Storia...

“Ieri uno spagnolo di ascendenze arabe e un italiano di madrelingua tedesca hanno dato vita a una delle più belle partite di tennis nella Storia. ‘sta utilità dei confini continua a essere sopravvalutatissima”. Così Luca Bottura su X, il 9 giugno, sul match infinito. Lo spagnolo di ascendenze arabe sarebbe Carlos Alcaraz, l'italiano di madrelingua tedesca è Jannik Sinner. La tesi è che la mescolanza tra popoli, o melting pot, genera bellezza. Questo è ampiamente condivisibile, forse anche a livello generico, procreativo e, volendo, artistico. Senza star qui a sollevare questioni di etica pubblica sulla cittadinanza, però, ci sono anche alcuni problemi riguardo a questa conclusione, che il sillogismo regge soltanto se le premesse sono a tutti gli effetti vere. Il primo problema è di ordine storico e politico. La Reconquista spagnola è durata quasi come una finale del Roland Garros, cioè 800 anni. La Spagna cristiana ci ha messo tre quarti di millennio per riprendersi gli inutili confini, geografici e politici, della penisola iberica occupata dagli arabi. E il fatto che il loro tennista di bandiera conservi qualche riminescenza araba nel cognome non implica che abbia una qualche diretta discendenza. Alcaraz è anche il nome di una cittadina in provincia di Albacete, costruita dagli arabi quindi ripresa da Alfonso VIII di Castiglia nel 1213 dopo un assedio, e il cognome potrebbe venire più dal toponimo che da qualche antenato.

Carlos Alcaraz e Jannik Sinner
Carlos Alcaraz e Jannik Sinner Ansa

Lo stesso vale per l'italiano di madrelingua tedesca. Non è certo una sorpresa che gli altoatesini, in primis, siano sostenitori dell'utilità dei confini. L'Alto Adige passa al Regno d'Italia nel 1920, dopo la sconfitta austroungarica nella Prima Guerra Mondiale, e nonostante i tentativi di italianizzazione durante il fascismo conserva la propria identità, linguistica e non. Con tanto di 32 anni di terrorismo indipendentista, dal 1956 al 1989. E il fatto che si parli praticamente soltanto il tedesco cosa ci dice, se non che i confini probabilmente sono sicuramente inutili, ma in qualche modo necessari? E non entriamo nella questione specifica di Sinner e del suo rapporto con l'Italia, che già Guia Soncini sotto al post di Bottura ha commentato: “in cui tu tifavi l'italiano nonostante non paghi le tasse al Paese di cui lo ritieni simbolo, ché anche la razionalità e la coerenza son sopravvalutatucce”, e senza soffermarsi sugli altri che hanno notato come il primo a essere contento dei confini, soprattutto del Principato di Monaco, sia proprio l’italiano madrelingua tedesco. Insomma, il discorso è bello, è giusto e tutto quanto, ma non regge. Ma forse è coerente con il nome scelto da Bottura per la sua rubrica e per i social: Bravi, ma basta.

Il post di Luca Bottura
Il post di Luca Bottura X @bravimabasta
https://mowmag.com/?nl=1

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