Quando Exor, la cassaforte finanziaria della famiglia Agnelli-Elkann, ha venduto il 4% di Ferrari incassando 3 miliardi di euro, il mercato ha reagito con scetticismo. Il titolo ha perso quasi l’8% in Borsa, segno che gli investitori non hanno gradito l’operazione. Ma c’è di più: Ferrari stessa ha riacquistato il 10% delle azioni vendute, ovvero 666.666 titoli, per un controvalore di 300 milioni di euro (Milano Finanza). Un’anomalia che ha sollevato più di qualche domanda.
Cosa è successo? E perché il mercato non ha gradito?
Quando una società quotata vende rapidamente un pacchetto di azioni per fare cassa, usa una tecnica chiamata Accelerated BookBuilding (Abb). È un metodo per piazzare rapidamente titoli sul mercato, solitamente con uno sconto per attirare gli investitori. Nel caso di Ferrari, il prezzo di vendita è stato fissato a 450 euro per azione, circa il 6,8% in meno rispetto al valore di 483 euro del giorno precedente (Milano Finanza).
Di norma, chi vende le azioni (in questo caso Exor) non si aspetta che tra gli acquirenti ci sia la stessa azienda i cui titoli sono in vendita. Ferrari, invece, ha deciso di ricomprarne una parte, una scelta che non avviene quasi mai perché può generare conflitti di interesse e suggerire che non ci fossero abbastanza investitori pronti a comprare.
Il risultato? Gli analisti si sono divisi: alcuni vedono l’operazione come una mossa intelligente per mantenere alto il valore del titolo, altri la interpretano come un segnale di debolezza, una sorta di toppa per evitare un crollo più forte (Milano Finanza).
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Perché Exor ha venduto Ferrari?
La risposta ufficiale è che Exor vuole diversificare il proprio portafoglio. In parole povere, aveva troppe uova nello stesso paniere: la Ferrari era arrivata a pesare il 50% del valore della holding. Con questa mossa, Exor ha ora 4 miliardi di euro in cassa da reinvestire in nuovi settori strategici.
Secondo Milano Finanza, John Elkann potrebbe puntare su tre direzioni principali:
- Sanità e biotech: Exor ha già investito in Philips e in società francesi e italiane attive nel settore medico. L’idea sarebbe rafforzare questa area, che ha margini di crescita enormi.
- Tecnologia e intelligenza artificiale: Exor è già dentro The Economist e Gedi (che controlla testate come Repubblica e La Stampa), ma potrebbe puntare su nuove piattaforme digitali o persino su aziende legate all’AI.
- Lusso e Made in Italy: Dopo il successo Ferrari, Elkann potrebbe guardare ad altri brand di fascia alta, nel settore moda o lifestyle.
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John Elkann scarica l’automotive?
Se c’è una cosa chiara, è che Elkann sta prendendo le distanze dal settore automobilistico tradizionale. Dopo la fusione tra Fiat e Peugeot per creare Stellantis, ora la Ferrari è sempre meno strategica per Exor. La Verità parla addirittura di “ultima furbata di Elkann”, accusando la famiglia Agnelli-Elkann di usare il Cavallino per fare cassa e poi voltargli le spalle.
Ma c’è una ragione dietro questa strategia: gli Stati Uniti minacciano nuovi dazi sulle auto europee (fino al 25%), un rischio enorme per Ferrari, che realizza un quarto del suo fatturato in Nord America. Inoltre, le politiche ambientali dell’UE spingono verso l’elettrico, tecnologia ancora non del tutto compatibile con il dna Ferrari (La Verità).
Elkann sembra aver capito che il futuro dell’automotive non è più garantito, mentre settori come la sanità, l’intelligenza artificiale e il lusso offrono prospettive più sicure.
Ferrari reggerà senza Exor?
Elkann giura di sì. Ha stabilito un lock-up di 360 giorni, che significa che per un anno non potrà vendere altre azioni Ferrari. Inoltre, mantiene il 30% dei diritti di voto, quindi la Ferrari resta formalmente sotto il controllo della famiglia Agnelli-Elkann (La Verità).
Ferrari può continuare a crescere senza il sostegno di Exor? Se la holding di Elkann inizia a puntare altrove, il Cavallino Rampante riuscirà a mantenere la sua corsa, rallenterà o sarà indifferente?
Ma soprattutto, con 4 miliardi freschi in cassa, qual è la prossima grande mossa di John Elkann?
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