A pensarci bene tutta questa storia è iniziata da Fabrizio Corona, quando per la prima volta il nome di Paolo Zampolli viene “inoculato” nella stampa italiana attraverso il canale scandalistico per eccellenza, Falsissimo e il caso Signorini. Ma ecco, se vi siete scandalizzati per la mega-causa da milioni di euro intentata da Mediaset nei confronti del Re dei paparazzi ora mettetevi comodi perché ne vedremo delle belle. Con il servizio mandato in onda ieri sera su Rai3 il prossimo scontro su cui avrà molto da scrivere la stampa italiana e pure quella internazionale non sarà solo quello tra Report e l’inviato speciale per le partnership globali di Donald Trump, Paolo Zampolli, ma direttamente quello contro gli Stati Uniti. Diciamo che l’Italia in questo momento è parecchio in difficoltà nei suoi rapporti con Washington. Casus belli i vari niet opposti alle varie richieste statunitensi avanzate verso Roma, dovute peraltro all’imprevedibilità di Trump e alle sue prese di posizione estreme e incomprensibili. Sono sei gli eventi che hanno fatto molto arrabbiare il Tycoon.
Il Michelangelo-Dome firmato da Roberto Cingolani, ormai ex ad di Leonardo. Il no del ministro della Difesa Guido Crosetto su Sigonella, dove il titolare di via XX Settembre ha semplicemente rispettato le norme contenute nell’accordo bilaterale in vigore dal 1954; le parole del Papa sulla Guerra e la vicinanza italiana alle sue posizioni; l’interruzione del rinnovo all’accordo di Difesa Italia-Israele e infine i cacciamine da inviare a Hormuz, dove però Crosetto, attraverso il Corriere stamattina ha aperto a qualche spiraglio di possibilità futura. Un colpo al cerchio e l’altro alla botte, ci si prova, anche se è tutto così complicato. Quest’ultima inchiesta sugli Epstein Files proprio non ci voleva. La testimonianza più interessante, al di là delle parole della ex di Zampolli, Amanda Ungaro, che restano comunque tutte da verificare, è quella di Ari Ben Menashe, ex agente israeliano alle dirette dipendenze di Ehud Barak che lavorò anche con Robert Maxwell (padre della compagna di Epstein). L’ex agente segreto sostiene che Epstein fosse un agente israeliano con enormi risorse e la grandissima abilità ad irretire personaggi di rilievo internazionale nella sua trappola. “Spiava tutti e ricattava tutti” e questi segreti custoditi da Israele avrebbero permesso a Netanyahu di avere un’arma di ricatto verso Donald Trump.
E’ per questa ragione che Trump si sarebbe lasciato trascinare nell’attacco all’Iran. Secondo Menashe, Trump, sarebbe stato favorevole ad una pace con gli iraniani, ma le cose sarebbero poi andate diversamente proprio a causa di questo ricatto. Menashe, poi, ha parlato di un romanzo che racconta di una bomba atomica seppellita da Israele nel sottosuolo degli Stati Uniti, arma di ricatto verso Washington. Una metafora che secondo Menashe rappresenterebbe gli Epstein Files. Fra questi, le presunte foto di Melania con Jeffrey Epstein. Unire questa tesi alle testimonianze della Ungaro e quindi tirare in ballo Paolo Zampolli rischia di essere una bella grana per il governo italiano, in particolare per la Farnesina, perché ad ogni modo Report va in onda sulla Rai, che è servizio pubblico di informazione. La class action internazionale annunciata sui social da Paolo Zampolli tocca Brasile, Stati Uniti e Italia e rispetto alla causa nei confronti di Fedez e Marra rischia di avere delle ripercussioni di ben più vasta portata. Staremo vedere con quali modalità.