Il legame tra la strage di Crans Montana e la Corsica potrebbe non essere, purtroppo, solo la famiglia Moretti. O meglio, come sospettano in molti, proprio la famiglia Moretti potrebbe essere stata uno degli strumenti della famigerata “mafia corsa” che ormai da tempo sta allargando i suoi interessi ben al di fuori dell’isola francese. Niente di geografico e di culturale, ma criminale. Poteri che si mimetizzano, fiumi di euro che si riciclano e verità che emergono, purtroppo, solo quando il sangue costringe tutti a guardare. E adesso è successo di nuovo, anche se i morti non sono 40 innocenti, ma uno dal passato discutibile.
Dopo il caso Moretti e le ombre sull’inchiesta svizzera, infatti, la Corsica sta restituendo l’immagine più brutale di un sistema che non conosce più nemmeno i propri codici. Perché? Perché Alain Orsoni, 71 anni, ex leader del nazionalismo corso ed ex presidente dell’AC Ajaccio, è stato ucciso con un colpo di pistola al petto mentre assisteva al funerale della madre, nel cimitero di Vero, nell’entroterra di Ajaccio. Un’esecuzione secca, chirurgica, avvenuta nel luogo che per tradizione rappresenta l’ultima tregua possibile. “Con Alain Orsoni ucciso davanti alla bara di sua madre, la Corsica perde l’ultima soglia tra violenza e senso, non perché Orsoni fosse un giusto o un capo ma perché esisteva ancora come limite” – scrive oggi Roberto Saviano sul Corriere della Sera.
Secondo le prime ricostruzioni investigative, il proiettile sarebbe stato esploso da grande distanza da un tiratore appostato. Nessuna sparatoria, nessuna confusione: un solo colpo. Al cuore. Orsoni si è accasciato davanti alla bara della madre, mentre il rito era in corso. I soccorsi non sono bastati. La procura francese ha immediatamente qualificato l’omicidio come un delitto di criminalità organizzata, affidando l’inchiesta alla neonata Procura nazionale anti-crimine organizzato, in coordinamento con il tribunale interregionale di Marsiglia. Lo Stato francese, insomma, considera questa un delitto di mafia. Orsoni, infatti, potrebbe essere stata una figura di confine, cresciuta nella prima generazione del nazionalismo corso organizzato, quando indipendentismo, uso della forza e controllo del territorio erano elementi intrecciati. Militante del FLNC, divenne uno dei volti più noti dopo l’uccisione del fratello Guy, sequestrato e assassinato negli anni Ottanta in una vicenda mai del tutto chiarita, che incrociò anche la criminalità sarda dell’Anonima gallurese. Negli anni Novanta, poi, Orsoni aveva tentato la via politica, fondando un movimento autonomista e sedendo nell’Assemblea territoriale corsa. Ma le guerre interne al nazionalismo, le faide e le vendette trasversali lo avevano costretto a lasciare l’isola. Ha vissuto a lungo all’estero, tra Stati Uniti, Nicaragua e Spagna, tornando in Corsica solo molti anni dopo. Anche come presidente dell’Ajaccio Calcio, in un contesto in cui pure lo sport è sempre stato un moltiplicatore di relazioni, protezioni e visibilità.
Era già scampato altri attentati. E era considerato un sopravvissuto. Qualcuno aveva un conto in sospeso con lui e non s’è fatto scrupolo di colpire durante il funerale di un familiare. Anche in barba alle regole della mafia stessa. Proprio adesso che di mafia corsa si è tornati a parlare con insistenza chiedendosi dove e come Jacques e Jessica Moretti avessero potuto trovare tutta la ricchezza di cui beneficiavano e grazie alla quale gestivano locali nelle più ricche località della Svizzera, come Crans Montana, appunto.