“Non sono cose che mi riguardano, se voterò? Non lo so”. Carlo Conti risponde così in sala stampa da Sanremo a chi gli chiede se andrà o no a votare per il referendum sulla Riforma della giustizia. Dice che preferisce il modello rappresentativo alla democrazia diretta. Che scelgano gli eletti. Di fatto questo è già avvenuto: la riforma è passata.
Prima ipotesi: Carlo Conti non sa effettivamente se andrà a votare. È la meno probabile. Più probabile che non volesse far storcere il naso a nessuno, né alla destra né alla sinistra. Sta provando in ogni modo a tenere la politica fuori da Sanremo ma, non per colpa sua, non ci sta riuscendo.
Eppure quell’accenno alla democrazia rappresentativa pare quasi sia un’indicazione chiara per capire cosa farà. Domanda: non vota a nessun referendum?
In ogni caso, la sua scelta, dandola per buona, farà un favore al Sì e a chi sostiene questa riforma. E il motivo è semplice. Questo referendum è senza quorum. Cosa vuol dire? Che astenersi dal votare non impedirà alla proposta, se i Sì saranno di più, di passare. Quindi non andare a votare è molto probabile che aiuti il sì.
Qualcuno dirà che non sapendo come la pensa Conti non c’è motivo di credere che astenendosi finisca per aiutare il sì. Ma non serve sapere come la pensa il presentatore di Sanremo per capire che l’astensione aiuterà il Sì.
Chi vota Sì, infatti, sicuramente andrà a votare. Se Coti sta mentendo sul fatto di astenersi, allora potrebbe votare tanto Sì quanto No. In questo scenario non aiuterebbe nessuno. Ma se invece sta dicendo la verità, allora è molto probabile che il motivo sia o che non è d’accordo con la riforma o non sa esprimersi. In entrambi i casi, astenersi non toglie un voto al Sì, ma al limite al No.
Essere indecisi non ti porta, solitamente, a votare Sì, a meno che tu non sia spinto a votare per motivi di affiliazione politica. Dunque, a meno che Conti non sia davvero un meloniano come in molti sostengono, difficilmente si troverebbe a votare a favore di questa riforma in un caso di indecisione. Più probabile che per cautela venga spinto a votare No.
Essere indecisi, dunque, è un’arma a favore di chi critica questa riforma. Forse anche per questo il Comitato del No ha dato la stura a svariati video imprecisi, inesatti e talvolta folkoristici (come quelli di Pif e Barbero).
Quello che è certo è che chi sostiene una battaglia di solito, sul campo di battaglia, si presenta. Quindi Conti, se non sta mentendo, è più probabile che sia o contrario o indeciso. E, sempre se non sta mentendo, non presentarsi potrebbe non essere la mossa giusta per un indeciso o un contrario. Ma potrebbe non essere così sbagliata agli occhi di chi questa riforma, invece, la vuole.