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Caso Orlandi, dopo la bufera su Wojtyla la lettera che riapre alla pista inglese. Fittipaldi: “Forse un depistaggio, l’arcivescovo di Canterbury mi ha detto che non ha mai conosciuto il cardinale Poletti”

  • di Giulia Ciriaci Giulia Ciriaci

13 maggio 2023

Caso Orlandi, dopo la bufera su Wojtyla la lettera che riapre alla pista inglese. Fittipaldi: “Forse un depistaggio, l’arcivescovo di Canterbury mi ha detto che non ha mai conosciuto il cardinale Poletti”
Abbiamo intervistato il giornalista d’inchiesta e direttore di Domani Emiliano Fittipaldi, tentando di comprendere se il caso della scomparsa di Emanuela Orlandi stia per essere travolto o meno dall’ennesimo depistaggio. Una missiva tra l’arcivescovo di Canterbury Carey e il cardinale Ugo Poletti potrebbe in qualche modo avvalorare la pista inglese. Davvero Emanuela dopo la sua sparizione nel 1983 sarebbe stata tenuta per anni e anni nascosta a Londra? In base al documento pubblicato da Fittipaldi nel 2017, documento che fino a quel momento era stato conservato in una cassaforte della Prefettura degli Affari Economici del Vaticano, sembrerebbe di sì, e questa lettera ne sarebbe un ulteriore prova per via degli indirizzi che coincidono. Ma al tempo stesso diversi elementi fanno propendere per l’ipotesi che si tratti di un falso, come sostiene lo stesso Carey: “L’arcivescovo mi ha detto che non ha mai conosciuto né incontrato il cardinale Poletti, che non ricorda di aver scritto questa lettera e di non essere mai stato coinvolto nel caso Orlandi”

di Giulia Ciriaci Giulia Ciriaci

Siamo davanti all’ennesimo depistaggio sul caso di Emanuela Orlandi? A suo fratello Pietro è stata recapitata, in forma anonima, una lettera che nel 1993 l’allora arcivescovo di Canterbury Carey avrebbe spedito al cardinale Ugo Poletti, al tempo arciprete della Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma. Una missiva in cui il capo della chiesa Anglicana chiede al cardinale di incontrarsi, dal momento che sapeva della sua presenza a Londra, per discutere di persona della vicenda di Emanuela Orlandi. I fatti curiosi sono due. La missiva sarebbe stata spedita a un indirizzo che abbiamo già incontrato, e che a suo modo andrebbe ad avvalorare la pista inglese: Chalpham road. Indirizzo in cui si trova un istituto dei preti scalabriniani, e dove forse Emanuela sarebbe stata tenuta nascosta per anni dopo la sua scomparsa nel 1983. L’altro fatto curioso è il destinatario della missiva. Il cardinale Poletti è la stessa persona che ha autorizzato il seppellimento di Enrico De Pedis, boss della Banda della Magliana, nella cripta della Basilica di Sant’Apollinare a Roma, a due passi dalla scuola di musica frequentata da Emanuela. Noi di MOW abbiamo intervistato il giornalista d’inchiesta e direttore di Domani Emiliano Fittipaldi, che da anni si occupa del caso Orlandi, tentando di comprendere insieme a lui se si tratti o meno dell’ennesimo depistaggio, e di rispondere alla regina delle domande: chi avrebbe interesse a mettere in circolazione un documento simile?

Emiliano Fittipaldi, giornalista d'inchiesta e direttore di Domani
Emiliano Fittipaldi, giornalista d'inchiesta e direttore di Domani

Cosa ne pensa della lettera che sarebbe stata inviata dall’arcivescovo di Canterbury Carey al cardinale Ugo Poletti?

Ho avuto questa lettera in anteprima, quindi una settimana di tempo per lavorarci e per capire che tipo di documento fosse. Se genuino, apocrifo o un falso totale. Ho semplicemente tradotto prima la lettera e poi l’ho fatta vedere, insieme ad un collega del Times, direttamente all’arcivescovo.

Qual è stata la risposta dell’arcivescovo?

Ha fatto presente che c’erano molti errori di sintassi. Questa lettera vuole sembrare un documento mandato dall’allora arcivescovo di Canterbury nel 1993 a Poletti. L’arcivescovo ricordiamo è il capo della chiesa Anglicana.

Di cosa si parla in questa lettera?

L’arcivescovo chiede a Poletti, che al tempo era arciprete della basilica di Santa Maria Maggiore a Roma, di vedersi personalmente perché sapeva che si trovava a Londra, per parlare della situazione di Emanuela Orlandi visto che ne scrivevano da tempo, ma dal momento che era una situazione delicata gli chiede appunto di vedersi da vicino.

A quale indirizzo è stata spedita?

Manda questa lettera, almeno così vuol far credere, a un indirizzo diventato famoso dopo la pubblicazione del mio libro su Emanuela Orlandi, “Impostori”, che si chiama Chalpham road. Nei famosi cinque fogli, che ho pubblicato nel 2017, che sono una nota spese, Emanuela Orlandi sarebbe stata recuperata dal Vaticano in qualche modo nel 1983 e poi portata a Londra. Qui avrebbe vissuto per quattordici anni, perché poi, sempre secondo il documento, morì nel 1997 e i suoi resti furono riportati in Vaticano.

Pietro Orlandi come ne è entrato in possesso?

Questo documento sarebbe arrivato da un anonimo direttamente a Pietro, che a poi consegnato ad Alessandro Diddi, Promotore di giustizia in Vaticano che sta indagando sulla scomparsa di Emanuela. Io ne ho avuto accesso e ho cercato di capire che cosa fosse.

L’arcivescovo di Canterbury ha fatto commenti sul destinatario della lettera?

Ha detto che non ha mai conosciuto né incontrato il cardinale Poletti, che non ricorda di aver scritto questa lettera e di non essere mai stato coinvolto nel caso Orlandi.

E per quanto riguarda la firma?

Dice che la firma è sua, questa è la cosa più interessante. Quindi riconosce la firma della lettera come vera, ma dice che il testo è falso perché è pieno di errori e non avrebbe mai lasciato uscire un testo di questo tipo.

Quindi cosa potrebbe essere accaduto?

O si tratta di un documento artefatto, nel senso che qualcuno aveva la firma originale dell’arcivescovo. Io e Orlandi abbiamo avuto la copia digitale della lettera, quindi bisognerebbe analizzare l’originale per vedere se c’è stata una manipolazione, e quindi potrebbe essere stata appiccicata una filma vera su un testo falso.

Oppure?

Il testo potrebbe essere stato scritto da un italiano, perché sembra veramente tradotto in un inglese maccheronico da un italiano, e firmato dall’arcivescovo senza che si rendesse cono di quello che stesse firmando. Questa mi sembra la versione meno plausibile.

Emanuela Orlandi con suo fratello Pietro
Emanuela Orlandi con suo fratello Pietro

Chi avrebbe interesse a mettere in circolazione un documento simile?

Questa è la cosa curiosa, perché questo documento vuole avvalorare i cinque fogli e quindi la pista inglese. A chi interesserebbe fare un altro depistaggio? A qualcuno interno al Vaticano? A qualcuno di esterno? A qualche maniaco del web che vuole prendere in giro la famiglia Orlandi? Questa è una domanda a cui francamente non riesco a rispondere. La cosa certa, secondo me, è che così si rischia di allontanarsi dalla verità, invece che avvicinarsi.

Perché ancora una volta si aggiunge un elemento invece di togliere qualcosa?

Rischia di aggiungere un altro depistaggio se la lettera fosse un falso, come gli elementi che abbiamo fanno sembrare che sia. L’inglese è veramente maccheronico, tenderei ad escludere che sia stata scritta dall’allora arcivescovo di Canterbury. Ma la firma è vera, almeno così è stata riconosciuta. Quindi forse c’è un falsario che unisce una cosa falsa e una cosa vera, producendo un fattoide che in qualche modo rilancia quella che è la pista inglese perché l’indirizzo è lo stesso.

Quando ha letto questo indirizzo cosa ha pensato? Dal momento che fa scopa con il contenuto dei cinque fogli.

Certo che fa scopa, sia la storia inglese sia il posto dove i cinque fogli farebbero immaginare che Emanuela sarebbe stata trasferita per un po'. Sono spese vitto e alloggio per 8 milioni di lire. Anche questo documento comunque potrebbe essere un falso. Certo, immaginare che qualcuno crei un falso per avvalorare un altro falso a quarant’anni è una domanda a cui proprio non riesco a dare risposta.

Nei cinque fogli all’inizio si legge gennaio 1983, mentre Emanuela è scomparsa nel giugno di quello stesso anno. Come mai questa discrepanza?

Non lo so, può darsi che si sono sbagliati, che sia stato fatto un errore. Oppure ci sono delle spese che partono già da gennaio. Anch’io ho detto che ho tantissimi dubbi su quei cinque fogli, ci sono molte cose che non tornano. Dall’intestazione di “sua riverita eccellenza”, un’intestazione che viene utilizzata rarissimamente.

Cosa pensa del commento di Enrico Mentana sulla Commissione d’inchiesta?

Sono abbastanza scettico sul fatto che si possa, dopo quarant’anni, arrivare a una verità. Ovviamente bisogna avere rispetto per la famiglia che spera, ed è comunque una cosa positiva. Che la Commissione o l’indagine in Vaticano portino a risolvere uno dei cold case più misteriosi e celebri mi sembra improbabile, su questo sono d’accordo con Mentana.

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