Da giovedì pomeriggio si è ampiamente, ma non a caso, diffusa la notizia di cronaca che Rocco Siffredi ha sporto querela contro venti persone per i servizi televisivi andati in onda a primavera. Le Iene hanno infatti prodotto molti servizi contro il famoso pornoattore, nei quali sono stati dichiarati "abusi e violenze", che sarebbero state subite, secondo le dichiarazioni anonime diffuse solo in televisione, da parte di alcune ex attrici per adulti che hanno in passato lavorato con il famoso attore, regista e produttore di cinema per adulti.
La campagna di accuse TV del programma di punta di Mediaset è andata avanti per oltre un mese e mezzo, da aprile a quasi giugno dello scorso anno, per un numero totale di 7 puntate. Di cui ben 6 sono ritenute diffamatorie dagli avvocati di Siffredi, che hanno infatti intentato la causa di diffamazione e di cui ora si occupa il pm Marina Petruzzella, dopo che l'avv. Rossella Gallo ha depositato, a inizio 2026, una integrazione alla maxi querela presentata per diffamazione nei confronti degli indagati. Le indagini sono attualmente in corso.
Il programma Le Iene, non appena si è diffusa ieri pomeriggio la notizia, ha subito prodotto un curioso comunicato stampa, che pare scritto da... Fabrizio Corona! Alcune settimane fa, numerosi e attenti osservatori avevano notato il singolare comunicato stampa con cui Mediaset accusava Fabrizio Corona di aver fatto, in buona sostanza, ad Alfonso Signorini la medesima campagna di accuse che Le Iene in passato avevano riservato nei confronti di Siffredi, ma anche del regista Brizzi, attuale compagno della sindaca di Genova del PD, Silvia Salis.
Da giovedì sera si legge la risposta, consequenziale alla diffusione della notizia della querela di Siffredi, da parte del programma Mediaset, Le Iene. Nel testo si legge infatti che: "Le Iene sono certe di aver operato con correttezza, professionalità e trasparenza, nel pieno esercizio del diritto di cronaca, su una vicenda di evidente interesse pubblico". Se a qualcuno pare di averlo già sentito: è il medesimo appello alla libertà di cronaca che è stato fatto da Fabrizio Corona per difendersi in tribunale dall'azione legale di Mediaset e che ha avuto come conseguenza concreta la cancellazione delle puntate di Falsissimo come decretato dal tribunale di Milano.
Quindi, per capire bene: se è Corona che si appella al diritto di cronaca contro Mediaset non va bene, mentre se è Siffredi a ritenere diffamatorio il medesimo "metodo Le Iene" usato da Mediaset è invece lecito, corretto e di interesse pubblico tale diritto di cronaca? Agli azzeccagarbugli, l'ardua sentenza.
Il fatto certo e giornalisticamente documentato è che il presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti e la segretaria generale della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, lo scorso 27 gennaio hanno così dettagliato circa la sentenza del tribunale nel caso Corona-Siffredi: "E’ un richiamo stonato l’appello al diritto di cronaca evocato da Fabrizio Corona, non essendo lui un giornalista e non essendo Falsissimo una testata registrata. Non di censura, dunque, si tratta, ma di una sentenza che ha per oggetto un’attività meramente commerciale che niente ha a che vedere con l’informazione."
La questione si attorciglia, fermi tutti: nemmeno Le Iene è una testata giornalistica e infatti è un mero prodotto di intrattenimento commerciale. Quindi perché la trasmissione Mediaset si appella al diritto di cronaca, se non è un organo di stampa?
Non è mica chiara questa strategia, ma è invece certo che, tra le persone sotto indagine per diffamazione a Siffredi, c'è anche la giornalista Roberta Rei, autrice della campagna di accuse tv contro Siffredi, che è pure iscritta all'albo nazionale dei giornalisti.
Basti infatti citare la scelta di non raccontare cosa veniva pubblicato, con video e foto ad evidente smentita delle affermazioni televisive, proprio qui su MOW. Come ad esempio la partecipazione del magazine, con un dettagliatissimo reportage fotografico alla Academy di Budapest che è al centro delle accuse de Le Iene. O, forse pure peggio, la scelta di non raccontare ai propri lettori che due accusatrici di due distinte puntate mandate in onda da Mediaset, in realtà sono: madre e figlia. E, cosa ancora più assurda, nel 2022 erano state intervistate proprio dalle telecamere di Mediaset al fine di promuovere il film per adulti di cui erano protagoniste insieme a Rocco Siffredi. In tale caso di apparizione TV le due donne non hanno raccontato di abusi, ricatti e quant'altro, ma hanno promosso la propria professione di attrici hard. Però tre anni dopo, nel 2025, hanno raccontato a Roberta Rei, che si suppone abbia almeno controllato la vericidità di tali fonti e informazioni, come è un obbligo deontologico della professione di giornalista in Italia, sebbene abbia poi scelto poi di omettere ai telespettatori della propria trasmissione, sia la parentela che la reale storia delle due accusatrici presenti in due distinte puntate della propria campagna di accuse TV.
Infine c'è da sottolineare che, già dall'incipit, il comunicato de Le Iene non la racconta mica giusta. Si legge infatti: "Apprendiamo da alcuni articoli apparsi sulle pagine dei principali quotidiani italiani di un’azione legale per diffamazione che il sig. Rocco Tano avrebbe intrapreso nei confronti della nostra trasmissione..." Ma è cronologicamente falso. Come riporta anche oggi in edicola il quotidiano La Repubblica, la querela non è del 2026, ma del 20225. Le Iene scrivono ufficialmente che apprendono solo oggi dai mass media tale notizia ma, dato che l'azione legale è stata presentata la scorsa estate, risulta davvero molto difficile credere sulla fiducia che, durante gli 8 mesi trascorsi, nessun legale di Mediaset e de Le Iene, nessun giornalista della redazione o chi per esso, non abbia avuto nozione o notizia di un'azione legale nei confronti del programma di intrattenimento.
La querela è dell'estate 2025 e ci sono indagini in corso, il caso Corona è al centro delle cronache giudiziarie, ma Le Iene scoprono solo a marzo 2026 che Rocco Siffredi li ha querelati...ok, tutto chiaro.
Infatti, da informazioni giunte a MOW da fonti primarie, la notizia che è uscita nelle ultime ore dal tribunale è solo al riguardo di una lieve integrazione alla querela dopo l'ultima puntata de Le Iene, in cui una ex attrice raccontava di supposti abusi subiti addirittura nel 1993, senza però mai citare esplicitamente il nome dell'attore, regista e produttore di Cinema per adulti originario di Ortona.
Quindi la reale querela, come informa anche La Repubblica, è stata depositata nell'estate 2025 e non ora nel 2026: come è stato confermato di persona a MOW, Rocco Siffredi ha sporto infatti querela nei confronti delle persone citate e dei due autori della trasmissione Le Iene di Mediaset, ben 8 mesi fa.
A prescindere da quando l'hanno scoperto questi giornalisti molto disinformati, rimane comunque il fatto che: prima Mediaset accusa Corona di usare il metodo che "Le Iene" hanno usato nei confronti di Rocco Siffredi. E ora Le Iene si appellano al diritto di Cronaca proprio come Fabrizio Corona ha fatto nei confronti della querela di Mediaset. E il motivo concreto di questo particolare e complementare, nonché continuo, paradosso nella comunicazione è presto detto: il padre e patron della trasmissione Le Iene, Davide Parenti e Fabrizio Corona, come dichiara più volte lo stesso Corona all'interno delle puntate di Falsissimo, sono amici molto intimi da tanti decenni. "Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei", ricorda a tutti l'adagio popolare.
Suona quindi ironico, anche per il curioso comunicato stampa de Le Iene, la dichiarazione di Davide Parenti che ha reso in un servizio di TV Sorrisi e Canzoni per la promozione della propria trasmissione, in cui annunciava come imporante la campagna di accuse tv a Rocco Siffredi. In tale intervista raccontava ai lettori di Mondadori, quindi sempre in casa Mediaset, quale fosse il mestiere che avrebbe tanto voluto fare da grande: "Il giornalista. Evidentemente non ho studiato abbastanza (ride)".
Parole che oggi risultano davvero illuminanti.