Ha parlato a MOW Andrea Tamagnini, presidente dell’Inter Club San Marino, di cui faceva parte l’uomo che ha lanciato ad Emil Audero un petardo durante la partita con la Cremonese. “Ho subito fatto presente che la curva Nord non c’entrava nulla. Ho parlato io con la Digos: era una mia responsabilità”, ci dice il tifoso. Ma chi è l’autore di un gesto così pericoloso? “Un uomo di 40 anni, non un ragazzino. Non ci aveva mai dato problemi”. E ora si attendono le sanzioni: “Spero non ci rimetta tutta la curva”. Intanto la vendita dei biglietti per la trasferta a Reggio Emilia, contro il Sassuolo, è bloccata.
Andrea Tamagnini, chi ha lanciato il petardo ad Audero e chi ha perso le dita sono la stessa persona?
Non posso confermarlo con assoluta certezza. Quello che so è che a uno dei nostri sono saltate le dita perché aveva una bomba carta in mano. È stato un gesto stupido, senza dubbio. Ritengo plausibile che siano la stessa persona, ma non posso dirlo con massima sicurezza.
La zona in cui è partita la rissa dopo il primo lancio e quella in cui è avvenuto il secondo scoppio sembrano diverse.
Sì, mi rendo conto che ci siano cose da chiarire. So che può sembrare una scusa, ma è la verità: in quel momento non ero lì. Ho sentito il botto, sono tornato nel settore e Audero era già a terra. Poi c'è stata una seconda esplosione e mi sono venuti a chiamare dicendo che a uno dei nostri soci era scoppiata una bomba a carta in mano.
Un tifoso che ha lanciato il petardo ed è stato immediatamente circondato davvero può aver avuto il tempo accenderne un altro poco dopo?
Non sono in grado di dire quanto tempo è passato. Ripeto: non posso confermare che sia stato lui al 100%. Un nostro socio ora è in ospedale. Sicuramente non giocava con una bomba carta semplicemente tenendola in mano.
L’idea era di lanciarla, poco ma sicuro.
È un dato di fatto.
La Nord è stata veloce nel parlare con le forze dell’ordine per facilitare l'identificazione di questa persona.
Ho chiesto io ai ragazzi della curva di lasciar fare a me. Sapevo che era stato uno dei nostri. Sono stato chiaro con la Digos nel dire che nessuno della Nord era coinvolto. Non aveva senso criminalizzare la curva per un gesto così stupido di un singolo individuo.
Gli ultras hanno subito detto che era stato qualcuno di un Inter Club.
Come presidente del Club era mia responsabilità. L’ho fatto presente ai membri della curva e agli agenti.
Contro la Cremonese non era necessaria la tessera del tifoso. In questi casi come vi assicurate che chi entra non darà problemi?
I cani sciolti ci sono ovunque, in tutti i grandi gruppi di persone. Ci sono e ci saranno sempre. Noi ci impegniamo e facciamo di tutto per portare allo stadio coloro che tifano in maniera intelligente. Quando organizziamo i bus riconosciamo quasi tutti, ma io non posso controllare ogni zaino di ogni persona, che magari va a prendere le bombe carta o i petardi in un secondo momento. Non possiamo sapere in anticipo le intenzioni di chi viene in trasferta.
Ci sono stati problemi anche in stazione, dove ci sarebbe stata un’aggressione a sfondo razzista.
Di quello non so nulla. Noi siamo partiti da San Marino con i minivan che organizziamo sempre. In stazione non c'eravamo.
Ora si attende la decisione dell’Osservatorio. Il rischio è uno stadio vuoto contro la Juventus.
Stamattina ho sentito alcuni membri della curva. Ho cercato di tutelarli in tutti i modi. Loro non c’entrano niente. C’è un regolamento e un istituto che stabilisce le sanzioni. Probabilmente la vendita dei biglietti per la trasferta a Reggio Emilia (l'Inter giocherà domenica prossima contro il Sassuolo, ndr) rimarrà bloccata. Su questo, purtroppo, non posso farci nulla.
La persona che ha lanciato il petardo vi aveva già dato problemi?
È un uomo di 40 anni, non un ragazzino. Non lo conosco bene, però era già stato in trasferta con noi. Non ci aveva mai creato nessun problema. L’ho visto l’ultima volta fuori dallo stadio, prima di entrare. Poi una volta dentro l’ho perso di vista. È impossibile stare dietro a tutti. Se lo avessi avuto vicino lo avrei fermato senza dubbio.
Ora come sta?
Mi hanno detto, ma non ho certezza di ciò, che è stato trasferito a Modena in una struttura specializzata in questo genere di infortuni. In ogni caso, da quanto mi risulta lui non avrebbe negato di essere il responsabile del lancio contro Audero.