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Inchiesta sul Milan, perché c'è chi punta il dito su Paolo Maldini? Vi spieghiamo tutto

  • di Lorenzo Longhi Lorenzo Longhi

16 marzo 2024

Inchiesta sul Milan, perché c'è chi punta il dito su Paolo Maldini? Vi spieghiamo tutto
Dopo che il Milan è finito sotto inchiesta in molti, sui social e non solo, avanzano dubbi sull'ex capitano milanista come “talpa” visto che ha avuto rapporti difficili sia con la proprietà precedente, il fondo Elliott, sia con il nuovo corso di Cardinale (RedBird), che lo esonerò. Ma è davvero così? Non proprio. E vi spieghiamo perché

di Lorenzo Longhi Lorenzo Longhi

Da quando Paolo Maldini non è più all’interno della dirigenza rossonera, dallo scorso giugno insomma, al Milan le cose non sono andate poi così bene. Eliminato dalla Champions League e dalla Coppa Italia, fuori – come tutti del resto – dalla lotta scudetto ancora in inverno, è comunque secondo in campionato e ai quarti di Europa League, ma le ambizioni, dopo la scorsa stagione, legittimamente potevano essere altre. Il punto, però, non è nemmeno questo, ma l’inchiesta che la Procura di Milano sta conducendo sulla proprietà del club: secondo la tesi dei pm Giovanni Polizzi e Giovanna Cavalleri, in buona sostanza, il controllo del Milan sarebbe ancora nelle mani del fondo Elliott, nonostante la cessione del club a RedBird nell’estate 2022. Ebbene, di sicuro, se c’è una figura che ha avuto rapporti non idilliaci con entrambe le proprietà, quella è di Paolo Maldini. Più volte critico per i modi e gli atteggiamenti degli uomini del fondo Elliott, come Gazidis (“Per il nostro percorso e per ciò che è successo in passato anche durante il periodo di crisi con Rangnick, trovo poco rispettoso il fatto che a oggi l’amministratore delegato ed Elliott non si siano neanche seduti a parlare con noi”, disse in un’intervista del maggio 2022 alla Gazzetta dello Sport, rincarando la dose lo scorso dicembre in un’intervista a La Repubblica e commentando così il rinnovo del contratto suo e di Massara: “Mandarci via dopo lo scudetto sarebbe stato troppo impopolare”), la bandiera rossonera è infine stata silurata da RedBird, dalla proprietà di Cardinale (sempre dall’intervista a Enrico Currò di Repubblica: “Con lui, in un anno, solo una chiacchierata, più quattro suoi messaggi. Diceva che dovevamo fidarci l’uno dell’altro. Io l’ho fatto: come sia andata, è noto”), per presunta incompatibilità con l’ad Furlani. Alla luce delle accuse, se si rivelassero fondate, la situazione di Maldini – sopportato da una proprietà ed esonerato dall’altra – sarebbe paradossale, perché i pm sostengono che il controllore sarebbe sempre stato lo stesso soggetto.

Paolo Maldini
Paolo Maldini

RedBird ha smentito nettamente la ricostruzione, Furlani e Gazidis sono indagati con l’ipotesi di reato di ostacolo all’esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza, al momento non vi sono state né udienze né rinvii a giudizio (meno che mai processi) e la Procura della Figc, a quanto si è appreso, non ha richiesto ancora gli atti a chi indaga a Milano. La situazione, sufficientemente pesante in termini di immagine ancor prima che di rischi, è in fieri, e l’indagine si svilupperà, ma ciò che oggi salta all’occhio è che Maldini appare una sorta di coscienza rossonera. Nelle poche interviste rilasciate dopo l’addio, è parso profetico: “Ci sono persone di passaggio, senza un reale rispetto di identità e storia del Milan. L’ho detto prima del mio congedo: ‘Oggi comandate voi, ma per favore rispettate la storia del club’”. Un discorso, il suo, che riguardava non gli aspetti formali e sostanziali del passaggio da una proprietà all’altra – alla faccia di alcuni irrilevanti terrapiattisti da social network che rilanciano un suo presunto ruolo nell’inchiesta: una sciocchezza – ma la presenza di determinate persone in determinati ruoli e il riguardo nei rapporti con le bandiere, eppure oggi suona piuttosto sinistro.

Paolo Maldini
Paolo Maldini
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