Jeremy Clarkson torna con la sua rubrica sul Sunday Times. Nel suo ultimo editoriale, Jezza prende di mira l’Europa e l’Italia, ridimensionando le illusioni di chi sogna una vita da espatriato al sole del Mediterraneo. Clarkson non nega i mali profondi del Regno Unito. Anzi, li elenca con ironia feroce: “È facile convincersi che la Gran Bretagna sia ormai un caso disperato e irrecuperabile, un paese che si è infilato in un paio di pantaloni di burro Fairy Liquid e sta precipitando verso un futuro disastrato, pieno solo di tasse, criminalità e malattie. Il quadro, spiega, è deprimente: “L’economia è in stallo, il mercato immobiliare è stagnante, la polizia è diventata praticamente inutile, molte città sembrano zone vietate e piene di buche, e tutti sono sempre furiosi. E siamo guidati da un gruppo di persone che sono allarmantemente poco intelligenti.” Non sorprende quindi che tanti britannici comincino a guardarsi intorno. “Molte persone stanno seriamente pensando di andarsene e trasferirsi altrove.” La prima meta che viene in mente è l’Europa. Ma Clarkson smonta subito la fantasia di una fuga mediterranea. “È allettante, perché sono sicuro che molti di noi si siano seduti su una bella spiaggia del Mediterraneo e abbiano accarezzato l’idea di trasferirsi lì a tempo pieno. Ma avete mai visto Corfù d’inverno? No, certo che no, perché non ci sono voli. È letteralmente Alcatraz.” Anche la Francia, spesso rifugio per gli inglesi nostalgici, non convince: “Adoro il sud della Francia, ma temo che trasferirsi lì sarebbe come saltare dalla padella alla pentola dell’olio bollente.”

Jezza parla male anche dell’Italia, che resta tuttavia l’opzione più “sicura”, almeno a prima vista. “L’Italia è probabilmente una scelta più sicura e i prezzi degli immobili sono ragionevoli. Ma avete mai provato a chiamare un idraulico di emergenza da quelle parti? Non sono sicuro che ci riuscireste, e questo potrebbe farvi impazzire un po’.” E non è solo una questione di efficienza. Per lui il problema dell’Europa è anche l’imprevedibilità politica e sociale. “Ti trasferisci lì, trovi scuole per i tuoi figli, fai un corso di idraulica così puoi riparare il bagno da solo e dieci minuti dopo eleggono un presidente comunista e qualcuno della nuova polizia di stato arriva a confiscarti il cane.” Anche la Danimarca è scartata per l’eccesso di tassazione: “Credo di avere ragione nel dire che lì ti tassano per starnutire.” L’Austria non entusiasma: “Vivere in Austria sarebbe come vivere nel servizio da tè della domenica della nonna.” L’Europa dell’Est? “Beh, sì, ma c’è Andrew Tate.” Insomma, ogni porta si chiude di fronte all’esule britannico in cerca di pace. Dopo aver demolito ogni alternativa, Clarkson torna al punto di partenza: meglio restare a casa. “Se ti trasferisci all’estero, tra tre anni e mezzo vivrai in un altro Paese, e Dio solo sa come sarà la vita lì. Mentre se rimani qui, tra tre anni e mezzo sarai circondato dai tuoi amici e dalla tua famiglia.” Il ragionamento è pragmatico: la Gran Bretagna sarà pure infelice, mal governata e traballante, ma almeno è prevedibile. L’Europa invece è un terreno instabile, un miscuglio di tasse soffocanti, infrastrutture difettose e politica volatile.
