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John Elkann ed eredità Agnelli, ma davvero Margherita può farlo fuori? E cos’è la storia della segretaria “pagata in nero”? Tra Fiat, Ferrari e...

  • di Lorenzo Fiorentino Lorenzo Fiorentino

23 settembre 2024

John Elkann ed eredità Agnelli, ma davvero Margherita può farlo fuori? E cos’è la storia della segretaria “pagata in nero”? Tra Fiat, Ferrari e...
Dopo il sequestro di quasi 75 milioni di euro agli indagati per il processo sull’eredità Agnelli, adesso potrebbe cambiare molto nell’assetto dell’impero di famiglia. Sì, perché Margherita Agnelli, che ha fatto causa ai suoi figli, i fratelli Elkann, potrebbe rientrare nei giochi, tra Ferrari e Fiat, e, forse, far fuori John. Ma come? E soprattutto, cos’è la storia della segretaria “pagata in nero”?

di Lorenzo Fiorentino Lorenzo Fiorentino

Quanto successo recentemente nell’ambito del processo per l’eredità di Gianni Agnelli e Marella Caracciolo, ovvero con il sequestro di 74,8 milioni di euro agli indagati, tra cui figurano anche i tre fratelli John, Lapo e Ginevra Elkann, per truffa ai danni dello Stato e frode fiscale, potrebbe seriamente innescare una sorta di reazione a catena, con conseguenze tutte da scoprire. Nello specifico, si ritorna a parlare di un possibile ingresso di Margherita Agnelli, madre degli indagati contro cui ha aperto una battaglia legale che sembra ormai interminabile, nell’impero Agnelli-Elkann. A rivelarlo è François De Tonquédec su La Verità, in un articolo che spiega come in realtà “i veri dubbi che scaturiscono dall’indagine torinese […] riguardano i futuri assetti delle quote”. Bisogna ricordare che la figlia dell’Avvocato decise di rimanere fuori da questo impero firmando un accordo transattivo nel 2004 in cambio di 1,3 miliardi di euro, ma tutto sarebbe cambiato quando Margherita ha cominciato ad accusare, prima la madre e poi i suoi eredi (e cioè i figli), di aver tenuto nascoste varie società estere, quadri e – forse – addirittura dei lingotti d’oro, ma soprattutto di aver mentito sulla reale residenza della Caracciolo durante gli ultimi suoi anni di vita, così da evitare le leggi italiane sulla tassazione del lascito della donna. Comunque sia, tornando all’impero Agnelli, questo attualmente conta la società semplice Dicembre, la cassaforte di famiglia, che “controlla un patrimonio da circa 35 miliardi”, e che, a cascata, controlla “il 40% della Giovanni Agnelli Bv, società di diritto olandese che, a sua volta, detta legge in Exor”. Quest’ultima, poi, sottolinea sempre La Verità, “controlla tutte le società del tutto o in parte riconducibili alla famiglia, a cominciare dalla quota di Stellantis, per arrivare in Gedi […] In mezzo, quote rivelanti di Ferrari, Iveco, Philips, Christian Louboutin, e il 65% dlla Juventus”. Ma adesso il controllo della Dicembre, in mano a John Elkann per il 60%, rischia seriamente di tremare, visto che “se fosse confermata l’italianità di Marella allora uno dei capisaldi storici dell’eredità Agnelli, il patto successorio ovvero la rinuncia originaria di Margherita all’eredità della madre, potrebbe essere messo in discussione […] – così – la figlia dell’Avvocato tornerebbe nell’asse ereditario, con esiti al momento imprevedibili”. E, come se non bastasse, adesso sarebbe stata trovata anche “la teste chiave” del processo…

Ginevra Lapo e John Elkann
I tre fratelli Elkann
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L’altra grande novità nella faida di famiglia viene riportata da Ettore Boffano su Il Fatto Quotidiano. Secondo quanto riportato dal giornalista, dunque, “John Elkann avrebbe pagato ‘in nero’ la segretaria che gestiva le pratiche di sua nonna […] la stessa che avrebbe mantenuto una corrispondenza riservata con un avvocato svizzero su come redigere il testamento della vedova dell’Avvocato”. Il suo nome è Paola Montaldo, e a quanto pare “ha un ruolo chiave come teste nell’inchiesta penale dei pm torinesi sull’eredità Agnelli e sulla presunta falsità della residenza svizzera di Marella”. Durante le perquisizioni dello scorso febbraio, infatti, sulla scrivania della donna sarebbe stato trovato un documento di quattro pagine che portava il titolo di Una vita di spostamenti, “nel quale – scrive Boffano – la segretaria annotava, anno per anno, i soggiorni all’estero della vedova Agnelli con una precisione che ricalca l’analoga ricostruzione fatta da un investigatore privato elvetico e depositata nella causa civile di Margherita Agnelli, contro i figli Elkann per l’eredità della madre. Entrambe – sottolinea il giornalista – sanciscono che, quantomeno dal 2010, Marella non aveva i requisiti per essere residente in Svizzera”. La Montaldo, però, durante il suo servizio in casa Agnelli, avrebbe avuto anche altre mansioni: “Teneva i rapporti con il personale part-time e con l’incaricato di uno studio di commercialisti torinesi che a Lauenen, vicino Gstaad, avevano il compito di gestire la vita nel villino svizzero di Marella […] anche durante le lunghissime assenza della proprietaria”. Inoltre, è stata riscontrata anche una “numerosa corrispondenza tra Montaldo e un avvocato d’affari svizzero in merito al testamento di Marella Caracciolo del 2011 e delle due aggiunte (del 2012 e del 2014) che indicano come suoi eredi gli Elkann”. Ciò che ha interessato di più gli inquirenti tra i documenti trovati nell’ufficio della donna, però, sono alcuni messaggi WhatsApp in cui, rivela ancora Boffano, “hanno trovato traccie delle ‘singolari’ modalità di retribuzione della segretaria: formalmente assunta e pagata […] dallo studio di Ferrero (commercialista della famiglia e presidente della Juve, ndr), ma compensata anche con un ‘fuori busta’ mensile da John che continua ad avvalersi delle sue prestazioni”.

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