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19 maggio 2025

Ma cosa c’entra Benetton col risiko bancario? Non solo UniCredit, Mediobanca, Mps e Banco Bpm tra chi guadagna con le scalate (o annunciate tali). Da Orcel a Nagel, da Del Vecchio a Caltagirone…

  • di Matteo Suanno Matteo Suanno

19 maggio 2025

Banche, assicurazioni, manager, imprenditori (tra cui Benetton). Persino il ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef). Ad aver guadagnato dal risiko bancario, finora, sono in tanti. D’altronde, i numeri dei conti trimestrali comunicati da principali gruppi bancari italiani parlano chiaro: utili in crescita, da gennaio a marzo, secondo molti il “miglior trimestre della storia” dei rispettivi istituti. Basti pensare che, dando un occhio ai dati, i dieci principali player del mercato finanziario italiano hanno visto le loro partecipazioni in meno di quattro mesi accrescere il valore complessivo di 5,3 miliardi di euro
Ma cosa c’entra Benetton col risiko bancario? Non solo UniCredit, Mediobanca, Mps e Banco Bpm tra chi guadagna con le scalate (o annunciate tali). Da Orcel a Nagel, da Del Vecchio a Caltagirone…

È possibile stilare una classifica? Sì. E a vertice di questo campionato della speculazione c’è Delfin, la holding finanziaria che rappresenta la cassaforte della famiglia Del Vecchio, patron di EssilorLuxottica. A gonfiare le tasche di Delfin ci hanno pensato le numerose e pesanti partecipazioni nei maggiori istituti bancari: il 9,7 per cento in Monte dei Paschi (Mps), il 10 per cento in Generali, il 19,8 per cento in Mediobanca. Tre tra gli attori principali di questo grande gioco del credito. .“In quattro mesi Delfin, senza muovere un’azione, ha visto un incremento del valore del proprio portafoglio di 1,916 miliardi di euro, grazie agli aumenti di valore di tutte le sue partecipazioni: Mps (151,8 milioni), Generali (843,9) e Mediobanca (965,8)”, scrive il Corriere della Sera. Insieme a Delfin c’è anche l’imprenditore romano Francesco Gaetano Caltagirone, secondo molti l’anello di congiunzione tra il governo di Giorgia Meloni e Mps. Anche Caltagirone non ha perso occasione per incrementare le proprie posizioni: a marzo ha aumentato la partecipazione in Generali, passando dal 6,9 per cento all’8, mentre ad aprile è salito in Mps, raddoppiando quasi la propria quota dal 5 al 9,9 per cento. Al terzo posto – continua il Corriere della Sera – c’è Alberto Nagel. Ma mentre i primi due sono esposti in prima persona Nagel è dal 2007 amministratore delegato di Mediobanca, prima azionista di Generali con il 13,2 per cento. Il Leone di Trieste è il grande obiettivo di molti investitori e il suo valore da quel 24 gennaio a venerdì scorso, 16 maggio, è aumentato in Borsa da 45,8 a 53,9 miliardi di euro. Ovvio che il primo azionista ne benefici".

Risiko banche italiane

C’è poi Andrea Orcel, che già a novembre aveva annunciato l’offerta pubblica di scambio su Banco Bpm, allargando la “caccia” di Unicredit anche alla tedesca Commerzabank e, in ultimo, a Generali, che secondo il Corriere avrebe fruttato 534 milioni di potenziale plusvalenza. Più defilato dalle cronache bancarie c’è anche Edizione, la finanziaria guidata da Alessandro Benetton che possiede il 2,2 per cento di Mediobanca e ha visto incrementare il valore dell’investimento per 108 milioni. Il, 4,8 per cento in Generali è invece aumentato di 394 milioni di euro. “Fa piacere a tutti – conclude il Corriere – vedere che anche l’11,73 per cento che il Mef conserva del capitale di Mps si è rivalutato di una cifra importante: 182 milioni in meno di quattro mesi. Parimenti va ri- cordato che il Mef investì molti denari nell’aumento di capitale da 2,5 miliardi del 2022, tutti rientrati con gli interessi visto che l’azione andò in aumento a 2 euro contro gli otto di oggi, ma in precedenza furono moltissimi i denari pubblici finiti in fumo nei precedenti tentativi di salvataggio”. Oltre cento milioni, infine, sono stati incassati in neanche quattro mesi anche dalla famiglia Doris – che guida Banca Mediolanum – e Carlo Cimbri di Unipol.

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