Per Emmanuel Macron non sembrano esistere alternative: l'Europa deve riarmarsi per smarcarsi una volta per tutte dall'ombrello militare degli Stati Uniti, mettere in piedi un esercito continentale da usare in caso di necessità e sostenere l'invio di truppe di pace in Ucraina per congelare il conflitto tra Kiev e Mosca. Tutto molto epico e napoleonico, se non ci fossero diversi problemi da considerare. Il primo: acquistare più armi vuol dire fare debito (ReArm Europe vale 800 miliardi di euro) che qualcuno, prima o poi, dovrà pagare. E considerando i conti di una discreta parte dei membri dell'Unione europea – Italia ovviamente compresa - questo significa un bagno di sangue. Il secondo: gli occidentali non sanno più combattere. Tanti secoli fa erano dei guerrieri ma oggi il loro dna è stato settato e adattato al modello consumistico del consuma-crepa-muori. Le loro memorie storiche? Azzerate. Il risultato è che nessun giovane europeo avrebbe mai voglia di imbracciare un fucile per finire in qualche trincea in mezzo a corpi putrefatti, sangue e fango. Lasciando perdere aspetti operativi sul chi comanderebbe un fantomatico esercito europeo, arriviamo proprio all'aspetto valoriale: quali sono adesso i valori dell'Europa? Grande è la confusione sotto il cielo, avrebbe detto Mao Zedong, uno che liberale non lo è mai stato. Già, perché Macron – insieme al primo ministro britannico Keir Starmer - ha sì intenzione di potenziare militarmente l'Europa per difendere il continente da Vladimir Putin e di tutelare l'incolumità di Kiev dalle mire del Cremlino. Il fatto è che, da solo, non può farlo. La verità è che senza l'apporto degli Usa le forze militari europee valgono poco o nulla. La soluzione? Bussare alla porta della Turchia e rivolgersi a un sosia politico di Putin: Recep Tayyip Erdogan.


Arriviamo così al clamoroso cortocircuito europeo. L'Ue che critica Putin, i suoi metodi illiberali, il suo piglio anti democratico, la ferocia che mostra contro gli oppositori e via dicendo, l'Ue che demonizza tutto questo che cosa fa? Ha la splendida idea di affidarsi a Erdogan. Uno che, indipendentemente da come la si pensi, adotta un modus operandi distante anni luce da quello sbandierato dai leader europei e non troppo dissimile a quello del capo del Cremlino. Cosa ha fatto Macron? Il presidente francese ha accolto i vertici militari dei paesi dell'Ue e della Nato, tra cui Gran Bretagna e Turchia, per esaminare le garanzie di sicurezza per l'Ucraina. Turchia, e dunque Erdogan: bingo per il Sultano, in passato bistrattato da Bruxelles e adesso grande vincitore della politica europea. Già, perché la Turchia può contare sul secondo esercito più grande dell'Alleanza atlantica dopo quello degli Stati Uniti e su una costa sul Mar Nero, ovvero nella zona calda del conflitto russo-ucraino. In un simile scenario, e sfruttando la debolezza dei Macron di turno, Ankara sta così cercando di svolgere un ruolo chiave nella sicurezza dell'Europa dopo l'allontanamento di Washington dalla regione. Il ministero turco della Difesa è stato chiaro: la Turchia, “se necessario”, è pronta a schierare le truppe in Ucraina. Ufficialmente per garantire “pace e stabilità” nel continente. Ufficiosamente per trasformare Ankara in una potenza regionale (dalle ambizioni globali) e inserirla nelle dinamiche europee...

La Turchia di Erdogan ha aumentato la propria presenza in Medio Oriente e in Africa a colpi di investimenti e soft power. Ha apertamente mostrato i muscoli in Medio Oriente, dove la caduta del governo di Assad in Siria ha accresciuto la sua influenza. Adesso, imbeccata da Macron e Ursula von der Leyen sta anche silenziosamente diventando uno stakeholder chiave nel mantenimento della sicurezza europea. E pensare che nel 2019 lo stesso Macron attaccava a testa bassa la Turchia accusandola di “lavorare con gli alleati dell’Isis”. Ora che Erdogan fa comodo in chiave anti Putin, poco importa che il Sultano sia un “autocrate” proprio come il leader russo (e che i due, altro aspetto non irrilevante, siano abbastanza amici): l'Europa guardiana del mondo libero ha bisogno dei militari turchi. Peccato che Erdogan abbia appena fatto arrestare per corruzione il sindaco di Istanbul, Ekrem Imamoglu, suo principale rivale politico, e oltre 300 manifestanti: una mossa che avrebbe dovuto spingere Bruxelles a prendere le distanze dalla Turchia, a condannarla, a criticarla. E invece... E invece ci ritroviamo con un'Europa sempre meno credibile costretta a chiedere aiuto alla Turchia: un Paese che fino a pochi anni fa aveva sempre osteggiato, criticato, visto con sospetto, considerato illiberale. Altro che Ventotene: game over.

